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Livio Treppo alla recepition del suo albergo

Livio Treppo alla recepition del suo albergo

"Hotel Carnia", il rifugio di Sollecito. Le parole dell'albergatore

Il racconto del titolare dell'albergo di Venzone, Livio Treppo, che ha ospitato la scorsa notte per poche ore Raffaele Sollecito condannato proprio ieri sera dalla Corte di Assise d'Appello di Firenze a 25 anni per l'assassinio della studentessa Meredith Kercher

"Una notte particolare, di quelle che succedono raramente nella vita." Così inizia il racconto di Livio Treppo, proprietario dell'albergo Hotel Carnia, alle porte di Carnia, frazione di Venzone. Rifugio" dove Raffaele Sollecito, accompagnato dalla sua amica trevigiana, ha chiesto una camera per passare la burrascosa nottata.

"Imperversava una tempesta di neve, mancava l'energia elettrica e io e il mio portiere, con torce in mano, eravamo all'opera all'esterno del mio hotel per tentare di ripristinare la corrente e sistemare alcune cose. Ad un certo punto è arrivata una macchina, una Mini Cooper, ed è scesa una coppia di giovani. Avevano due trolley. La ragazza mi ha chiesto subito una camera e non appena il mio portiere le ha consegnato la chiave, ritirando i loro passaporti, si sono recati in stanza a riposare e a scaldarsi. Subito dopo, io e il mio dipendente, siamo tornati all'esterno per finire il lavoro iniziato precedentemente.

Solo dopo un'oretta circa il mio portiere ha registrato i due avventori e ha fatto caso a quel nome così noto. Abbiamo quindi registrato i dati, trasmettendoli con il registro telematico (quello era funzionante, ndr), dopodiché abbiamo aspettato l'arrivo delle forze dell'ordine.
Ripeto, noi eravamo isolati. Non funzionava il televisore e non sapevamo nulla riguardo alla sentenza di ieri notte di Firenze.

La Polizia, giunta poi sul posto, con molta discrezione ha svegliato Raffaele Sollecito e la compagna. Quindi i due giovani hanno pagato il conto e la Squadra mobile li hanno accompagnati in Questura a Udine. Erano molto intimoriti, spaventati. Solo allora io e il mio portiere lo abbiamo visto finalmente in volto e lo abbiamo riconosciuto. Al suo arrivo, probabilmente anche per proteggersi dal freddo, si era infatti presentato indossando  una cuffietta in testa di colore beige. Portava gli occhiali e aveva il bavero alzato."

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