Porzûs, a Faedis e Canebola celebrato il ricordo dell'eccidio

Bolzonello: «una pagina tragica, una storia complessa, che però è ormai scritta e conosciuta. La storia non si può cancellare o modificare, si deve studiare, si deve capire e si devono mettere in pratica tutte le azioni che possano bloccare il riaccendersi di fiamme che sono state spente con troppa fatica»

Un momento della cerimonia © ANSA/PIERPAOLO GRATTON

Si sono tenute oggi a Faedis e a Canebola le cerimonie di commemorazione del 73° anniversario dell'eccidio delle malghe di Porzûs. Accanto all'Associazione Partigiana Osoppo, rappresentanti della federazione dei Volontari per la libertà, dell'Anpi, delle associazioni d'arma e delle forze
dell'ordine, oltre a tutti i vertici istituzionali dalla Regione, presente con la presidente e il vice presidente del Friuli Venezia Giulia, il presidente del Consiglio regionale e alcuni consiglieri regionali, alla Provincia, affiancati dalle fasce tricolori dei sindaci di numerosi comuni friulani. Presente anche
in rappresentanza del Governo, il sottosegretario alla Difesa.

Dalla Regione il monito a studiare e comprendere la storia per isolare ogni forma di estremismo. Il Friuli Venezia Giulia, nel difficile percorso di riconciliazione per fare luce su una delle pagine più complesse della lotta di liberazione, è un esempio di convivenza, una terra speciale non solo per lo statuto d'autonomia ma per la sua capacità di dialogare con le terre confinanti. Accompagnato dalla nuova banda di Orzano il corteo ha dapprima raggiunto il monumento ai caduti di Faedis, per poi proseguire la cerimonia a Canebola dove si è tenuta una Santa messa a suffragio dei caduti concelebrata da don Gianni Arduini e don Federico Saracino, scandita dai canti della corale "Chei dai Sparcs" di Tavagnacco.

Una cerimonia partecipata con commozione dai testimoni ancora vivi di quei tragici giorni, Paola Del Din, medaglia d'oro alla Resistenza, e Giampaolo Danesin, fazzoletto verde classe 1926. Nei vari interventi sono state evocate la memoria e le parole di molti combattenti per la libertà ed il difficile percorso di costruzione di una Repubblica democratica, libera ed unita che ha il suo senso più alto nello storico abbraccio tra don Redento Bello e Giovanni Padovan, suggellato dal Presidente della Repubblica nel 2012.

Non sono mancate da più parti parole di condanna per i fatti di Macerata e per gli insulti che hanno macchiato il Giorno del Ricordo, gesti a cui è stato opposta la necessità di perseguire il bene comune, andando oltre l'individualismo esasperato per abbracciare una visione etica ideale, che si oppone a nuovi confini, muri o fili spinati. Un messaggio che per la Regione rappresenta l'eredità più importante da tramandare alle nuove generazioni e il significato profondo delle cerimonie di commemorazione che di anno in anno onorano la memoria dell'eccidio di Porzus.

Bolzonello

«Quella di Porzûs è una pagina tragica, una storia complessa, che però è ormai scritta e conosciuta. La storia non si può cancellare o modificare, si deve studiare, si deve capire e si devono mettere in pratica tutte le azioni che possano bloccare il riaccendersi di fiamme che sono state spente con troppa fatica». Così il vicepresidente del Friuli Venezia Giulia, Sergio Bolzonello. Ricordano le storie di sconfitte e di vittorie scritte in regione, Bolzonello, ha voluto ricordare “Franchi”, Fioravante Bucco, scomparso nei giorni scorsi: «un alpino e prima di tutto un italiano a lui, e a tutti gli eroi che hanno dato valore alla parola resistenza va il mio pensiero in questa giornata di ricordo. Purtroppo - aggiunge Bolzonello - il tempo ci sta portando via i testimoni oculari di cosa significava l’odio cieco di quel periodo storico che in modo drammatico è stato raccontato con il sangue proprio in questa malga testimone di quello che oggi non possiamo comprendere».

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