Flambro abbraccia i suoi granatieri caduti nella battaglia del 1917

La battaglia di Flambro si consumò nella notte fra il 30 e 31 ottobre 1917 e fu fondamentale per rallentare l'avanzata dell'esercito austriaco dopo Caporetto e per riorganizzarsi sul Piave

Il paese di Flambro, vestito a festa con il tricolore lungo le strade e sulle finestre, ha accolto i Granatieri di Sardegna, convenuti dal Friuli e dal Triveneto, in occasione della commemorazione della battaglia che si consumò nella notte tra il 30 e il 31 ottobre 1917 e che fu fondamentale per rallentare l'avanzata dell'esercito austriaco dopo Caporetto, permettendo alla Terza armata di ripiegare senza eccessive perdite e di organizzare la riscossa del Piave.

Oltre 50 le "bandiere colonnelle" dell'Associazione nazionale granatieri che, insieme al gonfalone comunale, alla bandiera dei combattenti e reduci, dei tre gruppi alpini comunali, dell' associazione carabinieri, dell' arma aeronautica, dell'ANPI provinciale e al labaro della protezione civile, hanno fatto da cornice all' altare della chiesa dove don Pietro ha celebrato la messa e rivolto preghiere per i caduti di tutte le guerre. Molti i granatieri in congedo, riconoscibili dall' alta statura e dal colletto rosso con bianchi alamari, accompagnati dalle mogli con foulard pure rossi; non poteva mancare il presidente regionale dell'associazione Renzo Ros. Oltre al presidente del Consiglio provinciale, Fabrizio Pitton e del comandante dei carabinieri, Mirco Comisso,  molto nutrita la presenza di sindaci e amministratori del Medio Friuli.

A fare gli onori di casa il primo cittadino di Talmassons, Piero Mauro Zanin, che ha ricordato quei tragici giorni. "Rotto il fronte -ha detto Zanin- i Granatieri si attestarono nella zona più esposta all' accerchiamento austriaco e resistettero con altri fino al sacrificio". La battaglia avvenne di notte sotto una pioggia battente e in condizioni disperate, il sacrificio del comandante del secondo reggimento Granatieri, colonnello Emidio Spinucci, e dei suoi oltre 250 granatieri contribuì al senso di redenzione che portò l'Italia alla vittoria di Vittorio Veneto. "Fu la passione e l'orgoglio di questi giovani -ha aggiunto commosso il sindaco- che, nonostante alcuni generali, segnarono una pagina d'onore alla quale ancor'oggi dovremmo attingere per il rilancio del nostro Paese, insieme all' aiuto portato dai cittadini di Flambro che curarono i feriti e seppellirono i morti in quelle giornate alla stesso tempo gloriose e tragiche". Il corteo, accompagnato dalla banda "Rossini" di Castions, ha percorso il paese, deponendo, scortato da due granatieri in alta uniforme, corone di alloro al monumento ai caduti, all'erma di Spinucci e alla chiesetta di San Giovanni sulla Napoleonica, che accolse i feriti.

02-6-5

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