Dietrofront sul trasferimento degli anziani a Grado, "vittime" dello scontro politico

Più di 20 persone avrebbero dovuto essere trasferite all'Ospizio marino di Grado: da qui il botta e risposta tra il sindaco Dario Raugna e il vicegovernatore Riccardo Riccardi

In principio fu Grado sì. Poi fu Grado forse, infine Grado no. Nonostante l’armistizio sia stato ufficialmente “firmato”, tra il sindaco di Grado Dario Raugna e l’assessore regionale alla Sanità Riccardo Riccardi si è consumato uno strappo dagli strascichi pesanti sull'ipotesi di trasferimento, nell’ex Ospizio marino, di larga parte degli anziani che negli scorsi giorni sono stati trovati positivi all’interno della casa di riposo La Primula a Trieste. In questo duello sotto ombrelloni fantasma, infine fanno chiarezza le parole del direttore sanitario della struttura sull’isola del Sole che parla di “valutazioni tecniche demolite dalla comunicazione politica”. Ma andiamo con ordine. 

TriestePrima dà la notizia dei 39 tamponi positivi alla casa di riposo La Primula di via Molino a Vento a Trieste. Fin da subito si attiva l'unità di crisi dell'Azienda Sanitaria e iniziano a circolare le voci di un possibile trasferimento di poco più di 20 anziani a Grado, all'Ospizio marino. Venerdì mattina, poi forse sabato, poi infine il dietrofront della Regione che individua, per gli ospiti positivi, un'altra destinazione. In tutto ciò, sullo sfondo ci sarebbero posizioni politiche e resistenze più o meno ufficiali. 

La scossa elettrica che avrebbe mandato in cortocircuito il rapporto sarebbe da ricondursi all’impianto comunicativo complessivo che solo in una seconda fase è stato reso instabile da comunicati e da note stampa, visto che prima dell’ufficialità, il confronto era andato in scena sulle pagine social dei rispettivi attori in campo, con accesi botta e risposta portati avanti anche da Roberto Marin di Forza Italia. Oggetto della contesa una mail della planimetria della struttura che, secondo il forzista - il post originale parte però dalla pagina di Riccardo Riccardi -, sarebbe la "prova" del caso.   

Il botta e risposta 

Tralasciando il mondo social per un attimo, secondo il sindaco di Grado la comunicazione della Regione sarebbe il prodotto di “un mare di superficialità da parte di chi aveva già comunicato alla stampa che questi pazienti erano in procinto di arrivare. Devo constatare che c’è chi non riesce ad uscire dai vecchi schemi di questa politica nefasta, che vuole come obiettivo non tanto la risoluzione dei problemi, quanto la valorizzazione del proprio potere attraverso il discredito dell'altro”. 

Accuse che il vicegovernatore aveva respinto da subito in una nota inviata nella tarda serata di ieri, 9 aprile, nella quale puntualizzava il fatto che “dopo aver ipotizzato l'Ospizio marino a Grado, ne ho chiesto la disponibilità ai titolari, ricevendo una risposta positiva. Se avessi ricevuto risposte diverse avrei detto all’Azienda di ricercare altre soluzioni, cosa che ho fatto esito positivo”.

La posizione della struttura

È qui che si innesta tuttavia la posizione dell’istituto di riabilitazione “accreditato e convenzionato con l’Azienda Sanitaria” che, attraverso il suo direttore sanitario Massimo Mascolo ha voluto fare chiarezza. “Non abbiamo mai detto di accogliere CoViD-19. Abbiamo dato la nostra disponibilità a farlo avendo tuttavia la necessità di valutare tecnicamente il sistema di sicurezza per poterlo fare” che è certamente diverso dall’annunciarne un trasferimento post-evacuazione.

In questi casi infatti anche il tempo diventa necessario. “Devo condividere un piano di isolamento – prosegue il dottor Mascolo – ho bisogno di chiamare i sindacati, formare il personale e reperire i dispositivi di protezione individuale. Questo alla fine porta al fatto che devo tutelare la salute di tutti, dipendenti e pazienti ricoverati”. La valutazione “tecnica” se poter “eseguire un programma” oppure no quindi sarebbe alla base del “caso” dell’Ospizio marino di Grado. “Questo è ciò che dovrebbe accadere in un paese civile – conclude Mascolo – mentre la comunicazione politica ha impedito qualsivoglia valutazione tecnica sulla possibilità di portare a compimento un’operazione. L’Ospizio marino è stato lì ad ascoltare”. 

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