Ricordato a Cividale il friulano che fu “ultimo imperatore della prima Europa”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Se l'impero di Carlo Magno fu il primo nucleo di un'Europa unita, Berengario da Cividale ne fu l'ultimo imperatore, incoronato a Roma nel dicembre 915. Un anniversario che non è sfuggito al Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico "Fogolâr Civic" e al Circolo Universitario Friulano "Academie dal Friûl", da decenni impegnanti liberalmente nella promozione di una cultura civica radicata nella storia del territorio, che, dopo aver scritto alle 216 Amministrazioni comunali del Friuli Venezia Giulia invitando ciascuna a contribuire con una nota commemorativa alle rimembranze sociali programmate presso il municipio cividalese nell'XI centenario dell'incoronazione del corregionale divenuto “ultimo imperatore della prima Europa”, hanno celebrato la ricorrenza, lunedì 21 dicembre 2015, ospiti del Comune della città natale di quell'ultimo Cesare carolingio che fu anche l'unico friulano assurto alla massima carica politica europea. A ricevere le delegazioni, l'assessore comunale alla cultura di Cividale del Friuli, Angela Zappulla, la quale “come amministratore e come cittadina” ha voluto esprimere sinceri indirizzi di apprezzamento per la lunga attività di Fogolâr Civic e Academie dal Friûl anche in seno alla Città Ducale, in particolare riguardo al recupero e al rinnovamento del mito storico di fondazione cesariana del Forum Iulii. Il presidente dei due sodalizi, prof. Alberto Travain, ha tratteggiato, quindi, la vicenda dell'imperatore friulano incoronato undici secoli prima per finire vittima di una congiura di notabili veneti: “Marchese del Friuli, nell'888 divenuto primo re d'Italia indipendente e nel 915 ultimo imperatore carolingio dell'Europa centro-occidentale, Berengario, cividalese di regale prosapia franca, si trovò ad affrontare mille guerre civili e invasioni 'barbariche' di cui anche tentò di servirsi contro suoi avversari intrinseci: la sua stessa Marca d'origine, lungamente fedele alla sua causa – leggendaria fu la resistenza di trecento soldati triestini che gli dovettero salvare la vita in una disastrosa battaglia sul fiume Trebbia –, ne fu terribilmente devastata. L'assassinio dell'imperatore costituì l'epilogo di un fallimento non tanto o non solamente personale ma di un sistema italico degradato di cui Roma antica era già stata propugnatrice e testimone compiacente. L'ultimo imperatore e l'ultimo doge: è curioso come l'Impero carolingio prima e la Repubblica di Venezia poi si siano entrambi trovati nel caso di vedere affidato il proprio tracollo a governanti friulani! Berengario da un lato e dall'altro Ludovico Manin, da sin troppi giudicati inetti, furono non solo ma certamente anche i 'capri espiatori' di fallimenti politici a monte, la cui responsabilità tristemente la Storia ha fatto ricadere sulle loro spalle: più 'curatori fallimentari' di Stati decaduti che speranzosi 'salvatori della patria' destinati ad essere additati comunque come maldestri responsabili e liquidatori di passate glorie. L'augurio è che questa nostra bella regione, il cui nome ricorda il mito di un Cesare qui fondatore di un crocevia di popoli, possa in futuro – ha concluso Travain – non essere culla di governanti davvero incapaci ma laboratorio di nuovi, proficui modelli di consorzio umano, sociale e civile, di cui soprattutto ora Italia ed Europa paiono avere necessità. Riscatteremo, forse, così il 'nostro' infelice Berengario, figlio di lontani secoli bui di cui certamente, mutatis mutandis, sarebbe opportuno evitare riedizioni”. Riguardo ai riscontri ottenuti dalle Amministrazioni comunali dell'attuale regione forogiuliane, particolarmente pregnante è risultata senz'altro la nota inviata dall'affabile sindaco Mario Ongaro di Cordenons, il quale, ricordando il “legame culturale strettissimo” tra il suo paese e la figura del controverso imperatore friulano – “a lui infatti viene attribuita una pergamena che cita per la prima volta la comunità della futura Cordenons” – e giudicando l'iniziativa alla stregua di un vero “appuntamento con la storia”, “evento di notevole rilevanza non solo per la comunità di Cividale che ha l’onore di aver dato la nascita a Berengario”, ha espresso senz'altro l'auspicio di futuri attinenti scambi culturali con la Città Ducale e segnalato anche una recente delibera della giunta cordenonese prevedente la realizzazione di un cippo storico commemorativo del diploma berengariano dell'897 “actum Naones corte regia”. Al termine della cerimonia in sala consiliare, prendendo spunto da felici suggestioni culturali proposte dal critico e studioso romano Alfredo Barbagallo, i convenuti hanno reso omaggio alla memoria di Berengario e della dinastia ducale/marchionale friulana degli Unrochingi con la simbolica deposizione di una rosa – come quelle campeggianti sull'orifiamma di Carlo Magno – presso il celeberrimo pozzo storico cividalese detto “di Callisto”. Tra le rappresentanze sociali, civiche, accademiche e studentesche presenti, anche l'ex assessore alla cultura del Comune di Udine, l'apprezzata studiosa dott.ssa Marisanta de Carvalho di Prampero nonché esponenti della celeberrima casata friulana dei Savorgnan, toponimo la cui più antica menzione conosciuta risale proprio a un diploma di Berengario del 922.

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