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Spi-Cgil, Medeot: «Sanità e welfare, serve un tavolo specifico sugli anziani» 

L’appello alla Regione del segretario regionale del Sindacato Pensionati Cgil riconfermato alla guida. “In Fvg 124mila cronici e 78mila non autosufficienti: i servizi sul territorio vanno rafforzati”

«Un tavolo permanente di confronto sulla condizione degli anziani, aggiuntivo a quello previsto per il confronto sulla riforma sanitaria». A chiederlo è il segretario regionale del sindacato pensionati Spi-Cgil Ezio Medeot, nel giorno del congresso che gli ha nuovamente affidato, a larga maggioranza, la guida della categoria. «Sugli anziani – ribadisce Medeot da Pasian di Prato, dove si sono svolti i lavori – serve un confronto specifico, per affrontare con più efficacia le sfide poste da un invecchiamento demografico che di qui a dieci anni vedrà gli over 65 salire dall’attuale 26% al 28% della popolazione e al 33% tra 20 anni, quando gli ultrasessantacinquenni in regione saranno 400mila, quasi un cittadino su tre».

Le richieste

Interventi per la prevenzione delle patologie legate all’età attraverso la promozione di più corretti stili di vita, come previsto dalla legge sull’invecchiamento attivo, il rafforzamento del ruolo deimedici di base, dell’assistenza domiciliare e dei servizi socio-sanitari e residenziali, attraverso una vera integrazione, attualmente molto carente, fra servizi sociali e servizi sanitari. Queste le priorità indicate dallo Spi in materia di sanità e assistenza, «pienamente condivise con i sindacati pensionati di Cisl e Uil – spiega Medeot –, impegnati assieme a noi anche per chiedere l’approvazione di un piano sociale, ancora assente in regione, e il potenziamento dei servizi a favore dei non autosufficienti».

Non autosufficienti e cronici

La risposta alla crescita delle patologie croniche e della non autosufficienza, secondo lo Spi, resta la questione chiave, alla luce di numeri che vedono il 40% degli under 65, cioè 124mila anziani, affetti da una patologia cronica grave78mila, pari al 25%, in condizioni di non autosufficienza parziale e 28mila (il 9%) di non autosufficienza grave. Ne consegue un progressivo aumento della domanda di assistenza, con la progressiva crescita del numero di badanti, testimoniata dai 18mila lavoratori domestici cesniti in regione a fine 2017, il 50% in più rispetto al 2008».

Più servizi sul territorio

Da qui, insiste il segretario dello Spi, la necessità di una legge nazionale sulla non autosufficienza, da declinare poi a livello regionale, e di insistere sul rafforzamento della prevenzione e dei servizi socio-sanitari sul territorio. Prioritario, per lo Spi, affrontare queste emergenze con una strategia «che punti sul rafforzamento dei servizi e sulla domiciliarità come soluzione prioritaria». Riguardo alle case di riposo (oggi quasi 11mila), lo Spi rivendica invece la duplice esigenza di portare a termine «senza ulteriori ritardi» il percorso di riqualificazione e «di un intervento più incisivo sull’abbattimento delle rette, fuori dalla portata per un numero crescente di famiglie».

Sos Medici di Base

L’altra emergenza per il territorio è rappresentata dal ricambio dei medici di base, molti dei quali sono prossimi alla pensione, in una fase in cui sarebbe peraltro indispensabile, come previsto dalla riforma del 2014, garantire anche un’estensione degli orari di apertura degli ambulatori e un maggior collegamento tra medico e paziente, in particolare con quelli i più deboli e non autosufficienti, nel rapporto con gli specialisti, nelle dimissioni ospedaliere, nella prevenzione.

Pubblico e privato

L’altro allarme riguarda per lo Spi il crescente peso della sanità e dell’assistenza privata rispetto a quella pubblica. «La risposta alla domanda di servizi, a partire da quelli per i non autosufficienti, non può essere scaricata soltanto sugli anziani e sulle loro famiglie, molte delle quali – osserva Medeot – non sono in grado di permettersi il ricorso a una badante. Bisogna rafforzare la risposta pubblica, anche attraverso la contrattazione territoriale con le parti sociali e monitorando con l’attenzione gli effetti negativi che può avere sul welfare pubblico il progressivo spostamento di risorse verso forme di welfare contrattuale fortemente incentivate dal punto di vista fiscale».

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