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Scoperte tre lapidi sotto la roggia di Palmanova

Risalgono al 1600 e sono state trovate durante i lavori di rifacimento del sistema idrico della roggia di Palma. Subito allertata la sovrintendente ai Beni Architettonici

Durante i lavori di rifacimento del sistema idrico della roggia di Palma, sono state rinvenute tre lapidi risalenti al 1600 utilizzate come fondo dell’alveo di un canale, nei pressi di una serie di deviazioni e chiuse lungo viale San Marco, appena fuori Porta Udine.

Lo comunica il Comune della città Stellata, ricordando che i lavori sono stati immediatamente sospesi ed è stata allertata la Sovrintendente ai Beni architettonici Maria Giulia Picchione per procedere ai necessari accertamenti e concordare le modalità di intervento.

In attesa dei sopralluoghi della Sovrintendenza, che dovrebbero svolgersi nei prossimi giorni, l’amministrazione comunale ha interessato lo storico Alberto Prelli, uno dei massimi conoscitori della fortezza, che già alcuni decenni fa aveva segnalato al Comune la possibile presenza di queste lapidi e la necessità di recuperarle e collocarle in altro luogo.

“Da quanto ho potuto accertare sono tre lapidi, una intera e due frammenti – spiega lo storico Prelli – tutte dell’inizio del 1600. Accanto alle lapidi vi sono altre lastre di pietra che se capovolte potrebbero svelarsi come la parti mancanti delle altre lapidi, o lapidi con iscrizioni diverse”.

Il primo frammento si riferisce al Doge Leonardo Donato (1606 – 1612) e al provveditore generale Pietro Barbarigo (1608 – 1610), che svolse moltissimi lavori pubblici per potenziare il sistema difensivo della fortezza. La provenienza esatta di questa lapide non è certa, mentre secondo Prelli è certo che il secondo frammento sia gemello di una lapide identica proveniente dal Quartiere militare San Teodoro, nell’area dell’ex ospedale civile, fatto erigere dal provveditore Pasqualigo nel 1611.

La terza lapide, la più grande ed integra, si riferisce al Doge Marc’Antonio Memmo (1612 – 1615) e al provveditore generale Benedetto Tagliapietra (1612 – 1614) e potrebbe provenire da una parte abbattuta del complesso dei Cappuccini, il piccolo campanile, la cappella laterale o una parte del convento.

“Alla luce di questo rinvenimento, attendiamo le considerazioni della Sovrintendenza – commenta il sindaco Francesco Martines – è evidente che la città ha ancora molto da raccontare della propria storia ed è anche per questo che non è ammissibile lasciare che un simile patrimonio si sgretoli per mancanza di un programma di finanziamenti specifico da destinare al suo recupero. Come amministrazione comunale continueremo a fare tutto quanto è necessario e possibile per salvaguardare la città fortezza, ma rinnovo l’appello alla politica a  tutti i livelli perché si concretizzi un piano di salvaguardia condiviso”.

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