menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Riordino della disciplina della gestione della pesca nelle acque interne

Presentato oggi in consiglio regionale a Trieste il disegno di legge 228 per la gestione delle risorse ittiche nelle acque interne è stato più volte ricalibrato con un cambio totale di rotta

Semplificazione delle procedure, razionalizzazione delle risorse a disposizione, miglior efficacia nell'azione di pianificazione, valorizzazione ai fini turistici della pesca sportiva, integrazione delle istanze del mondo della
pesca sportiva con quelle di tutela dell'ambiente naturale acquatico. Sono gli obiettivi cui si ispira il riordino della disciplina della gestione della pesca nelle acque interne, primo punto all'ordine del giorno dell'odierna seduta del Consiglio regionale.

Boem

Il disegno di legge 228 - spiega Vittorino Boem (Pd), relatore di maggioranza per l'Aula del provvedimento, è frutto di un lungo percorso e risponde alla necessità di riformare un assetto normativo datato e non più pienamente rispondente alla situazione attuale del settore a livello regionale caratterizzata da un drastico calo del numero di licenze e autorizzazioni per la pesca sportiva, l'aumento dell'età media dei pescatori sportivi invece
e la frammentazione delle associazioni sportive di pesca, circa 300, e di organizzazioni federali di rappresentanza. Cuore della riforma sono le norme che contemplano un ammodernamento dell'Ente Tutela Pesca denominato ora Ente Tutela Patrimonio Ittico - continua Boem - concepite per rendere più efficace la sua attività e razionalizzare le risorse pubbliche, che costituiscono circa il 31% delle entrate di bilancio (dati
2015), e mirano a incardinare la gestione del patrimonio ittico in un quadro generale di tutela e valorizzazione degli ambienti naturali acquatici.

Il ruolo della Regione viene rafforzato e semplificata la burocrazia, seppure nel rispetto delle garanzie di protezione delle risorse ittiche. Si dà inoltre un ruolo centrale alla pianificazione, così come avvenuto recentemente con la riforma dell'attività venatoria: il Piano di gestione ittica diviene il quadro tecnico-scientifico di riferimento entro il quale agire. La norma opera quindi, laddove possibile, un'armonizzazione tra il settore ittico e quello venatorio, per quanto riguarda il processo di attuazione delle politiche di settore. All'Ente tutela patrimonio ittico competono le funzioni riguardanti l'attuazione operativa delle politiche regionali in materia di pesca nelle acque interne, la gestione degli impianti regionali, la collaborazione con società e associazioni, l'adozione del Piano di gestione ittica, il monitoraggio ambientale, il rilascio delle licenza di pesca sportiva e professionale, l'adozione del programma delle immissioni, le attività didattiche e la vigilanza sull'esercizio di pesca. La nuova struttura prevede la figura di un direttore generale, nominato dalla Giunta, cui compete il raggiungimento degli obiettivi e un di Comitato ittico, organo consultivo che si dovrà esprimere sugli atti principali dell'Ente, presieduto dall'assessore competente, e composto da tre funzionari provenienti dalle Direzioni risorse ittiche, biodiversità e risorse idriche, sei rappresentanti eletti dai pescatori sportivi, un rappresentante dei pescatori professionali, e rappresentanti designati da: associazione nazionale di riferimento del settore, operatori ittici volontari, guardie giurate volontarie, associazioni ambientaliste riconosciute, Istituto zooprofilattico, Università regionali, ARPA e Consorzi di bonifica.

Piccin

Frutto di una lunga mediazione con i portatori di interesse, il ddl 228 per la gestione delle risorse ittiche nelle acque interne è stato più volte ricalibrato con un cambio totale di rotta. Ad affermarlo è Mara Piccin (FI) che nella sua relazione di minoranza ricorda come l'idea iniziale di sopprimere l'Ente Tutela Pesca (ETP) sia stata definitivamente accantonata per giungere alla sua trasformazione in Ente Tutela Patrimonio Ittico (ETPI), ente strumentale più che di autogoverno con conseguente perdita di autonomia della categoria. E' un risultato al ribasso per il mondo della pesca secondo Piccin, attraverso il quale la Regione accentra a sé le competenze di
settore lasciando al costituendo Comitato ittico scarso potere decisionale. La proposta di Forza Italia è invece di sdoppiare il Comitato ittico in due organi snelli, a costo zero, con differente estrazione e funzioni: un comitato di
rappresentanza-decisionale e un secondo consultivo tecnico-scientifico per garantire l'autogoverno dei pescatori e avere un soggetto capace di ragionare in termini di conservazione della fauna ittica. Accolto con favore e come segno di buon senso l'introduzione del nuovo articolo 33 che prevede la possibilità di concessione dei campi di gara fissi, ma il testo, secondo l'esponente di Forza Italia, si presenta appesantito: molte disposizioni potevano trovare spazio nei regolamenti attuativi senza ingessare ingiustamente un settore che è in continua evoluzione. Per ciò che attiene alla gestione delle risorse ittiche, diverse istanze sono state recepite, per altre permangono perplessità, mentre altri punti non sono stati affrontati con la dovuta attenzione, come ad esempio l'aspetto turistico della pesca. In legge - osserva poi in conclusione Mara Piccin - manca poi
ogni riferimento al costo della riforma e non viene affrontata la questione della ripartizione dei costi tra sistema pubblico e mondo della pesca.

Dal Zovo

E' apprezzabile l'approccio della riforma contenuta nel ddl 228 per Ilaria Dal Zovo (M5S) relatrice di minoranza in Aula, poiché sposta l'attenzione da pesca e pescatori per concentrarla sulla salvaguardia e la tutela dei pesci e della fauna dei nostri fiumi e laghi.  L'importante è che questi principi si trasformino in veri e propri atti di tutela e incremento del patrimonio ittico, di conservazione degli ambienti acquatici, di sviluppo sostenibile dell'attività di
pesca. In quest'ottica il provvedimento, secondo l'esponente del MoVimento Cinque Stelle, avrebbe dovuto incidere maggiormente sul contrasto alle attività illecite, come ad esempio la pesca di frodo, fenomeno in forte espansione negli ultimi anni anche in Friuli Venezia Giulia. 

Positivo è il percorso partecipato che ha portato alla stesura delle norme e l'istituzione del Comitato ittico più snello del precedente Consiglio direttivo, che tuttavia è privo di poteri vincolanti che sarebbero stati più che giustificati dalla presenza al suo interno di figure professionali di un certo rilievo e rappresentanti di altri enti regionali. Da apprezzare per il M5S è poi anche l'inserimento di un piano di gestione ittica, che incorpora importanti obiettivi, tra cui campeggia la tutela della biodiversità, la conservazione della fauna ittica e dei relativi ambienti acquatici e da ultimo la gestione del patrimonio ittico e il relativo prelievo ai fini della pesca e positiva viene giudicata anche la facoltà riconosciuta alle organizzazioni di volontariato e l'innalzamento delle sanzioni amministrative. 

Aumentare i controlli, non può che essere una buona prassi - conclude Dal Zovo - per combattere i pescatori di frodo e per pretendere il rispetto delle regole vigenti. Purtroppo - chiude Dal Zovo - non vedremo gli effetti della
riforma in questa legislatura, anche alla luce delle deleghe regolamentari previste per l'attuazione delle norme.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

È di nuovo zona arancione, ecco cosa succede da oggi

Attualità

Coronavirus, 12 i decessi, calano i ricoveri e le terapie intensive

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

UdineToday è in caricamento