Ricordati a Udine i friulani, i lombardi e i veneti caduti 150 anni fa per difendere l'impero d'Austria, vecchia piccola Europa unita

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

13° "Bamberg" di Padova, 16° "Wernhardt" di Treviso, 26° "Michael" di Udine, 38° "Haugwitz" di Monselice, 45° "Sigmund" di Verona, 79° "Frank" di Pordenone, 80° "Holstein" di Vicenza: chi mai li ricorda più i nomi di quei sette reggimenti, di quei fanti del Nordest d'Italia, che nel 1866, per l'ultima volta, tra Meno ed Elba, testimoniarono sul campo di battaglia la lealtà e il valore delle genti di quanto rimaneva ancora del regno asburgico del Lombardo-Veneto a difesa della vecchia Austria imperiale, principio di Europa Unita nel cuore geografico del Continente? È passato un secolo e mezzo da quando un piccolo ma bellicoso Stato tedesco, la Prussia, alleato di una neonata Italia sabauda, aggredì e sconfisse l'impero multietnico degli Asburgo, ultimo erede della tradizione cosmopolita romana d'Occidente, per rimpiazzarlo in Germania poi con un grande "Reich" nazionale presto protagonista di tante sciagure continentali e globali. L'Europa Centrale, la Mitteleuropa, stava cambiando: si stava attivando un meccanismo perverso che avrebbe condotto a mille nuove oppressioni, persecuzioni, pulizie etniche e trascinato l'intero pianeta nella follia di due guerre mondiali bastanti a disarcionare il Vecchio Continente dalla guida del mondo. "Quest'epoca non ci vuole! Essa vuole, in primo luogo, creare degli Stati nazionali indipendenti! La gente non crede più in Dio. Il nazionalismo è la nuova religione. I popoli non vanno più nelle chiese. Vanno nei circoli nazionalisti": queste le parole che Joseph Roth faceva pronunciare a certo conte Chojnicki nel suo celebre romanzo "La Marcia di Radetzky". Ebbene, a centocinquant'anni di distanza, c'è chi davvero non ha dimenticato i valorosi friulani, lombardi e veneti caduti nell'estremo tentativo di fermare la Storia di un'Europa inesorabilmente avviata verso il baratro delle più perniciose frammentazioni e contrapposizioni nazionalistiche. Domenica 3 luglio 2016, infatti, ricorrendo il 150° della decisiva battaglia di Sadowa/Königgrätz (Hradec Králové) in Boemia, in cui notoriamente persero la vita anche centinaia di figli del vecchio Lombardo-Veneto, ecco che a Udine, nel Friuli, capoluogo della provincia testimone dei fatti salienti che condussero all'avvento dell'Impero asburgico nel Nordest d'Italia a fine Settecento (vd. Trattato di Campoformio), sette signore aderenti al Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico "Fogolâr Civic", fattesi madrine della memoria ciascuna di uno di quei reparti che tennero alto il nome italiano e ancor prima friulano, lombardo e veneto sotto le insegne di Casa d'Austria, allora incarnanti l'idea di una patria comune forte mitteleuropea, hanno deposto mazzi di rose recanti i colori reggimentali presso il tempietto civile locale appunto dedicato "ai caduti per la patria". Mentre quindi Manuela Bondio dedicava i suoi fiori al ricordo dei fanti del 13°, Renata D'Aronco ai loro commilitoni del 16°, Mirella Valzacchi al 26°, Maria Luisa Ranzato ai soldati del 38°, Milvia Cuttini al 45°, al 79° Antonietta Monzo e all'80° Marisa Celotti, il gonfalone storico del Fogolâr Civic, retto dal consigliere sociale Maurizio Di Fant, si piegava in segno di omaggio insieme al medagliere della sezione provinciale di Udine dell'Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare, affidato al suo presidente Sergio Bertini. A terra, sotto la Statua della Vittoria, ad accogliere le dediche commemorative del sangue italico spanto per l'Impero austriaco erede di Roma, lo stendardo asburgico giallonero, realizzato dalla vicaria del Fogolâr Civic, dott.ssa Maria Luisa Ranzato. Al centro della bandiera imperiale, un bouquet con la dedicatoria "Fogolâr Civic ai caduti lombardo-veneti per la patria comune mitteleuropea 1866/2016" e un indirizzo di omaggio più intimo, in lingua locale friulana, "Ai ultins vons jenfri Mantue e Udin muarts par difindi une Europe unide" (trad. it. "Agli ultimi padri tra Mantova e Udine morti a difesa di un'Europa unita"). Infatti, poi, il Veneto, Mantova e Udine, con la sconfitta austriaca di centocinquant'anni or sono per mano prussiana, passarono all'Italia e i loro figli militarono in seguito, quindi, in gran parte, sotto il Tricolore: non più a favore dunque di uno Stato plurinazionale precursore di unità europea. Le tradizioni e le gesta dei singoli reggimenti lombardo-veneti nel corso della Guerra Austro-Prussiana del 1866, durante la cerimonia udinese, sono state brevemente rievocate dal prof. Alberto Travain, presidente del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico "Fogolâr Civic" e del Circolo Universitario Friulano "Academie dal Friûl", promotore dell'iniziativa, che non ha mancato di sottolineare come la Vecchia Austria, per cui si batterono sino alla Prima Guerra Mondiale tanti Italiani tra Dolomiti e Dalmazia, fosse uno Stato per molti aspetti non soltanto erede ideale ma simile a quella migliore Roma antica che tutelava i suoi cittadini, i suoi "cives", e certo non li lasciava impunemente scannare dai "Barbari". Un riferimento all'attualità e alla visibile inadeguatezza dell'odierna Repubblica Italiana nonché dell'Unione Europea ad affrontare con pugno di ferro casi quali quello dello scempio in Egitto del giovane ricercatore friulano Giulio Regeni da Fiumicello, inviso al regime locale per i suoi seri studi economico-sociali nella terra dei faraoni. "Al suono della Marcia di Radetzky, un secolo e mezzo fa quei nostri padri in pratica marciarono - detto soprattutto con il senno di poi - contro il baratro cui si appressava l'Europa del tempo. Tra il popolo non fioccarono renitenti e disertori mentre non mancarono i volontari!" ha rimarcato in chiusura Travain. Un momento particolare di commozione si era registrato quando il presidente del Fogolâr Civic era passato a commemorare i due reggimenti friulano-veneti, 26° e 79°. Egli aveva ricordato come il "K.K. Infanterie-Regiment Nr. 26 'Großfürst Michael von Russland'", intitolato appunto al granduca Michele di Russia, fosse stato istituito nel 1717 arruolando truppe mercenarie tedesche per poi, dal 1814, divenire un reparto del Veneto austriaco. Nel 1866, il 26° "Granduca Michele", con sede a Udine e guarnigioni in Boemia - s'era rammentato - , arruolava reclute nel Bellunese e nella provincia friulana distinguendosi per il colore verde che ornava le sue uniformi. Sotto il comandante polacco Nikolaus Kamieniecki, il reggimento partecipò il 3 luglio alla battaglia di Sadowa/Königgrätz contro i Prussiani e pare sia stato davvero l'ultimo a ritirarsi dal campo insieme a un reparto croato. Nel reiterato assalto alle linee nemiche attestate nel bosco di Swiep i Friulano-Veneti, avanzanti al triplice grido di "Urrà", subirono perdite enormi. Questo aveva menzionato il prof. Travain riguardo alla storia del reggimento "udinese" omaggiato dai fiori della sartina locale - la "pasquottina" - Mirella Valzacchi. Per quanto concerne, invece, il reparto "pordenonese", il "K.K. Infanterie-Regiment Nr. 79 'Ritter Carl von Frank'", intestato, quindi, al cavaliere Carlo di Frank e avente per madrina la ricamatrice udinese Antonietta Monzo Menossi, Travain ne aveva citato l'anno di fondazione 1860, la sede in riva al Noncello, le guarnigioni in Slovenia, il reclutamento, anch'esso in parte bellunese e in parte friulano occidentale, il colore distintivo verde ad ornamento delle sue divise, soggiungendo come durante il suddetto conflitto austro-prussiano denominato anche "Guerra delle Sette Settimane", il 79°, agli ordini del colonnello polacco Casimir Gintowt, ebbe a partecipare il 27 giugno 1866 alla battaglia di Nachod, il 3 luglio a quella di Sadowa/Königgrätz e agli scontri di Holic il 16 seguente. Alla cerimonia laica commemorativa si è, poi, accostato un momento religioso a cura del popolarissimo don Tarcisio Bordignon, cappellano sociale del Fogolâr Civic, che ha invitato a pregare per quanti, Cristiani e non, che allora compirono il loro dovere di cittadini difendendo la patria asburgica. Una rilettura, insomma, civista ed europeista del passato "austriaco" del Nordest d'Italia, Storia davvero "maestra di vita" e di civiltà.

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