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Rischio discriminazione del personale nelle scuole paritarie: gli atei chiedono l'interruzione dei finanziamenti del Comune

Il circolo Uaar di Udine richiede alle scuole private paritarie convenzionate con il Comune di Udine di formalizzare l'impegno a non discriminare dipendenti sulla base di scelte di vita non coerenti con il catechismo

Le scuole paritarie nel comune di Udine sono più di 30, dalle scuole per l'infanzia agli istituti superiori e, non è un mistero, dall'insediamento della giunta Fontanini tutte hanno goduto di un aumento di finanziamenti da parte dell'amministrazione udinese. A far riflettere sulla coerenza tra finanziamenti pubblici con criteri professionali adottati in seno agli stessi istituti, che seguono precetti cattolici, è una comunicazione del circolo Uaar di Udine, l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, uno dei primi d'Italia. 

I finanziamenti alle scuole paritarie

Il primo esempio risale al 2019 quando l'allora assessora Elisa Asia Battaglia lavorò al progetto assieme al delegato alla famiglia Giovanni Govetto: i contributi per le scuole materne paritarie del Comune di Udine (14 in totale) aumentarono di 20mila euro per il primo anno e 40mila per quelli a seguire. Alla scadenza della convenzione, il Comune ha poi garantito un finanziamento complessivo di un milione e 170mila euro in tre anni ai 14 istituti paritari beneficiari. A maggio 2020, durante una Commissione cultura e istruzione, tra le proposte avanzate sempre dal consigliere Govetto, insegnante all'Istituto salesiano Bearzi di Udine, anche quella che le scuole paritarie potessero accedere ai contributi stanziati dal Comune per l’acquisto di strumenti compensativi a favore delle scuole. «Ritengo che questa delibera sia un primo è significativo segnale: l’introduzione delle scuole paritarie tra i soggetti beneficiari dei contributi rappresenta una novità rispetto al passato. È importante perché riafferma come il servizio fornito da questi istituti sia realmente parificato al servizio offerto dalle altre scuole: un servizio che l’amministrazione intende difendere e tutelare a 360 gradi. A partire dal tutela degli studenti con maggiore fragilità», dichiarò al tempo Govetto. Nel 2021 anche la Regione Fvg ha deciso di dare il suo contributo, con uno stanziamento di 2 milioni e 500 mila euro per l'adeguamento sismico ed energetico delle scuole paritarie dell'intero Friuli Venezia Giulia.

La posizione dello Uaar

«È passato un mese dall’Istruzione della Congregazione per l'Educazione Cattolica che mette nero su bianco, qualora qualcuno ne dubitasse, che le scuole cattoliche hanno la facoltà – e il dovere! – di sanzionare fino al licenziamento i dipendenti che nella loro vita privata non si attengono alla dottrina della Chiesa. Così come tanti circoli d’Italia, abbiamo inviato una lettera al sindaco Pietro Fontanini e al presidente del Consiglio Comunale, chiedendo che venga richiesto alle scuole private paritarie convenzionate con il Comune di Udine di formalizzare l'impegno a non discriminare dipendenti sulla base di scelte di vita non coerenti con il catechismo ma pienamente libere e legittime in una democrazia liberale, come ad esempio convivere felicemente con una persona dello stesso sesso, sostenere l'accesso all'aborto e alla contraccezione o esercitare il diritto all'apostasia formale», ci racconta ol coordinatore del circolo Uaar di Udine, Michelangelo Licata. La paura, per gli atei e agnostici udinesi, è che il personale docente e non delle scuole paritarie udinesi possa subire discriminazioni in base ai suoi orientamenti religiosi. «Il Vaticano non può imporre allo Stato italiano di licenziare le persone che non rispettano i precetti cattolici, è fuori da ogni logica. Per questo abbiamo inviato una lettera al sindaco, con alcune richieste», continua Licata. Sostanzialmente, gli atei chiedono che il Comune di Udine preveda un apposito atto a integrazione delle convenzioni stipulate dall’Amministrazione comunale con le scuole paritarie, «con il quale le stesse s’impegnino formalmente a considerare estranee al loro ordinamento le disposizioni derivate dall'Istruzione della Congregazione per l'Educazione Cattolica». E continuano: «Diversamente siamo certi che vorrà garantire il rispetto del supremo principio costituzionale della laicità e interrompere il finanziamento da parte del Comune a scuole private che non escludano l’applicazione delle discriminatorie direttive in oggetto provenienti dallo Stato della Città del Vaticano». 

Le disposizioni della Chiesa

La comunicazione arriva a seguito della pubblicazione, il 29 marzo scorso, dell’Istruzione della Congregazione per l'Educazione Cattolica “L'identità della Scuola Cattolica per una cultura del dialogo”. Il circolo udinese mette in discussione alcuni precetti, tra cui il passaggio che, secondo il coordinatore Licata, rappresentano una discriminazione: “Anzitutto la scelta del personale docente, non docente e di governo. Tenendo conto dei diversi contesti e possibilità, è necessario predisporre criteri chiari di discernimento riguardanti le qualità professionali, l’adesione alla dottrina della Chiesa e la coerenza di vita cristiana dei candidati”. Un altro passaggio dell'Istruzione è ritenuto inadeguato, da Licata: “Si verificano anche casi in cui le leggi statali impongono scelte in contrasto con la libertà religiosa e la stessa identità cattolica di una scuola. Pur nel rispetto dei diversi ambiti, è necessaria una ragionevole azione di difesa dei diritti dei cattolici e delle loro scuole sia attraverso il dialogo con le autorità statali, sia mediante il ricorso ai tribunali competenti”.
«Niente di sorprendente, sia chiaro», precisa Licata, «ma è inaccettabile che tali scuole ricevano cospicui finanziamenti da parte dell’amministrazione comunale, grazie a un’interpretazione fantasiosa e clericale del concetto "senza oneri per lo Stato" stabilito all'art. 33 della Costituzione». Per Licata, ad essere sotto la lente della discriminazione «sarebbero scelte di vita pienamente libere e legittime in una democrazia liberale, come ad esempio convivere consapevolmente con una persona dello stesso sesso, sostenere l'accesso all'aborto e alla contraccezione o esercitare il diritto all'apostasia, che non possono in alcun modo incidere sulla vita lavorativa e professionale delle persone. Tali precetti risulterebbero, infatti, discriminatori laddove imposti da qualsivoglia datore di lavoro pubblico o privato». 

Le richieste

E così il Circolo di Udine ha preso carta e penna e ha chiesto all’amministrazione cittadina, che regola le convenzioni con le scuole paritarie, di voler prevedere un apposito atto a integrazione delle convenzioni stipulate con il quale le stesse s’impegnino formalmente a considerare estranee al loro ordinamento qualsivoglia disposizione discriminatoria nei confronti dei lavoratori. «Tutti ricordiamo le dichiarazioni di Fontanini quando affermò di non essere il sindaco di tutti e che in passato disse che non ci sarebbe stato posto per gli atei. Se dovessimo venire a conoscenza di atti discriminatori, lo Uaar procederà a richiedere, la sospensione del finanziamento da parte del Comune», conclude Licata. 

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