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Eccesso di potere, discriminazione e non corrispondenza con il programma elettorale: ricorso al Tar contro il "porta a porta"

Alcuni cittadini hanno presentato ricorso al Tar contro la delibera di giunta che prevede il porta a porta in tutta Udine, lamentando disparità tra le zone della città

Questo "porta a porta" non s'ha da fa'. O almeno così vorrebbe un comitato spontaneo di cittadini di Udine, "Udine pulita - no porta a porta", che ha deciso di avviare un ricorso al TAR per opporsi alla delibera di Giunta Municipale del Comune di Udine n. 167 del 06/05/2019 che ha istituito il cambio del sistema di raccolta differenziata dei rifiuti a Udine da stradale a “porta a porta spinto”. Alcune delle motivazioni sono: eccesso di potere della giunta, disparità tra diverse zone di Udine, irragionevolezza della pubbilica amministrazione.

Questo il comunicato

"Un gruppo di 11 cittadini, che si sono costituiti nel comitato spontaneo e senza alcuna connotazione politica "Udine pulita - no porta a porta", ha notificato il 23-7-2019 al Comune di Udine e alla NET un ricorso al TAR contro la delibera di Giunta Municipale n. 167 del 6-5-2019 di approvazione della raccolta differenziata "porta a porta" dei rifiuti.

Il ricorso parte dall'assunto che la realizzazione della raccolta "porta a porta", come voluta da NET e dalla Giunta con la sua delibera, non rientra negli interessi della cittadinanza ed è affetta da vizio di eccesso di potere per contraddittorietà ed illogicità manifesta, difetto ed erroneità dei presupposti, difetto di istruttoria, difetto di motivazione ed irragionevolezza della scelta operata da parte della P.A.; inoltre vi è correlato un vizio di eccesso di potere riscontrabile nella evidente disparità di trattamento fra utenti residenti in aree diverse della città.

I cittadini ricorrenti, per la formulazione del ricorso, si sono rivolti all'avvocato Giovanni Attilio De Martin del foro di Padova il quale, nella sua attenta analisi della documentazione presentata a supporto, ha rilevato una notevole quantità di elementi di opposizione: da evidenti plurime differenze nel computo delle utenze da servire a palesi omissioni di costi, da ingiustificate ipotesi nelle previsioni di diminuzioni di costi di smaltimento dei rifiuti con il "porta a porta" a illegittime discriminazioni fra utenti residenti in centro e nelle altre zone di Udine.

I cittadini si sono trovati d'accordo a ricorrere in giudizio poiché ritenuto come unico mezzo per bloccare la realizzazione della raccolta "porta a porta", infatti l'avvocato De Martin ha richiesto al TAR in via preliminare la sospensione degli effetti esecutivi delle delibera impugnata anche perché sono stati individuati elementi fonte di danno erariale.

La volontà di impugnare la delibera della Giunta è nata da un semplice passaparola, anche a fronte dell'evidente dissenso manifestato dai cittadini in occasione degli incontri pubblici sull'argomento che si sono svolti in città.

L'avvocato De Martin ha dimostrato nel ricorso come Udine, con l'attuale sistema di raccolta con i cassonetti stradali, sia già una eccellenza che dovrebbe essere presa a modello: ha la TARI più bassa d'Italia fra le città con 100.000 abitanti e, avendo realizzato il 67% di differenziata, ha già superato da 3 anni gli obiettivi di raccolta differenziata stabiliti dalla CEE per il 2035 (fissati al 65%) e la NET, una volta raccolti i rifiuti, con gli impianti di trattamento arriva al 90% di differenziata.

Il gruppo di cittadini ha considerato il fatto che il Sindaco Fontanini, durante la campagna elettorale, mai ha parlato di volere realizzare il "porta a porta", tant'è che nel suo volantino elettorale non c'era neanche un minimo cenno a temi ambientali, figurarsi al "porta a porta". Solo una volta eletto Fontanini ha detto pubblicamente le sue intenzioni sull'argomento, ma ormai era troppo tardi per noi cittadini decidere con il voto.

Noi cittadini a Udine ci comportiamo in gran parte in modo esemplare nel differenziare i rifiuti, in pochi non lo fanno. Con tutti i problemi che il “porta a porta” crea a noi cittadini, che certamente non vogliamo di certo con questo modo conservare in casa i rifiuti anche per 15 giorni, non accettiamo che per i pochi che non fanno bene la differenziata dobbiamo essere puniti tutti: ciò non è giusto".

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