Arrivano i ponti, l'appello dei sindacati: "Dite no alle aperture festive nei negozi"

Per i rappresentanti di categoria tanti annunci per modificare la legge Monti ma nulla è cambiato neppure in Friuli Venezia Giulia

Quest’anno in rapida successione cadono tre festività: civili e religiose e suona il ritornello sulle aperture festive dei negozi e dei centri commerciali, come se le lavoratrici e i lavoratori del settore esistessero solamente in questi periodi. Nonostante la compagine Governativa nazionale, ma anche regionale, abbia negli ultimi mesi più volte annunciato la modifica della Legge Monti che ha liberalizzato le aperture domenicali e festive nel commercio, ad oggi nulla è cambiato.

I sindacati

"Abbiamo più volte precisato la nostra posizione fortemente contraria alla legislazione nazionale, legislazione che in materia appare ultra liberista, sbagliata e dannosa per le lavoratrici e per i lavoratori di un settore certamente da non considerarsi alla stregua dei servizi pubblici essenziali - attaccano i rappresentanti di Filcams Cigil, Fisascat Cism e Uiltucs, Francesco Buonopane, Adriano Giacomazzi e Matteo Zorn -. Ci rivolgiamo direttamente alle lavoratrici ed ai lavoratori affinché neghino espressamente la disponibilità a lavorare nelle festività infrasettimanali, possibilità concessagli sia dai Ccnl (Confcommercio, Confesercenti e Federdistribuzione), che infatti prevedono il pagamento della normale retribuzione in caso di mancata prestazione lavorativa in giornata festiva, sia da numerose e recenti sentenze sul territorio nazionale che sanciscono il carattere non obbligatorio della prestazione lavorativa nelle giornate festive infrasettimanali. Ribadiamo che i lavoratori che nel proprio contratto individuale avessero sottoscritto la disponibilità alla prestazione lavorativa festiva, questa clausola è annullabile e le organizzazioni sindacali sono a disposizione per assistere i lavoratori".

Le festività

"Siamo consapevoli della debolezza che si vive quotidianamente nei punti vendita, soprattutto quelli piccoli o quelli non organizzati sindacalmente, dove la paura di ritorsioni di fatto impedisce alle lavoratrici ed ai lavoratori di esercitare un proprio diritto. Crediamo però sia giunto il momento di spezzare questo cortocircuito per il quale la possibilità di godere delle festività nazionali sia limitata, se non annullata, dal timore di vedersi le ferie negate, o dalla paura di avere orari di lavoro “punitivi”, o sotto la minaccia di trasferimenti forzosi". 

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I diritti

"E’ giunto il momento di credere unicamente nelle proprie possibilità e nella propria capacità di organizzarsi, coalizzarsi, unirsi, alzare finalmente la testa e rivendicare l’appartenenza ad una categoria, quella di chi lavora nel commercio, nei negozi e nei centri commerciali, troppo spesso bistrattata e poco considerata, se non per opportunismo politico. Rivendichiamo l’orgoglio di essere lavoratrici e lavoratori del commercio e non ci accontentiamo più di essere alla mercé di aziende e multinazionali vorrebbero estrema flessibilità disorganizzata e non valorizzata, ricorso massiccio e strutturale al part time, lavoro domenicale e festivo in ordinario. Basta, facciamo sentire la nostra voce, facciamo rispettare un nostro diritto, diciamo no al lavoro festivo".

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