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Emergenza profughi: la situazione a Udine e le richieste di Honsell ai parlamentari

Questa mattina il sindaco Honsell e l'assessore Nonino hanno incontrato i parlamentari del Friuli Venezia Giulia per discutere delle numerose problematiche legate ai richiedenti asilo da portare in discussione a Roma. Vi proponiamo il testo integrale consegnato agli onorevoli con le urgenze invocate del primo cittadino udinese

Questa mattina il sindaco di Udine, Furio Honsell, assieme all' assessore ai Diritti di Cittadinanza, Antonella Nonino, ha incontrato i parlamentari del Friuli Venezia Giulia per discutere dell'emergenza profughi, della loro permanenza in regione e dei temi da portare in commissione o in Parlamento a Roma.

Istituire una commissione a livello parlamentare e di governo specificatamente sui flussi di richiedenti asilo in arrivo via terra attraverso i confini con Austria e Slovenia, rivisitare le modalità di applicazione del protocollo di Dublino a livello di rapporti bilaterali con gli altri Paesi dell’Unione Europea, ampliare il numero delle commissioni a Gorizia (o istituirne una a Udine) per vagliare le pratiche dei richiedenti asilo via terra, allargare proporzionalmente anche ad altri Comuni della provincia la gestione dell’accoglienza. Sono queste le richieste principali sul tema dei richiedenti asilo avanzate dal Comune di Udine ai parlamentari regionali nel corso di un incontro avvenuto oggi 29 settembre a palazzo D’Aronco.

Hanno risposto all’invito del Comune i deputati Paolo Coppola (Pd), Gianna Malisani (Pd), Giorgio Brandolin (Pd),  Gian Luigi Gigli (Per l’Italia), Aris Prodani (Movimento 5 Stelle) e i senatori Carlo Pegorer (Pd), Laura Fasiolo (Pd) e Lorenzo Battista (ex Movimento 5 Stelle ora gruppo Misto). Erano inoltre presenti l’assessore regionale all’Immigrazione, Gianni Torrenti, e diversi consiglieri comunali, tra i quali i capigruppo di maggioranza Pierenrico Scalettaris (Pd), Enrico D’Este (Innovare) e Andrea Sandra (Sel) e i rappresentanti di opposizione Adriano Ioan (Identità civica), Enrico Berti (Pdl), Maurizio Vuerli(Pdl) e Mario Pittoni (Lega Nord).

Come ho già avuto modo di sottolineare più volte – spiega il sindaco di Udine, Furio Honsell – è urgente che la questione dei richiedenti asilo venga posta a livello nazionale ed europeo. Non si può continuare a scaricare la gestione di queste emergenze sugli enti locali, occorre mettere mano al più presto alla normativa per definire una filiera che permetta di affrontare il problema. Anche perché – conclude – sono proprio gli enti locali a dover gestire la situazione nel periodo di interregno tra quando la richiesta di asilo viene presentata e accettata e il momento in cui il permesso di soggiorno viene effettivamente consegnato consentendo al richiedente di rendersi utile”. Questa l'invito del primo cittadino agli onorevoli:

Onorevoli,
la problematica dei richiedenti asilo, presenti sul territorio comunale di Udine e di altri comuni della nostra regione sedi di Questura, che giungono nel nostro Paese via terra attraversando la frontiera Italia-Austria e Italia-Slovenia, non può essere affrontata razionalmente e dignitosamente se non si modificano sia a livello legislativo, sia governativo le procedure oggi seguite nella sua gestione.
 
Nell’ultimo anno sono state numerose centinaia le persone, per la quasi totalità giovani maschi adulti provenienti da Afghanistan, Medio Oriente e Africa Orientale, che hanno formalizzato la loro richiesta di asilo politico presso la Questura di Udine e che, successivamente, sono rimaste sul territorio di Udine in attesa che la pratica venisse processata dalla Commissione di Gorizia1. La maggior parte di queste persone sono richiedenti asilo che rientrano nel protocollo dell’UE cosiddetto di Dublino, ovvero che hanno già formalizzato il loro ingresso e la loro richiesta di asilo presso altri Paesi dell’UE, e che in molti casi è già stata rifiutata. Nelle ultime settimane gli arrivi sono di decine al giorno. 

La difficoltà nel gestire questi richiedenti asilo deriva dal fatto che molti sono indigenti e quindi non hanno i mezzi di sostentamento per affrontare i tempi di attesa per il rilascio definitivo dei documenti da parte della Commissione di Gorizia. E questo sia qualora la loro richiesta venga accolta, sia, in caso contrario, l’attesa per il rimpatrio.

Queste persone pertanto rimangono sospese in un limbo, in attesa di eventi, sul territorio sede della Questura presso la quale hanno formalizzato il loro status di richiedente asilo. Pur potendosi muovere sul territorio nazionale non possono però lavorare.

Esistono i programmi SPRAR e AURA, finanziati dal Ministero degli Interni attraverso opportune convenzioni siglate dal Ministero e dalle Prefetture con Comuni e associazioni umanitarie per fornire vitto e alloggio ad alcuni di questi richiedenti asilo presso alberghi, appartamenti, agriturismo e centri di accoglienza, che sono gestiti da privati, associazioni umanitarie e organizzazioni quali CARITAS, ecc.

Questi programmi, però, non sono affatto raccordati alle attività della Commissione di Gorizia. I posti sono insufficienti rispetto agli arrivi e la durata delle convenzioni della Prefettura è completamente slegata ai tempi delle pratiche giuridiche. Le persone inserite in questi programmi non hanno la possibilità di lavorare, e nella maggior parte dei casi nemmeno di svolgere attività di preparazione al lavoro. Spesso il servizio di accoglienza si interrompe per esaurimento delle risorse o scadenza della convenzioni.
Non è chiaro, poi, cosa debba succedere se viene negato l’asilo politico dalla Commissione di Gorizia, nel periodo di attesa per la discussione del ricorso. Cosa infine accada se anche il ricorso viene respinto è assolutamente incerto.
A livello governativo prevale l’improvvisazione nella gestione delle emergenze e vi è l’assenza di qualunque raccordo tra i Comuni e la Commissione di Gorizia.

Ad accrescere le criticità nella gestione della problematica, oltre all’incertezza dei tempi della Commissione di Gorizia, si aggiunge la mancanza di omogeneità di trattamento dei richiedenti asilo giunti in Italia via terra rispetto a quelli provenienti via mare inseriti nei programmi Mare Nostrum. Vi è pertanto un profondo disagio tra operatori pubblici e privati e richiedenti asilo che dà spazio ad opportunismi giuridici e gestionali (le strutture si trovano nella condizione di poter effettuare una scelta tra i sistemi di accoglienza, perché il rimborso spese varia in modo considerevole), nonché a strumentalizzazioni politiche che sono ogni giorno più rischiose sul piano dell’ordine pubblico.

Sia chiaro, infatti, che nell’attesa che si liberino posti nei programmi SPRAR o AURA, oppure quando tali programmi si interrompono, i richiedenti asilo indigenti vagano disorientati e senza fissa dimora sul territorio comunale.  I cittadini non capiscono e i media non approfondiscono. Alcuni di questi continuano a parlare ai cittadini di “clandestini”, quando invece i richiedenti asilo sono tali per diritto sancito dalla Costituzione e quindi non sono “clandestini”. È quindi evidente che questo modo di operare per gestire il flusso di richiedenti asilo via terra, che giungono in Italia soprattutto attraverso la frontiera di Tarvisio, è ormai assolutamente inadeguato e rischia di andare fuori controllo.

In qualità di  Sindaco di Udine, città il cui Municipio è stato occupato dieci giorni fa da una quarantina di richiedenti asilo afghani, che esibendo i documenti rilasciati loro dalla Questura di Udine, imploravano e al tempo stesso pretendevano alloggio, in analogia ai rifugiati Mare Nostrum, nell’attesa indeterminata che la Commissione di Gorizia  processasse le loro pratiche di richiesta di asilo, chiedo che

gli enti locali come il Comune di Udine non vengano abbandonati a gestire questi passaggi di una procedura di carattere assolutamente sovracomunale, ma nazionale se non addirittura internazionale, sulla quale non si ha alcun controllo;

sia istituita una commissione a livello parlamentare e di Governo per mettere a fuoco le problematiche specifiche del flusso di richiedenti asilo che arriva via terra attraverso il confine Italia-Austria di Tarvisio e Italia-Slovenia. Flusso proveniente da altri Paesi dell’UE e che si scarica su città come Udine, sede di Questure. Queste problematiche sono molto diverse da quelle dei richiedenti asilo che giungono dopo inenarrabili peripezie, a rischio della loro stessa vita, via mare dal Nord Africa. Tutti i richiedenti asilo devono però essere trattati in modo uguale una volta giunti in Italia;

siano riviste a livello di rapporti bilaterali con gli altri Paesi dell’UE le modalità di applicazione del protocollo di Dublino. Risulta che molti dei richiedenti asilo che giungono attraverso la frontiera di Tarvisio abbiano già ricevuto un diniego presso altri Paesi della UE, oppure che siano addirittura accompagnati alla nostra frontiera senza essere fotosegnalati in Austria o altri Paesi UE, affinché non rimangano ancorati, proprio in base al protocollo di Dublino, a quei Paesi e quindi rientrino tra i richiedenti asilo di cui tali Paesi dovrebbero farsi carico.

siano moltiplicate le commissioni a Gorizia, oppure ne venga istituita una a Udine, per vagliare le pratiche dei richiedenti asilo via terra, affinché non debbano attendere in completa incertezza, a volte anche 18 mesi, per sapere che ne sarà di loro. Queste commissioni poi non dovrebbero ripartire da zero nel trattare le pratiche di coloro ai quali è già stato negato lo status di rifugiato in un altro Paese europeo. Se l’Italia non sta più attenta rischia di accogliere persone che sono già state dichiarate indesiderate in altri Paesi europei. I ricorsi poi dovrebbero avere tempi molto veloci;

sia assicurato che le modalità di accoglienza siano uguali per tutti e che sia possibile impiegare queste persone in qualche attività sia per la loro dignità, sia per non renderli oggetto del disprezzo da parte degli altri cittadini che oggi li percepiscono come privilegiati. Si potrebbero organizzare brevi corsi di formazione per poi poter impiegare queste persone in qualche attività socialmente utile alle nostre comunità.

esattamente come per l’emergenza dei richiedenti asilo provenienti via mare dal Nord Africa, per i contingenti dei richiedenti asilo via terra provenienti da Tarvisio non venga fatto carico al solo Comune di Udine di assicurare loro un’accoglienza, ma la loro gestione venga ufficialmente e proporzionalmente gestita anche da altri comuni.

vi sia pertanto la promozione di un sistema di accoglienza diffuso, stabilendo premialità per gli Enti locali disponibili, in sintonia con quanto già previsto dal recente D. Lgs. 119 del 22 agosto 2014 per i Comuni del Sud.

Al fine di inquadrare più approfonditamente le problematiche alleghiamo anche le seguenti informazioni.

Comune di Udine: accoglienze e progetti

L’esperienza del Comune di Udine, dal punto di vista dell’accoglienza, è sempre stata particolarmente propositiva. Per capire gli orientamenti storicamente seguiti dalle Amministrazioni che si sono succedute alla guida del Comune di Udine è necessario sottolineare 3 momenti salienti dell’attività del Comune di Udine in tema di accoglienza:
nel 1991 nasce a Udine uno dei primi Centri Servizi Stranieri d’Italia: una collaborazione tra Ente Locale e Associazioni del terzo settore che ha portato sempre proposte;
il Comune di Udine è stato tra i primi promotori e sperimentatori a livello nazionale dei benefici derivanti dall’impiego di mediatori culturali in campo sanitario;
nella complessa parentesi legata alla guerra dei Balcani l’Amministrazione sperimentò quanto, quasi vent’anni fa, le politiche di accoglienza basate sull’emergenza e sull’assembramento di persone, senza progettualità, non portassero nessun elemento positivo. Da quegli anni, grazie ai soggetti del terzo settore, si cominciò ad accogliere in altro modo, consentendo reali inserimenti. Si pensava a cosa fare con le persone oltre che al dove accoglierle.

Tali esperienze consentirono la maturazione di percorsi fino all’apertura di uno SPRAR presso il Comune di Udine. Mentre Udine, al pari di molte altre amministrazioni, maturava questa consapevolezza di possibilità di riuscita di accoglienze diffuse, dall’altra si assisteva al progressivo deterioramento della capacità di programmazione governativa, passando negli ultimi 8 anni da un’emergenza all'altra.
8 anni di emergenze sbarchi, emergenza Nord Africa, emergenza richiedenti asilo sono, semplicemente, 8 anni di assenza di programmazione e di governo di un fenomeno altamente consolidato, suscettibile di ovvi peggioramenti a seguito dell’aumento della conflittualità internazionale.

Situazione attuale:

L’intensificarsi delle emergenze ha portato alla nascita di diversi sistemi di accoglienza, tutti facenti capo ai Comuni. Per fare un esempio il Comune di Udine, in questo momento ha ben 5 progetti attivi per la stessa tipologia di utenza. Nel dettaglio:

-52 posti adulti, 10 posti minori nell’ambito del progetto SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati). È il sistema di accoglienza stabilito dal Servizio Centrale, che prevede accoglienza, accompagnamento legale e sanitario, formazione, ricerca di occupazione, attività di inclusione sociale. Il costo pro-capite/pro-die, attualmente, è pari a 27,50 Euro, cui vanno ad aggiungersi eventuali valorizzazioni da parte degli Enti Locali coinvolti;

-accoglienza minori stranieri non accompagnati, accolti presso strutture convenzionate (per Udine principalmente la Fondazione Casa Immacolata) al costo di 80,00 Euro pro-capite/pro-die con la sicurezza di accoglienza, soddisfacimento esigenze primarie, scolarizzazione, formazione;

-A.U.R.A. (Accoglienza Udine Richiedenti Asilo), 80 posti. Progetto cominciato a settembre 2013 in collaborazione con Prefettura e soggetti del terzo settore (Caritas, Centro Balducci, Centro Solidarietà Giovani, Nuovi Cittadini onlus, Fondazione Casa Immacolata, Vicini di Casa onlus) per stabilire misure di accoglienza, come previste dalla norma, per i richiedenti asilo politico, che avevano formalizzato presso la Questura di Udine dopo l’ingresso in Italia spesso a seguito di allontanamento da altro Paese Europeo. Tutti per lo più casi Dublino In assenza di posti SPRAR a livello nazionale, si è proceduto all’accoglienza al costo di 29,50 Euro pro-capite/pro.die (fondi ministeriali);

-MARE NOSTRUM, trasferimenti dal sud Italia di richiedenti asilo politico provenienti dal Nord Africa. Raccordo è tra Prefettura e soggetti del terzo settore al costo giornaliero di 32,50 Euro pro-capite/pro-die;

-MARE NOSTRUM Minori: trasferimento straordinario di 25 minori non accompagnati dal Comune di Augusta alla Fondazione Casa Immacolata al costo di 45,00 Euro pro-capite/pro-die. In questo caso comprendendo sempre azioni fondamentali di inclusione per i minori ospitati.

Si sono sottolineati gli importi per rimarcare come questi 5 progetti diversi, nonostante abbiano di fatto la stessa utenza, prevedano differenziazioni estremamente importanti, che spesso ricadono su stesse strutture, chiamate a dover re-indirizzare la propria attività per evitare inutili e dannose disparità di trattamento. Si sottolinea che gli importi non vengono mai consegnati ai richiedenti asilo bensì alle organizzazioni o ai privati che gli accolgono.

AURA

Il progetto AURA, dedicato all’emergenza degli ingressi via terra che coinvolgono tutti i Comuni capoluogo di Provincia della nostra Regione, in particolar modo, ha esaurito tutte le capacità di accoglienza del Comune di Udine. A settembre 2013 erano 20 i posti che progressivamente sono aumentati fino ad 80. In tale occasione il Comune si mise a disposizione della Prefettura per organizzare un sistema territoriale. Nei mesi, grazie anche all’ampliamento posti SPRAR di inizio 2014, abbiamo accolto un totale di circa 300 persone. Nel corso dei mesi gli ingressi sono aumentati, la possibilità di assorbimento in SPRAR si è progressivamente fermata, lasciando sempre più persone sul territorio comunale prive di accoglienza. Rispetto all’operazione MARE NOSTRUM, in questo momento dal confine nord – est assistiamo ad una migrazione di ritorno da altro Paese Europeo. Questo comporta diverse peculiarità, particolarmente complesse  da gestire.

Prima fra tutte si tratta di una migrazione di ritorno, dopo anni di clandestinità in altro Paese europeo, a volte in centri di detenzione (è il caso dei passaggi in Grecia), in ogni caso in percorsi complessi ai margini della società, in una logica di ricerca di accoglienze pur di evitare il rimpatrio in condizioni di guerra come per i cittadini afghani. Una volta entrati in Italia, formalizzano la richiesta di asilo politico attendono i tempi della Commissione di Gorizia che ha competenza sulle domande presentate nelle regioni Friuli-VeneziaGiulia, Veneto, Trentino Alto Adige. Commissione naturalmente coinvolta anche nelle richieste di Asilo formalizzate dalle cittadine e dai cittadini inviati nelle 3 regioni di competenza a seguito di Mare Nostrum2.

Questo comporta un lungo tempo di permanenza, ancor più per coloro che hanno formalizzato già una richiesta di Asilo Politico in altro Paese europeo, per cui va definito il Paese competente. La norma, inoltre, prevede che in caso di indigenza al richiedente asilo politico debba essere garantita l’accoglienza3. Tale contesto normativo stride pesantemente con le reali possibilità di accoglienza in SPRAR o nei C.A.R.A., poiché non vi sono posti disponibili. A fronte del progressivo esaurimento posti, e dell’incessante arrivo di richiedenti asilo via terra la situazione  è diventata insostenibile in diversi punti del territorio. Oltre alla situazione di Gorizia, dove in via eccezionale si è ricorsi ad una tendopoli, a Udine risultano in questo momento 80 richiedenti asilo che hanno già inoltrato la domanda, e altri 25 in attesa, nei prossimi giorni, dell’appuntamento presso la Questura. Il flusso non diminuisce, non vi sono posti disponibili e la conseguenza è la permanenza in condizioni di abusivismo dei cittadini richiedenti asilo politico.

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