Da promessa del calcio a re del funk: la metamorfosi di Simone a causa del cuore malato

Simone Coccato, in arte Funkabit, era un'ala destra destinata a correre sui campi della serie A, quando a 16 anni gli è stato diagnosticato un problema congenito al cuore che gli ha cambiato la vita

Simone Coccato

Quante vite si possono vivere in una sola esistenza? L'udinese Simone Coccato ha poco più di 30 anni, ma da quando ne ha 16 può ben dire di aver provato l'esperienza di essere protagonista di esistenze radicalmente diverse. Da quando gli è stato diagnosticato un problema congenito al cuore, infatti, ha dovuto rinunciare ad una carriera calcistica di successo, scoprendo però così una passione incredibile per la musica che gli ha fatto girare il mondo.

Gli inizi

Simone gioca a calcio da sempre e da quando è piccolo tutti si accorgono del suo talento. Le sgambate sulla fascia destra e il suo tocco preciso lo fanno arrivare con facilità nelle giovanili dell'Udinese. La strada è spianata, la nazionale gli strizza l'occhio e l'approdo nel Padova è il preludio del suo esordio nel calcio che conta, ma. Quasi tutte le storie, a un certo punto del loro srotolarsi, incappano in un "ma". Quello di Simone fa rima con "patologia cardiaca congenita". 

coccato udinese

La malattia

«Se fossi stato scarso a giocare a calcio, probabilmente a quest'ora sarei già morto, perché nessuno si sarebbe mai accorto del mio problema». A distanza di anni, Simone sa ironizzare su quanto gli è successo. Ma la doccia è stata gelata. Se a 16 anni scopri di dover rinunciare al tuo sogno e lo scopri improvvisamente senza che nessuno potesse immaginarsi quanto stava accadendo, è molto probabile che lo sconforto abbia il sopravvento. «Mi si è stravolta la vita, in un momento è cambiato tutto. Ed è allora che ho pensato che dovevo fare qualcosa». Durante una visita sportiva a Simone riscontrano un problema che, fino a quel momento, era rimasto latente. La diagnosi è spietata: non solo non può più giocare a calcio in quelle condizioni, ma se non vuole morire per un malore improvviso deve sottoporsi a un delicato intervento chirurgico. «Hanno scoperto che avevo lo stesso identico problema che hanno poi identificato in Piermario Morosini. Io sono stato solo più fortunato». La decisione, a quel punto, è solo scegliere in che modo operarsi: Simone può scegliere tra mettersi una valvola meccanica che duri per sempre, ma che gli impedirà di fare sport a livello agonistico o sceglierne una biologica che gli consentirà di giocare ancora ma che necessiterà di una successiva operazione al cuore. Lui, ovviamente, opta per questa soluzione.

Il ritorno sui campi, la musica

Un'operazione al cuore non è mai una passeggiata, nemmeno se hai 16 anni e l'energia per conquistare il mondo. Simone ricomincia a giocare e dopo un anno dallo stop milita in serie D. Ma non è più lui, ogni contrasto gli fa paura. Qualcosa si è rotto nel suo modo di essere giocatore e nemmeno giocare a calcetto in serie B gli da la sensazione di potenza e possibilità che aveva a 16 anni. È in questo momento che la musica irrompe in maniera sorprendente.

«In famiglia la musica ha sempre avuto un ruolo importante. Per me la passione è nata quando a 11 anni mi è stato regalato un disco dei Daft Punk e non facevo altro che ascoltarlo. Dopo l'operazione, però, non si è trattato più solo di sentire musica, ho avuto bisogno di farla». L'elettronica è il suo mondo.

I primi esperimenti Simone li fa con un amico di Manzano, poi arriva Dj Spiller e in brevissimo Simone si ritrova a girare il mondo per far ascoltare la sua musica. «Avevo più date che brani ed è anche per questo che ho cominciato a fare il dj». Nasce Funkabit.

Funkabit

Era il 2006 quando la sua passione per la musica house lo porta a produrre musica con l'appellativo Funkabit. Le sue produzioni sono influenzate dalla french house degli anni ’90, l’house di Detroit, il funk degli anni ’70 e la musica dance contemporanea, col recupero di suoni e ritmi dal recente passato, con l’uso di samples rubati da vecchi vinili e rimessi assieme. Obiettivo? Solo uno: shaking the dancefloor.

Per quattro anni la vita di Simone è un viaggio continuo. Stati Uniti, Belgio, Francia, Inghilterra e praticamente tutta Italia, con pochissimi concerti a Udine, perché vale sempre la regola "nemo propheta in patria". Di giorno lavora (in banca) e la notte suona. La sofferenza per quella vita di passione calcistica a cui aveva dovuto rinunciare sbiadisce sempre più a ogni ingaggio. Suona con musicisti di fama internazionale, gira i club più famosi e il consenso che si crea intorno alla sua musica è allo stesso tempo pazzesco e reale. Ed è in questo momento che quel dannato "ma" torna a fare capolino.

La seconda operazione

Quando anni prima decise di sostituire la sua valvola cardiaca con una biologica ma temporanea che gli permettesse di scendere nuovamente in campo, Simone sapeva che prima o poi avrebbe dovuto rioperarsi per inserire una valvola meccanica definitiva. «Se avessi saputo prima che cosa comportavano due operazioni al cuore avrei optato immediatamente per la valvola definitiva». Ma il desiderio di giocare ancora era troppo forte e a 16 anni Simone non poteva essere del tutto consapevole delle conseguenze. 

È il 2013 e Simone viene nuovamente operato. Trascorre quattro mesi in ospedale, il recupero è lungo, sostituisce valvola cardiaca e aorta. «Una volta uscito mi è sembrato di aver perso i nove anni tra un'operazione e l'altra. Mi sono accorto che avevo rallentato tutto e che il treno della musica, quello su cui mi ero ritrovato catapultato e che mi aveva portato in giro per il mondo fosse passato lasciandomi a terra».

Per la seconda volta Simone ricomincia a vivere. Quasi una terza vita, daccapo, ancora una volta. Il lavoro in banca è una sicurezza, ma la musica è sempre la passione. 

Il nuovo disco

La cosa è semplice. Uno, a questo punto, o si deprime o si fa più forte. E Simone ha già dimostrato di che pasta è fatto. «Ho pensato che dopo tutto quello che avevo passato era giunto il momento di fare un disco con le contropalle». Fino a quel momento, gli anni pazzeschi prima dell'operazione erano stati quasi la realizzazione di un'impresa casuale. Simone sente che ha una nuova occasione, per costruirsi una realtà musicale in maniera diversa e consapevole. Arriva così Garrincha Soundsystem, etichetta bolognese de Lo Stato Sociale, con cui esce a luglio 2019 l'album "Universo".

«Mi mancava quella melodia che ho trovato grazie al genio di Walter Sguazzin: lui è riuscito a mettere un sound che ha fatto fare un netto salto di qualità al disco. Ne sono orgogliosissimo, sento che questo è un lavoro estremamente serio che mi piacerebbe facesse lo stesso giro del mondo che ho fatto prima della seconda operazione». Un disco nato totalmente a Udine, ma che ha un intensissimo respiro internazionale. Fondamentali, a questo proposito, anche le collaborazioni con un'altra musicista udinese, Lavinia Siardi, con il grafico Stefano Paron e il batterista degli Swayzak Francesco Brini, ora manager di Garrincha dischi, che pubblicò il primo disco di Funkabit, 9 anni fa. Anche la copertina parla friulano, dato che è opera dell'illustratore di Malborghetto Pietro Nicolaucich

Questa è la terza vita di Simone Coccato. O forse è l'infinitesima, quella in cui "Universo" è un disco maturo, dove lui di giorno fa l'impiegato in banca e di sera suona, quella in cui la grande cicatrice sul petto gli ricorda delle sue vite passate. Chissà quante ne vivrà da oggi in poi. Chissà quante ne viviamo noi tutti senza badare alle nostre cicatrici. 

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