Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Si trincia le falangi sul lavoro, ma la colpa ricade sul chirurgo e lei non viene risarcita

Diniego polemico a un'operaia, assicurata di Talmassons, vittima quasi due anni fa di un brutto infortunio sul lavoro

Perde le falangi di due dita a causa di un infortunio sul lavoro ma la sua assicurazione non le riconosce l’amputazione totale perché la menomazione non è il frutto “dell’incidente in sé” ma della “regolarizzazione chirurgica”.

«Non bastasse ciò che ha patito fisicamente, è un diniego illogico, umiliante e pure offensivo quello che da mesi Crédit Agricole oppone alle legittime richieste di indennizzo di una donna, una lavoratrice di 45 anni di Talmassons (Ud), andata incontro a uno degli infortuni più frequenti quando si maneggiano macchinari pericolosi, datati e non più in linea con le recenti normative di sicurezza», fa sapere Studio 3A.

I fatti

La 45enne il 19 novembre 2019 stava operando in un’impastatrice per confezionare il burro nell’attività casearia della zona per la quale lavora da dieci anni e mentre lavava la “panettatrice” con dell’acqua, con l’ausilio di una gomma, il macchinario risucchia il tubo e con esso le dita della mano sinistra, quella d’elezione, visto che la donna è mancina. La lavoratrice ha chiesto aiuto, nonostante il dolore ha recupera le due parti di dito finiti nel macchinario, tamponando le ferite in attesa dell’ambulanza del 118, allertato da un collega: sul posto sono intervenuti poi lo Spisal di Gemona e i carabinieri di Mortegliano.

Una volta in pronto soccorso di Udine, alla donna riscontrano un “trauma da lavoro con amputazione da strappamento apice secondo e terzo dito e ferita lacero contusa al quarto” e viene trasferita in Ortopedia e Traumatologia. Qui il chirurgo, preso atto che “non è possibile eseguire il reimpianto” delle parti amputate, ha proceduto a “regolarizzare alla F3 (alla terza falange, ndr) secondo e terzo dito e a suturare il quarto”: il trauma ha provocato una lesione vascolo-nervosa che non si può sanare se non con l’amputazione chirurgica completa del poco che resta dell’ultima falange delle dita, intervento necessario non tanto per motivi estetici ma per ragioni mediche, di cura della ferita e funzionalità della mano.

L'invalidità

Per la donna inizia così un lungo calvario: tornata ripetutamente in ospedale, per rimuovere i punti e per le periodiche medicazioni, a fine dicembre subisce anche una “infezione da sutura”. Resta in infortunio fino al 5 marzo 2020, quando l’Inail chiude la pratica riconoscendole un’invalidità permanente del 7%. Il 20 giugno, a stabilizzazione dei postumi, il medico del lavoro dopo aver constatato che permane ancora un’impotenza funzionale alla “prensione”, e nel suo giudizio di idoneità avanza controindicazioni per la movimentazione manuale dei carichi e l’esposizione a basse temperature, raccomandando di variare la tipologia delle attività dell’addetta.

L'indennità

La donna aveva stipulato una polizza infortuni personale, per un premio annuo, regolarmente pagato, sui 200 euro. Il contratto prevedeva la liquidazione di un tantum a seconda del tipo di lesione e contemplava sia il caso della frattura alle falangi sia la loro amputazione completa. La donna ha così presentato, tramite una società specializzata, richiesta danni alla compagnia chiedendo la cifra prevista per l’amputazione completa di due falangi e per la loro frattura. Crédit Agricole non ha peròritenuto sufficiente la documentazione fornita a comprovare le lesioni, apprezzabili anche dalle foto, chiedendo continue integrazioni di documenti. Anche a seguito dell'invio della documentazione, l'offerta onnicomprensiva per chiudere il sinistro è di poche centinaia di euro, riconoscendo solo la frattura. Dopo due reclami all’Ivass, l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni, la compagnia li ha riscontrati ribadendo la sua posizione, dopo aver sottoposto il caso al suo medico centrale. 

La tesi

La tesi di Crédit Agricole è che l’infortunio in sé “non ha determinato l'amputazione netta delle falangi distali delle due dita bensì solo una amputazione parziale. L'amputazione delle falangi distali venne eseguita con intervento chirurgico di regolarizzazione”. Secondo la compagnia, “la valutazione dell'infortunio, al fine di indennizzare le lesioni patite, dovrà essere effettuato sulla scorta degli esiti post-traumatici cioè di quanto evidenziato al primo controllo radiografico e non dopo il trattamento chirurgico di regolarizzazione del moncone della falange. Pertanto a termini di polizza si potrà liquidare la frattura e non l'amputazione delle falangi distali”. 

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