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Commercio di auto di lusso senza Iva: finisce in manette un friulano

La Guardia di Finanza di Treviso ha sgominato un'organizzazione composta da 15 persone che commerciava auto dedita a una truffa ai danni dello Stato. Otto i provvedimenti restrittivi della libertà personale: coinvolto anche un udinese

Otto arresti e beni mobili e immobili per un milione di euro di valore sotto sequestro. È questo l’esito dell’operazione “Checkpoint” portata a termine dalla guardia di finanza di Treviso, con  il supporto della polizia stradale di Vicenza, che ha sgominato un’organizzazione composta da 15 persone di cui otto si trovano agli arresti domiciliari e i restanti sono stati denunciati, dedita al commercio di auto e finalizzata alla truffa ai danni dello Stato e al falso in atto pubblico e in pubblici sigilli.

L'ATTIVITÀ INVESTIGATIVA. Le indagini, durate oltre due anni, si sono rivelate complesse anche a causa del fatto che i componenti dell’associazione a delinquere si servivano di prestanome sia in Italia che all’estero, con l’obiettivo di non pagare l’Iva derivante dall’immatricolazione nazionale dei mezzi. Il gruppo utilizzava bolle doganali alterate e timbri falsi dell’Agenzia delle dogane. Non solo, gli uomini delle Fiamme Gialle hanno scoperto anche l’utilizzo di false autocertificazioni che attestavano l’avvenuto pagamento dei diritti di confine e dell’Iva per un milione e 200mila euro. Secondo le verifiche delle fiamme gialle, sarebbero almeno 130 i veicoli di lusso - tra cui Bmw, Audi, Mercedes e Bentley - che l'organizzazione, che aveva base in Germania, comprava in Svizzera e trasportava a Cremona e a Salerno, per poi rivenderli nel nord Italia tramite una società fittizia intermedia. 

IL METODO. L’attività, cui ha partecipato anche la tenenza di Jesolo (Venezia), ha permesso di chiarire il ruolo di ogni sodale all’interno dell’organizzazione. In funzione del loro apporto, infatti, i componenti percepivano uno specifico compenso. In particolare c’era chi procurava le auto dall’estero facendole immatricolare attraverso fittizie intestazioni a “scatole vuote” riconducibili ad altri membri della banda, tra i quali spicca una famiglia di trevigiani, genitori e due figli, e chi provvedeva a rivenderle sul mercato nazionale evadendo l’imposta sul valore aggiunto. La guardia di finanza ha sequestrato beni per 1,2 milioni di euro, tra cui 288mila euro dai conti correnti. 

L'UDINESE COINVOLTO. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dalla magistratura trevigiana. Le manette sono scattate per una famiglia di Treviso (genitori coetanei di 61 anni e figli di 46 e 39), una donna veronese di 51 anni e un compaesano di 36, un veneziano di 42, un bresciano di 33, un pordenonese di 44, due persone di Cremona - un 65enne e un 47enne - e anche per un udinese di 43. Altre sette persone sono state denunciate.

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