Introiti dalla prostituzione legalizzata nelle casse del Comune di Udine?

Da diversi giorni il Consorzio Taxi Udine reclamizza sulle portiere della sua flotta una nota casa chiusa che si trova a pochi chilometri dal confine di Tarvisio. Ma quanto guadagna il Comune di Udine da quelle pubblicità? Lo abbiamo chiesto a Cinzia Del Torre, assessora al Bilancio e, tra l'altro, alle Pari opportunità

Le imposte comunali per le pubblicità affisse sulle fiancate di molti taxi bianchi in città portano da sempre un piccolo guadagno anche alle casse di Palazzo d'Aronco. Da qualche giorno però a pagare la tassa di affissione comunale, tramite il Consorzio Radiotaxi di Udine, è indirettamente il Wellcum, un noto bordello austriaco. Tutto legale, sia chiaro. Parafrasando, però, si può dire che ora anche in Italia un ente pubblico guadagna in modo implicito dalla prostituzione, dove questa è regolamentata e permessa.  

Nessuna immagine scandalosa è stata scelta per richiamare l'attenzione dei cittadini lungo le strade di Udine attraverso le portiere dei tassì: solo il semplice primo piano di una signora, molto truccata, intenta nell'atto di mordersi il dito medio. A fianco del viso, su sfondo nero, la scritta "Spa for men in Austria". Che nella struttura da 7mila metri quadrati di Hohenthur, a 10 chilometri da Villach, non ci sia solo sesso a pagamento, è un dato di fatto. Al suo interno, infatti, si offrono numerosi altri servizi. E' soprattutto un centro wellness - ci tengono a precisare i titolari sul sito internet - e, oltre alle prostitute, offre anche spa, ristoranti, bar, cinema erotico e, naturalmente, camere d'albergo. Lo stesso sito, però, si definisce testualmente attraverso il suo Tag-title: "La Casa Chiusa: Bordello di Villach, Austria ️️Wellcum Club".

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Nulla di scabroso o pruriginoso, insomma, ma chi conosce il locale (finito già al centro di numerosi servizi televisivi nazionali) sicuramente, notando le portiere dei tassisti, non fatica a capire di cosa si tratti. Cinzia Del Torre-2Ma qual è l'importo che entra nelle casse comunali? "E' piccolissimo. Stiamo parlando di circa 400 euro che noi incassiamo da un privato che ruota diverse pubblicità durante l'anno all'interno dei suoi spazi commerciali" ci ha confermato Cinzia del Torre, l'assessora competente alla materia. "Il Tariffario comunale varia in base ai metri quadri e al tempo di esposizione, ma l'introito è ridicolo. Io non ho nemmeno visto questa pubblicità, ma i miei funzionari mi hanno garantito che è 'sobria'. Noi - ha sottolineato Del Torre - non abbiamo voce in capitolo sulla pubblicità affissa negli spazi privati, da altri privati. Hanno solo l'obbligo di pagare l'imposta comunale. Diverso il discorso, invece, per quei manifesti affissi negli spazi comunali. In quei casi possiamo valutare e bloccare le pubblicità di cattivo gusto o offensive". 

"Ovvio che io non apprezzo una pubblicità di questo tipo, anche se è tutto legale - ha puntualizzato l'assessora-. Non tanto per il manifesto, che non risulta volgare né contro la morale, ma per il fatto che comunque pubblicizza un'attività che in Italia - fortunatamente - non è lecita, né è rispettosa delle donne. Questo è il dato politico, a livello di bilancio, invece, la cifra non è affatto rilevante".

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