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Viabilità

Ciclabili a Udine: «limitate per tutelare sempre e comunque il sacro spazio per le automobili»

Le critiche di Ivano Marchio, di Spazio Udine, al voluminoso documento Biciplan: «potremmo chiamarlo autoplan»

Spazio Udine e Fiab contestano il documento Biciplan, il piano delle biciclette pensato per la città: «Potremmo chiamarlo autoplan», commenta ironicamente Ivano Marchiol. Il Biciplan era considerato «un’occasione per mettere finalmente la città al pari delle migliori e permettere la rivitalizzazione di molte aree cittadine che stanno soffrendo. Peccato che il documento che ci troviamo davanti parli il solito linguaggio fallimentare che Udine conosce fin troppo bene». Le critiche arrivano a margine di un incontro online che si è svolto qualche giorno fa e che ha coinvolto oltre che Spazio Udine anche Paolo Bon, presidente dell'Ordine degli architetti, Lorenzo Croattini di Fiab e Giuliana Ganzini del bici hotel Suite Inn.

Spazio Udine ha analizzato il voluminoso materiale presentato: «tanto sono buone le premesse e le parti generali del documento, dal respiro innovativo ed europeo, quanto contraddittori o assenti i suoi concreti suggerimenti sui singoli specifici casi». Marchiol porta ad esempio i casi di via Leonardo da Vinci e viale Venezia, che è l’arteria cittadina maggiormente utilizzata. Ma Spazio Udine accusa di un silenzio anche su via Zanon e «su tutti i punti più critici del ring urbano quali le sue intersezioni e così via». «Ci ritroviamo un proliferare di “soluzioni” ciclopedonali che ancora una volta fanno quello che non deve essere fatto, cioè mettere in competizione pedoni e persone che usano la bici. Udine ha già pagato un prezzo troppo alto per questo tipo di approccio che si è già dimostrato fallimentare», continua.

Le critiche

La critica più feroce di Spazio Udine riguarda l'apparente volontà del Comune di non intaccare la viabilità automobilistica. «Ci sono addirittura alcune “soluzioni” in cui si prevede una sensibile riduzione del verde in luoghi in cui dovrebbe invece essere difeso, ad esempio in via Gino Pieri dove 4 metri di aiuola verde verrebbero più che dimezzati o in via Caccia dove la sezione carrabile verrebbe addirittura aumentata a discapito di tutto il resto, alberi inclusi. Anche in questi casi di incomprensibili “soluzioni” ciclopedonali o di mortificazione del verde, gli esempi si sprecano. Tutto questo accade sempre per un preciso motivo: non sottrarre mai spazio alle automobili. Questa pare evidentemente sia l’indicazione politica sulla base di cui si è svolto il lavoro e che rende questo documento incapace di portare veri elementi di soluzione alle problematiche cittadine».

Le richieste

«Preso atto di questa discordanza tra gli obiettivi generali che il biciplan illustra nelle premesse e il suo concreto svolgimento, si chiede nuovamente all’amministrazione di fare quello che doveva già essere fatto mesi fa e che è stato più volte richiesto: riunire il tavolo di lavoro sulla mobilità per avere una sede che permetta a tutti gli attori di entrare nel concreto delle previsioni del piano, punto per punto. Lo strumento del tavolo di lavoro, che abbiamo ottenuto in seguito alla battaglia sulla pedonalizzazione del centro, doveva essere uno strumento flessibile e operativo, e invece è stato convocato una volta all’anno a giochi fatti», conclude Ivano Marchiol di Spazio Udine.

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