Legge sul lavoro in Fvg: bocciato il criterio di residenza, promossi gli incentivi per donne, digitale e smart working

Pellegrini (Cgil Fvg): “La norma crea disoccupati di serie A e serie B. Novità positive su concertazione, conciliazione e incentivi su digitale, ma bisognava premiare le imprese virtuose nella contrattazione”

Luci e ombre nella nuova legge sul lavoro approvata ieri, giovedì 1 ottobre, dal Consiglio regionale del Fvg: Susanna Pellegrini, responsabile delle politiche occupazionali nella segreteria regionale Cgil, ricorda che il disegno di legge è stato oggetto di un confronto col sindacato, «le cui indicazioni sono state però recepite solo in parte».

Il criterio di residenza

Tra le ombre la Cgil contesta in particolare la scelta di condizionare ai cinque anni di residenza in regione il sostegno al processo di ricollocamento dei lavoratori coinvolti in processi di crisi. «È una discriminazione che crea disparità tra i lavoratori, con disoccupati di serie A e di serie B, ma anche tra le imprese. Crediamo inoltre che sia contraria al diritto comunitario». Critiche anche per il «mancato inserimento di criteri che avrebbero consentito di condizionare gli incentivi alle imprese alla presenza di contrattazione aziendale e alla piena applicazione dei contratti nazionali firmati dai sindacati più rappresentativi, penalizzando invece le aziende che fanno dumping salariale applicano contratti spuri, firmati da sigle di comodo, con trattamenti economici e tutele ridotte».

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Gli aspetti positivi

Quanto alle luci, Pellegrini giudica importante che venga «codificata» la concertazione in materia di lavoro, valutando positivamente anche le norme sulla conciliazione lavoro-famiglia, soprattutto in un’ottica di sostegno all’occupazione femminile, e gli incentivi a beneficio delle imprese che riorganizzano il lavoro in chiave digitale o di smart-working.

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