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I lavoratori del settore alimentare in sciopero

Al centro della protesta il rinnovo contrattuale: il 29 gennaio, in Friuli Venezia Giulia, sono oltre 7mila i lavoratori pronti ad incrociare le braccia

Cresce l’attesa per lo sciopero di otto ore di venerdì 29 proclamato da Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil per sollecitare il rinnovo del contratto dell’industria alimentare. In Friuli Venezia Giulia sono oltre 7mila i lavoratori pronti ad incrociare le braccia, mentre a tappeto proseguono anche in questi ultimi giorni le assemblee delle tre sigle sindacali nei luoghi di lavoro.

“Stiamo svolgendo un’azione capillare su tutto il territorio  della regione” – commenta la segretaria generale della Fai Cisl Fvg, Claudia Sacilotto. “Ipotizziamo un’altissima adesione degli addetti, considerando l’importanza della questione sul tavolo”. Un rinnovo contrattuale sofferto, con la rottura delle trattative e con già quattro ore di sciopero consumate nelle aziende alimentari italiane più grandi. “Quello che ci aspettiamo – spiega Sacilotto – è che le trattative possano ripartire e che si chiuda al più presto la partita, con una serie di punti fermi: stessi diritti e tutele per tutti i lavoratori che operano nel medesimo sito produttivo; esigibilità ed estensione della contrattazione di secondo livello non solo aziendale ma anche territoriale e di settore; salari più alti perché i costi della crisi non possono essere sopportati soltanto dai lavoratori, mentre alle aziende vengono concessi dal Governo sgravi ed agevolazioni di vari tipi”. Tanto più che il termometro ci dice che l’industria alimentare italiana gode di buona salute. Con punte d’eccezione anche per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia.

“A titolo d’esempio – riferisce la segretaria della Fai Cisl – basti pensare che alla Quality Food di Martignacco sono ormai diventati normali gli straordinari di sabato; o, ancora, alle performance della Goccia di Carnia, Pasta Zara o della Birra Castello”, senza voler sottolineare il settore della torrefazione del caffè di Trieste.“E’ chiaro – aggiunge Sacilotto – che in un quadro del genere, con aziende assolutamente floride, la chiusura di Federalimentare e delle sue varie componenti è incomprensibile, così come la proposta dell’assorbimento degli scatti di anzianità e il congelamento dei premi di produzione”.

Quanto allo sciopero di venerdì 29, tutti i dipendenti del settore sono pronti, come emerso dalle assemblee in corso, a far sentire alta la loro voce: dagli occupati nei prosciuttifici a quelli della Parmalat, dalle lavoratrici/lavoratori della Roncadin e Venchiaredo a quelle/quelli della La Giulia e della Witor’s. 

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