Ricordato a Moggio Udinese il maresciallo capo Luigi Di Bernardo

Commemorazione alla memoria del militare caduto in servizio il 25 maggio 1971 a Clusane D’Iseo (Bs)

Questa mattina, a Moggio Udinese, l’Arma dei Carabinieri ha reso omaggio con una cerimonia al Maresciallo Capo Luigi Di Bernardo, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, ucciso il 25 maggio 1971 a Clusane d’Iseo (BS), con la deposizione di una corona d’alloro davanti alla casa natia, sotto la lapide in ricordo del militare. La figura del caduto è stata così ricordata nel corso della cerimonia - alla quale hanno partecipato il Comandante Provinciale Carabinieri di Udine, Colonnello Marco Zearo, il Signor Francesco Di Bernardo, nipote del decorato, e il Sindaco di Moggio Udinese, Ingegner Giorgio Filaferro - con la lettura della motivazione con la quale il Presidente della Repubblica ha insignito della più alta onorificenza l'Eroe dell'Arma, all'epoca Comandante della Stazione di Iseo.

Il 25 maggio 1971, 47 anni fa, durante un controllo di tre malviventi di origine nomade veniva fatto segno a più colpi di pistola esplosigli contro da uno di questi. Il sottufficiale, seppur colpito a morte riusciva a reagire ed a ferire l’aggressore, che veniva poi bloccato da altro militare, tratto in arresto e successivamente condannato a pena esemplare. Al termine della cerimonia, una rappresentanza della Compagnia di Tarvisio e dell'Associazione Nazionale Carabinieri, presente con le bandiere di alcune Sezioni insistenti sul territorio del Comando Provinciale di Udine, hanno reso gli Onori ai Caduti al suono del Silenzio, ai quali è seguita la benedizione impartita dal Cappellano Militare della Legione Carabinieri "Friuli Venezia Giulia", Don Albino D'Orlando.

Maresciallo Capo Luigi DI BERNARDO

Data concessione: D.P.R. 25 maggio 1972. Data e luogo di nascita: Classe 1931, 21 giugno, Moggio Udinese, Udine. Data e luogo di morte (nonché dell’evento ricordato): Clusane d'Iseo (BS), 25 maggio 1971.

Nato il 21 giugno 1931 a Moggio Udinese (UD). Maresciallo Capo dei Carabinieri, all’epoca dei fatti alle dipendenze del Comando Legione Territoriale Carabinieri di Brescia.

Arruolato nell’Arma come Allievo Carabiniere nell’ottobre 1950, fu assegnato al 1° Battaglione della Scuola Centrale di Moncalieri (TO) ed ammesso a frequentare il corso biennale per Allievi Sottufficiali.

Dopo aver compiuto i prescritti periodi di esperimento pratico presso alcune Stazioni dell’Arma, fu aggregato alla Scuola Centrale di Firenze per frequentare il 2° corso allievi e promosso Vicebrigadiere nell’agosto 1952.

Al termine del corso, destinato alla Legione Territoriale Carabinieri di Milano, prestò servizio alla Stazione Carabinieri di Ponte Valtellina (SO), dove nel febbraio 1955 fu promosso Brigadiere. Ricoprì successivamente l’incarico di comandante delle Stazioni di Bormio (SO), di Sondalo (SO), di Livigno (SO), di Verolanuova (BS), di Remedello (BS) e di Chiari (BS).

Promosso Maresciallo d’Alloggio Ordinario a scelta nell’agosto 1963 ed assegnato al Comando della Stazione di Iseo (BS) nel 1964, fu promosso Maresciallo Capo nell’agosto del 1965.

Il 25 maggio 1971, il Maresciallo, all'epoca Comandante della Stazione di Iseo, nel corso di un controllo di tre nomadi, sospettati di far parte di un gruppo criminale operante nel bresciano, veniva fatto segno a più colpi di pistola esplosigli contro da uno di questi. Il Sottufficiale, seppur colpito a morte, riusciva a reagire e a ferire l'aggressore che veniva poi bloccato da altro militare e tratto in arresto.

Il Presidente della Repubblica, il 23 maggio 1972, con solenne cerimonia nel Palazzo del Quirinale, lo ha insignito dell’onorificenza di Medaglia d’Oro al Valor Militare “alla memoria” con la seguente motivazione: 

“Comandante di stazione distaccata, già più volte distintosi per capacità professionale, esemplare senso del dovere, slancio e coraggio nella lotta contro una vasta attività criminosa organizzata operante nel proprio territorio, predisponeva e dirigeva personalmente rischiosa operazione notturna, nel corso della quale sorprendeva, con due militari dipendenti, tre nomadi viaggianti a bordo di auto rubata. Affrontati decisamente i malfattori per identificarli, veniva da uno di essi fatto segno a più colpi di pistola. Ferito a morte, dava ulteriore prova di valore e coraggio, facendo fuoco sull’aggressore che, ferito, poteva essere catturato da altro militare. La drammatica conclusione dell’operazione suscitava il commosso plauso delle autorità e della popolazione”.

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