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"La Carnia non diventerà Marghera", studenti in piazza contro la centrale termolettrica

Manifestazione in piazza per protestare contro la realizzazione dell'impianto a Somplago definito "uno stupro del nostro territorio"

Questa mattina un gruppo di studenti dell’Isis Fermo Solari e del Paschini-Linussio si è ritrovato nella centrale piazza XX Settembre di Tolmezzo per manifestare contro la realizzazione di una centrale termoelettrica a Somplago. La protesta, a difesa del territorio montano, è stata sostenuta da una settantina di ragazzi che hanno dimostrato pacificamente il loro dissenso. Un sit in di un quarto d’ora durante il quale hanno letto il loro manifesto programmatico spiegando le ragioni del dissenso. Nel testo hanno parlato di “sudditanza ormai cronicizzata del territorio” e che la realizzazione della centrale sarebbe “l’ulteriore stupro di una zona che vive di turismo e sta cercando di emanciparsi ed esprimere la sua lenta crescita, nel segno della sostenibilità”.  I ragazzi chiedono “chiarezza! il minimo sindacale per non sentirci inconsistenti seppur inquilini di queste vallate”. Ospite della manifestazione Franceschino Barazzutti, memoria storica vivente degli interventi sull’ambiente dell’alta montagna friulana, ora alla guida del Comitato di tutela delle acque del bacino del Tagliamento che ha dichiarato “è fondamentale il contributo di voi giovani per la causa del territorio, voi siete il futuro di questa terra”.

Il testo integrale dell’intervento degli studenti

 “Una manifestazione contro un abuso verso il territorio, la voce di noi giovani, futuro di questa stessa terra che riceveremo un domani come eredità. Da dove parte la rabbia sociale e la voglia di dire la nostra? I dati parlano chiaro, la Siot no. Il ragionamento che segue diventa semplice ed intuitivo. La Siot (Società italiana per l’oleodotto transalpino), ha richiesto l’autorizzazione unica per costruire a Somplago, vicino alla stazione di pompaggio esistente, una centrale termoelettrica di cogenerazione per la mobilitazione del greggio che da Trieste va verso Monaco. Regione, ministero dello sviluppo economico, quello dei beni, delle attività culturali e turismo, dell’interno, quindi Agenzia delle dogane, Asufc, Comune di Cavazzo, Arpa e Terna, dovranno dare il loro eventuale benestare entro una data ormai prossima. Risultato potenziale qualora arrivasse l’onta del parere positivo per l’opera? Si perpetrerebbe la sudditanza ormai cronicizzata del territorio e si consumerebbe l’ulteriore stupro di una zona che vive di turismo e sta cercando di emanciparsi ed esprimere la sua lenta crescita, nel segno della sostenibilità. In questo anfiteatro delle Prealpi, proprio all’ingresso della Carnia e Val Canale, in prossimità del lago dei Tre Comuni, si profila l’abominio di un impianto che produrrebbe inquinamento visivo e ambientale. Noi non ci guadagneremmo nulla, non otterremmo che la corruzione dell’aria e dell’ambiente a favore di interessi che esistono a centinaia di chilometri da dove lascerebbero i loro segni nefasti. Il Comitato di tutela delle acque del bacino del Tagliamento (un grazie a Franceschino Barazzutti che si batte da tempo per la giustizia ambientale del territorio), già sceso in campo per scongiurare questo deprecabile progetto, ha stimato che nell’atmosfera verranno immesse quasi 170 tonnellate annue di gas tossici (109 di anidride carbonica, 45,7 di ossidi di azoto, 6,68 di anidride solforosa) sul calcolo di un consumo di 300.000.000 di mc di metano annui. Chiediamo chiarezza! il minimo sindacale per non sentirci inconsistenti seppur inquilini di queste vallate. Abbiamo pagato a caro prezzo le condizioni geografiche e difficoltà logistiche della nostra terra e ad oggi siamo un corridoio europeo strategico che attira grossi interessi. Siamo una funzione tattica e logistica di movimenti internazionali che non hanno nessuna intenzione di creare benessere della gente friulana, solo spremere la linfa delle risorse di cui disponiamo e, perché no, pian piano abituarci all’idea che siamo sacrificabili, e che possiamo tollerare ogni futuro attentato alla nostra salute territoriale. Il tempo delle servitù deve finire. Amministratori deboli ed incapaci, hanno svenduto negli anni la nostra montagna, condannando il futuro d’un popolo più abituato a tacere che dire, più al lavoro ad ogni costo che la ricerca dei propri diritti. La Carnia non diventerà Marghera, la montagna non diventerà il deserto arido a cui le sudditanze oligarchiche ci stanno preparando. I placidi montanari sono un popolo opulento e fiero, ricavano dalla terra magra i frutti del loro sudato lavoro, dall’acqua il ristoro delle loro fatiche e il fabbisogno elementare, dall’aria il sollievo dei propri polmoni. Ma se voi, portatori d’interesse, pianterete elettrodotti sotto la pelle sacra della madre terra, se seccherete ancora le vene dei fiumi e torrenti con centraline e utilizzi indiscriminati delle nostre risorse idriche, se ora avvelenerete anche l’aria per sfamare gli insaziabili energivori, che ne sarà di questa popolazione? Come potremo guardare i nostri figli oggi e spudoratamente mentir loro dicendo che va (o andrà) tutto bene? L’abuso della crescita porterà alla distruzione. Come ormai già visto, nelle sotterranee vie e con subdoli e consolidati sistemi, interessi particolari si muovono e schiacciano sul loro cammino ogni ostacolo, senza scrupolo. Le risorse ambientali sono un bene collettivo, la chiamata al dissenso riguarda l’espressione libera dei diritti civici, lo schieramento obbligato verso la difesa del patrimonio ambientale, unico conforto e speranza futura per questo angolo di mondo dove il concetto di resistenza, assume un significato profondo e quotidiano. Non armi o violenza, ma il potere attivo delle idee e della coesione. Un atto oppositivo creerebbe ora un effetto virtuoso in termini di opinione pubblica e, forse, per una volta gli speculatori dovranno ascoltare. Sapremo far sentire il rumore delle nostre idee?”

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