menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Contributi per un impianto mai attivo, truffa da 2,7 milioni alla Regione

Denunciate 7 persone con l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, abuso d'ufficio e turbativa d'asta. Segnalati in 25 alla Corte dei Conti per il danno erariale milionario

Denunciate 7 persone, coinvolte a vario titolo, per i reati di concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato, abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Sono state segnalate, inoltre, alla Procura della Corte dei Conti, 25 persone responsabili di un danno erariale pari ad € 2.700.000,00. La ragione? Un impianto a biomasse in provincia di Udine mai entrato in funzione, nonostante il robusto sostegno di denaro pubblico. 

Il tutto ha avuto origine dalla richiesta di contributi per la costruzione di una centrale a biomasse da parte di un comune friulano. La finalità della richiesta alla Regione Friuli Venezia Giulia era senz’altro meritoria: sarebbe stato un impianto innovativo, in grado di produrre energia termica ed elettrica, utilizzando biomassa reperita sul territorio, pertanto a bassissimo impatto ambientale.

IMPIANTO INATTIVO. La realtà dei fatti – purtroppo - racconta di una vicenda che si è conclusa con esiti diversi. La centrale - la cui realizzazione è stata possibile grazie a circa € 1.700.000,00 di soldi pubblici - non è mai stata pienamente funzionante. Benché i certificati di collaudo attestassero la regolare esecuzione dei lavori sin dalla fine del 2008, infatti, a tutto il 2015 non ha mai prodotto un solo Kw di energia elettrica. I contributi pubblici, invece, sono stati regolarmente ottenuti proprio sulla scorta di quelle certificazioni e in virtù delle attestazioni presentate annualmente alla Regione.

L'INCHIESTA. La Guardia di Finanza di Trieste, coordinata dalla Procura della Repubblica di Udine, ha scoperto non solo che l’impianto era strutturalmente inidoneo al funzionamento ma che è stato necessario sostenere ulteriori ingenti costi per l’integrale sostituzione di diversi componenti essenziali. Una moltitudine di soggetti, sia privati che pubblici, coinvolti a vario titolo nella realizzazione dell’ opera, era perfettamente a conoscenza di tali anomalie, ma tutti hanno taciuto per non incappare nella revoca dei contributi che, inevitabilmente, sarebbe intervenuta qualora la centrale non fosse stata terminata nel rispetto dei tempi.

IL METODO TRUFFALDINO. Sebbene l’impianto non fosse funzionante, i progettisti ed esecutori dei lavori sono stati tutti pagati senza alcuna possibilità per il Comune di rivalersi sulle garanzie fidejussorie, nel frattempo svincolate. Dunque, come risolvere il problema senza farlo sapere a nessuno? È bastato affidare il ripristino della funzionalità a chi ha progettato l’opera e ne ha diretto i lavori senza, però, creargli alcun nocumento economico. La soluzione è stata facile: ammortizzare i costi di rimessa in funzione attraverso i ricavi che sarebbero stati conseguiti dalla gestione ventennale della centrale. Tutto questo, ovviamente, senza ricorrere a procedure di aggiudicazione trasparenti, come previsto dalle norme vigenti.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Covid, in Fvg 267 nuovi contagi e 12 decessi

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

UdineToday è in caricamento