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@Paolo Manca

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Soccorso alpino: la media degli interventi è in aumento del 53% negli ultimi cinque anni

Nel 2020 due mesi hanno registrato più di settanta interventi, agosto con 78 e luglio con 71 ponendo i mesi estivi sempre al primo posto come frequenza di incidenti e infortuni

Il 2020 quasi concluso è stato un anno particolare per il Soccorso Alpino e Speleologico del Friuli Venezia Giulia, dove la tendenza all’aumento di richieste di soccorso da parte dei frequentatori della montagna e dei terreni impervi, già rilevato negli anni precedenti come in graduale e costante crescita, quest’anno è stato esponenziale. I dati parlano chiaro: con 423 interventi effettuati - i conteggi hanno come riferimento la data del 15 dicembre - c’è stato un aumento percentuale, rispetto alla media degli ultimi cinque anni, del 53%.

Il mese di febbraio ha registrato in assoluto il maggior aumento percentuale dal 2015, registrando il 178% (con quaranta interventi totali), seguito dal mese di settembre (118% in più con 58 interventi), gennaio (117% in più e 36 interventi), luglio (86% in più e 71 interventi) e maggio (79% in più, 25 interventi, con la contingenza dello sblocco del confinamento per COVID). Marzo, aprile e dicembre, dove l’attività escursionistica fuori porta è stata bloccata dal confinamento, il dato rilevato è negativo a marzo e dicembre (rispettivamente -11%, ma con 15 interventi registrati, a marzo; -14% e 13 interventi al 15 dicembre) seppur in presenza di alcuni interventi: da ricordare che nei mesi di confinamento di marzo- aprile l’attività del Soccorso Alpino e Speleologico regionale non si è mai fermata per il supporto e la collaborazione costantemente forniti dai soccorritori alla Protezione Civile nell’assistenza ai cittadini. 

Nell’anno 2020 due mesi hanno registrato più di settanta interventi, agosto (78) e luglio (71), confermando una tendenza già presente anche negli anni precedenti, ponendo i mesi estivi sempre al primo posto come frequenza di incidenti e infortuni. Settembre (così come maggio) però, con i suoi 58 interventi e l’aumento percentuale sopra rilevato, ha avuto un incremento notevole, riconducibile, oltre che alle condizioni meteorologiche favorevoli, ad una maggiore richiesta di montagna come destinazione postlockdown - nella quale rientra una maggior frequentazione dei corregionali che non hanno potuto andare all’estero  o nelle località balneari - che ha dilatato la stagione estiva.

Le persone soccorse nel 2020 (alla data del 15 dicembre) sono state in totale 477, delle quali 306 uomini e 171 donne (rispetto agli anni precedenti i soccorsi che hanno riguardato le donne, hanno subito un aumento percentuale dell’83%). All’interno di questo numero le diverse fasce d’età, che registrano comunque tutte un aumento percentuale, sono così suddivisibili: 18 persone avevano più di 80 anni (con un aumento percentuale del 105% rispetto agli anni 2015-2019) e 10 erano nella fascia dagli 00 ai 10 anni (anche qui con un aumento percentuale notevole, dell’85%). Nella fascia tra i 40 e i 60 anni sono state soccorse 110 persone, e in quella tra i 20 e i 40 94 persone, con cifre quasi simili sul singolo decennio, qui accorpato. Nella fascia 10-20 sono state soccorse 26 persone (con un aumento percentuale del 77%).

Suddividendo gli interventi effettuati a seconda dell’attività svolta, 254 sono stati gli interventi per escursionisti, 45 nella categoria Alpinismo, nella quale sono stati accorpati gli incidenti su ferrata, in falesia di arrampicata e quelli su pareti alpine in quota, attività che hanno fra loro un fattore di esposizione al rischio molto differente. Nelle attività invernali si registrano 27 interventi legati allo sci, che accorpano in questo calcolo lo scialpinismo, lo sci fuoripista e lo sci in pista ( in quest’utlima categoria l’attività del Soccorso Alpino subentra a supporto del servizio di soccorso della Polizia addetta alle piste. Gli interventi per l’attività di mountain bike sono stati 19 ma l’aumento percentuale di questa pratica sportiva registra rispetto agli ultimi anni il 61% in più di incidenti (derivante dal maggior numero di frequentatori e dall’ingresso dell’e-bike nelle preferenze dei turisti). Seguono, con 17 interventi, quelli legati alla raccolta funghi (aumento percentuale del 33%) e con meno di dieci interventi il volo libero - una pratica che è comunque in aumento, anche se quest’anno  è stata fortemente limitata dal confinamento - e il torrentismo: entrambe pratiche molto specialistiche che richiedono un alto livello di preparazione tecnica. Altri incidenti vengono registrati per incidenti sul lavoro, prevalentemente di boscaioli, per attività di “turismo” con l’impiego di mezzi di risalita o il pernottamento in casere, per punture di insetti o per incidenti di auto e moto al di fuori delle corsie di marcia su terreno impervio 

Negli interventi in cui è stato necessario l’intervento dell’elicottero, un totale di 171 missioni, il 75% sono stati risolte dal’elisoccorso regionale, il 18% con il supporto dell’elicottero della Protezione Civile, impiegato per gli interventi di ricerca o nelle situazioni in cui non sono presenti problemi di tipo medico-sanitario, il 4% con l’intervento dell’elicottero dei Vigili del Fuoco da Venezia e il 3% con l’intervento dell’elicottero dell’esercito, con il quale il Soccorso Alpino vanta una collaborazione cinquantennale (con la base del V° Aves Rigel di Casarsa della Delizia) e grazie al quale possono essere effettuati soccorsi notturni e trasporti di grandi quantità di uomini e materiali in quota.

C’è da rilevare però che delle 477 persone soccorse, 306 sono state raggiunte e ricondotte al sicuro dalle squadre di terra del Soccorso Alpino, quindi senza l’ausilio dell’elicottero: questo dato rivela la fondamentale funzione delle squadre di terra, punto di forza originario del Soccorso Alpino e Speleologico, laddove la mancanza di visibilità o altri fattori impediscano agli elicotteri di raggiungere l’obiettivo.

I decessi quest’anno sono stati 25 (nelle media rispetto agli anni precedenti), 9 le persone soccorse in pericolo di vita e 33 i feriti gravi recuperati. A questi sono da aggiungere 3 dispersi salvati, 177 feriti lievi e 230 illesi. C’è da sottolineare che il grande numero di illesi non denota necessariamente un eccesso di leggerezza nel contattare il Nue112 per richiedere l’invio di soccorsi, bensì una ponderata valutazione da parte dei soccorritori del potenziale rischio evolutivo che certe situazioni non gravi portano con sé in determinati contesti: l’ora tarda, l’imminenza di un cambio repentino del tempo, la perdita di orientamento, l’incidenza del fattore stanchezza etc etc., tutti elementi che possono condurre al peggioramento di una situazione al momento di lieve entità. Se andiamo ad analizzare le cause che hanno portato all’intervento: la percentuale più alta (176 persone) ha come causa una caduta o una scivolata o la perdita di un appiglio, seguita dalla perdita di orientamento o ritardo o sfinimento (146 persone) e infine il malore (48 persone).

Se guardiamo all’incidenza di interventi per provincia, notiamo che il 67% degli interventi ricade all’interno della provincia di Udine, il 20% all’interno della provincia di Pordenone il 12% nella provincia di Trieste e l’1% nella provincia di Gorizia. La provincia di Udine è quella all’interno della quale ricade la più ampia porzione di territorio alpino e prealpino e dove insistono ben sei delle dieci stazioni alpine: Sappada, Forni di Sopra, Forni Avoltri, Cave del Predil, Moggio Udinese e Udine appunto. La percentuale della zona Trieste Gorizia, apparentemente bassa se relazionata a quella di Udine e Pordenone, in realtà sottende un numero di incidenti relativamente elevato (55 in tutto) con la Val Rosandra e la costiera ricca di falesie e di discese al mare non banali in certi tratti. Nella provincia di Trieste- Gorizia c’è da rilevare anche l’aumento della ricorrenza di incidenti legati all’attraversamento del confine da parte di migranti.

Nei soccorsi e nelle attività di addestramento, didattica ed esercitazione del Soccorso Alpino e Speleologico c’è poi da rilevare l’effetto fortemente limitante che ha avuto l’inserimento delle norme anti-COVID. 

Previsioni per la stagione invernale. Rispetto alla tendenza delle ultime stagioni invernali, quest’anno la neve è arrivata abbondante già a dicembre: il Soccorso Alpino ha già attivato il “servizio valanghe” con il supporto dell’elicottero della Protezione Civile e un tecnico di Soccorso Alpino e Cinofilo sempre di base a Tolmezzo in Elifriulia, con formazione specifica per la ricerca/gestione di interventi in valanga. Tale servizio, che è una particolarità del Friuli Venezia Giulia, offre la possibilità di arrivare sull’obiettivo, a supporto dell’elisoccorso regionale che ha a bordo l’equipe medica, con circa dieci-quindici minuti di anticipo  e la possibilità di effettuare ricerca ARTVA direttamente dall’elicottero, con esiti decisivi in valanghe di medie e grandi dimensioni. Per il 2021 il Soccorso Alpino ha in programma come sempre diversi appuntamenti di divulgazione e prevenzione, come Sicuri sulla neve (a gennaio) e Sicuri sul sentiero (a giugno), oltre a serate di approfondimento in collaborazione con le scuole e il Club Alpino Italiano.

Sergio Buricelli (presidente Soccorso alpino e speleologico FVG): “Il Soccorso alpino e speleologico regionale è una macchina organizzativa complessa che, dalla sua fondazione nel 1954, è entrato via via a far parte di un sistema integrato di soccorso negli ambienti montano, ipogeo e impervio nel quale risultano fondamentali la collaborazione con le istituzioni regionali che rendono disponibili le risorse necessarie (Sanità, Protezione civile in primis, ma anche Corpo forestale) e la passione, la preparazione e lo spirito di solidarietà sociale che ha sempre contraddistinto l'impegno dei suo tecnici altamente qualificati. Fermarsi a riflettere e ragionare sull'andamento della nostra attività di soccorso è non solo un doveroso e corretto servizio di informazione alla comunità, ma rappresenta anche uno stimolo per il nostro sodalizio al fine di affinare e rendere sempre attuali le iniziative di prevenzione, divulgazione e formazione che con convinzione continuiamo a garantire in molti ambiti.”

Cristina Barbarino (vicepresidente e medico di elisoccorso in servizio presso il SUEM di Pieve di Cadore (BL)) “La pandemia ha portato nella nostra attività di soccorso e in quella di formazione molti vincoli. Ci siamo dovuti ristrutturare in piccoli gruppi e limitarci allo svolgimento di attività all’aperto, sempre con l’utilizzo corretto dei Dpi che ci hanno consentito di lavorare in serenità dato che ognuno di noi, svolgendo un lavoro diverso, porta con sé in ogni operazione o attività i propri fattori di rischio rispetto ai colleghi. In parte è stata modificata anche l’attività di soccorso, laddove se un intervento può essere gestito da un minimo di cinque persone, si eviterà di inviarne sul posto sette. Consci delle problematiche che il terreno oppone abbiamo dunque adeguato procedure e limitato i fattori di rischio.

Infine un appello. Il periodo che stiamo vivendo ci impone sacrifici e rinunce grandi: la nostra esigenza fisiologica di uscire dalla routine e identificare questo uscire con la frequentazione della montagna impone conoscenza ed esperienza, non improvvisazione. L’ambiente va ascoltato e se non si dispone di conoscenze ed esperienze è bene esserne consapevoli e autolimitarsi oppure rivolgersi ad esperti e professionisti della montagna”

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