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Tartarughe spiaggiate nella laguna di Marano: le cause

Per Carla Rita Ferrari della struttura oceanographica Daphne l'ipotesi principale è legata all'attività di pesca con reti a strascico

Sono 165 le tartarughe che si sono spiaggiate tra il 3 ottobre e l'11 novembre tra la costa del Friuli Venezia-Giulia (in particolare la Laguna di Marano, 35 individui) e la costa dell'Emilia-Romagna (circa 130 individui). Si ipotizza che il fenomeno non sia concluso.

Lo riporta una nota del sito Arpa Emilia-Romagna firmata da Carla Rita Ferrari, Responsabile Struttura Oceanografica Daphne. Le tartarughe spiaggiate sono state registrate, misurate da parte delle Capitanerie di Porto e delle Ausl delle zone. Il fenomeno nel suo complesso è stato seguito prioritariamente dalla Fondazione Cetacea di Riccione, e la Struttura Oceanografica Daphne ha affiancato la Fondazione. Secondo Ferrari, il fenomeno è da ritenersi anomalo. Su un significativo numero di tartarughe sono state eseguite necroscopie. La moria non è stata causata da fenomeni di inquinamento a seguito di sversamenti di microinquinanti in mare.

Permane l'ipotesi che la causa principale sia legata all'attività di pesca esercitata con reti a strascico sia col metodo a "tartana" che con "volante". La cattura non voluta è da considerarsi in tutti i casi accidentale. A suffragare questa ipotesi sono i referti dell'Istituto Zooprofilattico di Ferrara e dell'Università di Bologna (Medicina veterinaria) che evidenziano negli esemplari esaminati edemi, fratture degli arti, lesioni al collo. L'elevato numero di spiaggiamenti in Emilia-Romagna l'11 e 12 novembre sono da attribuire ai venti di Bora e alla conseguente deriva delle correnti verso la costa occidentale. (ANSA).

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