Ipotesi magazzini al posto delle discariche per i rifiuti speciali della regione

La chiusura dei confini ha destato preoccupazione per l'eventualità che i paesi confinanti non accolgano alcuni rifiuti speciali prodotti in regione

La questione è stata sollevata ieri da un'interpellanza di Vannia Gava, deputata della Lega. 

Secondo la deputata, il rischio è legato al fatto che alcuni rifiuti, tra cui il combustibile solido secondario, vengono conferiti prevalentemente all’estero per la scarsa capacità di ricezione dei nostri impianti, anche in un contesto non emergenziale. Il problema che potrebbe presentarsi è legato al fatto che gli stati stanno progressivamente bloccando gli ingressi.

«È vero che esiste in regione una possibilità di criticità - ha dichiarato il consigliere comunale Govetto, presidente della commissione tutela e ambiente -. Austria e Slovenia chiudono i confini nei confronti di alcuni rifiuti che nel nostro caso arrivano prevalentemente da un impianto in provincia di Pordenone. Un impianto che produce biocombustibile e genera scarti che sono effettivamente esportati all'estero.  Nel momento in cui dovessero non accoglierli ci sarebbe un problema». Govetto rassicura sul fatto che la Regione si sta muovendo per fronteggiare un eventuale criticità, affinché il sistema continui a tenere anche nel caso in cui questi paesi contingentino l'accoglimento delle merci. 

«Una delle soluzioni è che gli scarti vengano stoccati in un magazzino, non in disariche già esistenti con situazioni che potrebbero turbare i cittadini, ma in luoghi che in situazioni non emergenziali sarebbero considerati discarica abusiva. Temporaneamente si può fare un intervento per permettere di guadagnare tempo: se vengono bloccati confini, sappiamo che sarà per un certo periodoe  solo per emergenza, poi l'esportazione potrà riprendere regolarmente». 

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