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I due fratelli con le piante di canapa industriale poste sotto sequestro. Fotografia tratta da www.dolcevitaonline.it

I due fratelli con le piante di canapa industriale poste sotto sequestro. Fotografia tratta da www.dolcevitaonline.it

Fratelli "spacciatori e drogati" a Tricesimo? Le analisi danno ragione a loro

Due mesi fa la coppia si è vista sequestrare di 200 piante di canapa. Le verifiche in laboratorio, però, smentirebbero il reato contestato ai due giovani coltivatori. Si tratterebbe, infatti, di cannabis con un principio attivo di Thc contenuto entro i limiti di legge

Il 14 settembre 2017 sono state sequestrate in un campo nella zona collinare di Tricesimo 140 chili di piante di cannabis, con la conseguente denuncia dei coltivatori, due fratelli di 19 e 21 anni, che ritenevano di aver agito secondo quanto previsto dalla legge. Recentemente sono arrivati i risultati delle analisi di laboratorio che, in base a quanto rivelato dai diretti interessati, avrebbero confermato la loro versione.

L'operazione di Polizia

A metà settembre i due fratelli sono stati denunciati dagli agenti della Squadra Mobile di Udine. Le piante avevano raggiunto l'altezza di due metri e mezzo, ed erano state seminate con due modalità differenti in estate, ma solo dopo aver reso noto alle forze dell'ordine che si trattava di piantagioni di semi di cannabis sativa con il semplice principio attivo consentito dalla legge (la percentuale di Thc deve oscillare al massimo dallo 0,2% allo 0,6%, in caso contrario è possibile che l'Autorità giudiziaria possa disporre il sequestro e la distruzione della coltivazione). La Questura, tenendo monitorati i campi e sospettando - invece - che all'interno della piantagione ci fosse anche le varietà vietata per legge nel momento in cui i due coltivatori hanno iniziato a tagliare una decina di piante ha fatto scattare il provvedimento.

Le analisi di laboratorio

Soli pochi giorni fa le analisi di laboratorio hanno però confermato che la presunta "droga" sequestrata in realtà era effettivamente canapa industriale. A riportare la notizia è stato uno dei due fratelli coinvolti in questo equivoco che, in un lungo post su Facebook, ha spiegato la situazione che si sono trovati ad affrontare loro malgrado. «Per assurdo adesso ci troviamo a dover pagare un avvocato per un reato che non è mai esistito - scrive - . Abbiamo lavorato sei mesi per perdere soldi ed essere sputtanati! Nonostante le analisi in regola, noi rimaniamo indagati e rischiamo un processo (non si capisce per cosa). Vorrei ringraziare la Questura e soprattutto l'Antidroga per la magnifica operazione che hanno condotto, dimostrando la loro incompetenza nello svolgere il loro lavoro, sprecando soldi e tempo per cose del tutto inutili».

Le accuse rivolte ai media

Nel post in oggetto si fa riferimento anche ad una serie di testate giornalistiche che avrebbero in qualche modo infierito sulla posizione dei denunciati. Tra queste viene indicata anche UdineToday. Rispondendo esclusivamente per noi posiamo solo evidenziare che ci siamo limitati a riportare un fatto effettivamente accaduto, comprensivo pure della versione dei due fratelli. I termini "spacciatori", "drogati" e "droga" - come si può leggere - non compaiono da nessuna parte nel testo. 

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