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Un antropologo udinese conquista l'International Photography Awards

Si tratta del trentottenne Simone Mestroni, da anni in India a studiare i conflitti nella regione del Kashmir

Viaggia, osserva, studia e fissa sull'obiettivo ciò che vede. Simone Mestroni, udinese classe 1981, è un antropologo che da anni vive e lavora in India, portando avanti progetti di studio in ambito sia antropologico che visuale. Un lavoro importante e spesso sconosciuto che, però, lo ha portato nei giorni scorsi a vincere il presigioso International Photography Awards, per il quale è stato premiato a New York. «Per un antropologo che lavora nell'ambito del visuale è uno dei più grandi premi al mondo a cui potevo ispirare, perché non solo valorizza la bellezza dello scatto ma anche la profondità del lavoro che ci sta dietro», ci ha confessato Mestroni.

Il premio

Simone è stato premiato nella sezione "Deeper Perspective" per il suo lavoro nel Kashmir indiano, dove ha lavorato per anni studiando le dinamiche identitarie legate al conflitto. Il suo progetto si chiama "Kabristan-Land of graves". Kabristan in urdu significa cimitero e questo lavoro, composto da nove fotografie, è un tentativo di rappresentare iin maniera crepuscolare il potenziale del conflitto del Kashmir. «Mentre portavo avanti questo progetto eravamo in pieno Ramadan, e il clima dimesso era funzionale per le fotografie: a livello tematico cercavo proprio di rappresentare la dimensione crepuscolare e spenta della storia del separatismo kashmiri.Volevo rendere l'atmosfera, la pressione, l'effetto di schiacciamento che il conflitto ha sul vivere ordinario delle persone. Da un lato - spiega Mestroni - c'è la tensione per l'utopia di un Kashmir indipendente, dall'altro elementi più crepuscolari e pessimistici legati al protarsi così a lungo del conflitto».

Ecco allora che una delle foto più significative è il primo piano di un ragazzo coinvolto negli scontri in piazza del venerdì, immediatamente dopo le preghiere, ritratto in un tempo induista abbandoanto con sullo sfondo alcune scritte incise sullo stucco.

Kabristan-Land of Graves_7-2

Nel progetto si mescolano elementi antropologici e ideologici apparentemente statici come le tombe, pronti ad esplodere in una nuova fase di violenza. Il lavoro fotografico, basato sulla ricerca di dottorato etnografico a lungo termine, è stato sviluppato a Srinagar, la città principale della valle e il cuore della storia politica del Kashmir, e fonde diversi aspetti del rapporto tra le persone e la pressione del passato, principalmente percepita come un'atmosfera mortale che si intreccia con paesaggi interni ed esterni.

Simone e l'India

«Tutto è accaduto un po' per caso - ci racconta Simone -. Sono partito nel 2006 per un viaggio zaino in spalla in solitaria. Ho deciso di andare in India senza sapere nemmeno che itinerario avrei fatto, andando verso il nord per evitare i monsoni. Il Kashmir mi veniva sconsigliato da tutti, persino dagli indiani stessi.. sembrava che una mia decapitazione, dai loro racconti, sarebbe stata inevitabile».

Eppure forse era proprio destino che Simone si dirigesse in quella meravigliosa terra dai mille contrasti. 

«C'è il contrasto tra la bellezza di una valle incorniciata dalle montagne di Himalaya e una città, Srinagar, che rachciude una forta componente religiosa e una militare, con il filo spinato e i soldati omnipresenti. Ho iniziato a sentire le storie raccontate su conflitto, sull'iInsurrezione di matrice islamica che ha portato questo territorio ad essere la zona più militarizzata al mondo».

Nel 2008 Simone ha vinto un dottorato con borsa a Messina, continuando così a fare ricerca sulle questioni identitarie legate al separatismo e al conflitto indo-pakistano. «Il mio compito era raccontare quello che avevo visto con i miei occhi, in particolare la pressione dell'esercito sulla popolazione, sentendo poi l'esigenza di sviluppare il lavoro con un linguaggio più fruibile oltre a quello usato per la ricerca di studio e per il libro».

Così nasce prima il documentario, iniziato nel 2011, attraverso il confronto con l'amico regista Donatello Conti. E dalla collaborazione con il fotografo Fausto Podavini, per il quale Mestroni doveva trovare storie e comprenderne gli elementi significativi a livello concettuale da insierire nel lavoro visuale, nasce così il progetto per immagini dell'antropologo. Da qui derivano le nove fotografie che hanno vinto nella sezione "Deeper Perspective" dell'International Photography Awards, ovvero la sezione di fotografia documentaristica, quella che giudica i lavori fotogiornalistici con fattori più intimi.

La presentazione del documentario

Giovedì 31, prima di ripartire per l'India, paese dove ormai passa la maggior parte del suo tempo, Mestroni sarà al teatro di Artegna alle 20.30 per presentare il suo docuentario "After Prayers", sul conflitto indo-pakistano per l’indipendenza del Kashmir, realizzato con il supporto della Wenner-Gren Foundation. «Questo documentario è forse l'espressione più narrativa e fruibile del lavoro in Kashmir e riprende i personaggi che fanno parte della ricerca etnografica».

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