Rincari anche del 400% sui centri estivi: la disperazione delle famiglie

Le famiglie spesso si sono trovate davanti ad aumenti esorbitanti sulle rette settimanali dei centri estivi, derivanti dalle difficoltà, per chi organizza, di coprire i costi dovuti alle nuove linee guida disposte per far fronte all'emergenza sanitaria

Al via i centri estivi, sì ma come e, per la famiglie, anche "sì, ma quanto?". La Regione ha disposto le linee guida e amministrazioni, associazioni, cooperative e parrocchie si sono organizzate di conseguenza, spesso alzando e non di poco le rette settimanali a discapito delle famiglie. Un cortocircuito spesso drammatico, che ha messo in difficoltà certamente le famiglie ma, originariamente, anche gli stessi organizzatori sui quali è ricaduta tutta la difficoltà burocratica di un momento emergenziale. 

Il caos per chi organizza

I rincari

Se le amministrazioni comunali sono riuscite a contenere i costi, lo stesso non si può dire per le strutture private. In alcuni casi l'aumento della retta settimanale è stato di oltre il 400%: da circa 75 a fino 350 euro a settimana, con tanto di riduzione dell'orario, che spesso non è più a tempo pieno ma solo fino a dopo il pasto. Un cambiamento inaccettabile per le famiglie spesso già messe in difficoltà dalla mancanza di lavoro a causa dell'emergenza sanitaria e dall'impossibilità di contare su altri aiuti. In un caso come questo è stato impossibile per le famiglie iscriversi a questo centro estivo, che non sarà così realizzato, costringendole a guardarsi intorno e scoprendo che dappertutto i prezzi sono stati alzati, chi più chi meno. Rincari comprensibili viste le regole stringenti a cui gli organizzatori dovranno sottostare, ma che se in alcuni casi si aggirano intorno ai 20/30 euro a settimana, in altri arrivano - come detto - a quadruplicare le rette iniziali. Un'altra struttura cittadina chiede per la fascia 3-6 anni (dove il rapporto educatori bambini è di 1 a 5) 200 euro settimanali per il turno del mattino senza pranzo (265 euro fino alle 16 a cui si devono aggiungere 35 euro per i pasti) e, in caso di secondo figlio, la riduzione applicata è del solo 5%. Una clausola prevede che per l'accettazione dell'iscrizione si dovrà pagare la quota in anticipo e che in caso di assenze non ci saranno rimborsi. 

Altre problematiche

Per le famiglie, già duramente provate dall'assenza di servizi educativi per oltre due mesi, la speranza di poter iscrivere i propri figli ai centri estivi era un appiglio concreto che, in alcuni casi, si sta però sgretolando. Oltre ai pochi posti disponibili spesso ci sono anche le questioni economiche a impedire l'iscrizione. A queste difficoltà si aggiungono altri pensieri: il primo è quello dei rimborsi delle rette. Saranno erogati? Se sì quando e in che percentuale? Ovviamente questa è una questione delicatissima, perché il servizio non è stato erogato, se non in parte con la didattica a distanza, ma le scuole coprono i costi fissi (personale, utenze, manutenzione) grazie al contributo delle famiglie. Costi fissi che sono rimasti pressoché invariati anche durante il lockdown spesso anche con l'anticipo degli enti stessi della cassa integrazione ai dipendenti

Il secondo problema riguarda l'iscrizione al prossimo anno scolastico. L'aumento che ha riguardato i centri estivi sarà replicato anche all'avvio del prossimo servizio educativo a settembre? Tante domande, troppe incertezze. Una situazione che fa male alle famiglie, alle educatrici e agli educatori, alle associazioni e, soprattutto, ai bambini

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