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Giustizia: uffici vuoti e contratti fermi, domani stop in procure e tribunali

In Friuli Venezia Giulia, per effetto dei pensionamenti, il deficit medio degli organici salirà al 50%

La Giustizia è in ginocchio. Le lavoratrici e i lavoratori dell’amministrazione giudiziaria sciopereranno domani, venerdì 28 giugno, contro lo stato di degrado e in difesa dei loro diritti e per la qualità del servizio pubblico, che rischia la paralisi.

I numeri

Oltre alle 9.000 carenze d’organico attuali, negli anni dal 2019 al 2021 andranno in pensione più di 10.000 dipendenti, di cui più di 7.000 nel 2019. Un esodo che si va ad abbatte su una situazione già pesantissima. Anche in Friuli Venezia Giulia. Guardando la situazione settore per settore, negli uffici giudicanti (tribunali e giudici di pace) manca mediamente il 18% del personale, con punte del 25% tra i cancellieri e addirittura del 50% tra i funzionari. Ancora più pesanti i vuoti nelle procure, dove il deficit medio è del 26%, per salire al 33% tra i cancellieri e al 43% tra i funzionari. Numeri non nostri, ma confermati nella relazione di apertura dell’anno giudiziario.
La giustizia non si amministra solo con i magistrati, i cui organici in linea con le previsioni, ma anche con il personale degli uffici, che al termine del triennio 2019-2021 dovrà fare i conti con un vuoto di organico del 50%. Chi resterà in servizio, in sostanza, dovrà lavorare per due o per tre, senza aere nulla in cambio: nessuna progressione economica, nessun incremento del salario accessorio e nessuna progressione giuridica, perché gli accordi sottoscritti con il Ministro nel 2017 non sono stati rispettati.

In attesa da 9 anni

Quasi tutti i dipendenti giudiziari svolgono mansioni superiori senza avere nessun riconoscimento economico e rispondendo disciplinarmente per gli eventuali disservizi. Il più il contratto nazionale è scaduto a dicembre 2018, dopo un mancato rinnovo che è durato ben 9 anni, e non si vedono all’orizzonte risorse per il rinnovo dei contratti pubblici. Il migliaio di assunzioni a livello nazionale dell’ultimo concorso, in questo quadro, sono solo una goccia nel mare. Né si può pretendere di far funzionare gli uffici continuando a far ricorso ai lavoratori precari.
Ecco perché i lavoratori della Giustizia incroceranno le braccia, per chiedere risorse, assunzioni e percorsi di riqualificazione del personale in servizio. Richieste che qui in regione rilanceremo anche con un presidio pubblico, in programma dalle 10 alle 11 di domani  all’entrata del palazzo di Giustizia di Trieste, in Foro Ulpiano.

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