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Domenica, 28 Novembre 2021
Cronaca

Ricordata a Udine la resistenza carinziana contro i turchi

Sotto il Tiglio della Ghiacciaia, il Fogolâr Civic ha commemorato il 540° della battaglia di Coccau, celebrando le gesta del mitico “Re Mattia” e della sfortunata repubblica di Peter Wunderlich, nata per difendere la moneta “aquileiese”.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Sotto il tiglio udinese della Ghiacciaia, dietro la storica chiesa di San Giacomo, apprezzato luogo di riunione estiva del Fogolâr Civic, in cui, per la prima volta, nel 2013, il sodalizio ebbe a commemorare, nel capoluogo del Friuli Storico ossia nella Nuova Aquileia moderna, la sfortunata eppure eroica resistenza popolare carinziana contro l'incursione turchesca del 1478, giovedì 26 luglio 2018, a 540 anni da quegli avvenimenti, il prof. Alberto Travain, presidente del circolo d'ispirazione euroregionalista, ha di nuovo radunato i sodali per rievocare, con tanto di carta e di modellistica militare, i fatti bellici che portarono al tragico epilogo della battaglia di Coccau, nella quale caddero i trecento umili eroi sepolti e dimenticati sotto il campanile della chiesa locale, circondati e travolti dalle cavallerie bosniache. Travain ha ripercorso, quindi, le tappe di quella vicenda guerresca, iniziata con lo sfondamento del fronte veneziano nel basso Isontino da parte dei Turchi, presto seguito da ripiegamento degli stessi verso nord, attraverso le valli dello Judrio e dell'Isonzo, ostacolati dalla resistenza delle popolazioni slovene. Ricordata l'epica attraversata delle Alpi Giulie, con i cavalli caricati e calati con le corde da una valle all'altra. E poi l'eroica resistenza di Coccau, dovuta all'incredibile coraggio dei contadini e dei minatori di Bleiberg che, abbandonati da un esercito di popolo allo sbando, attesero a piè fermo il nemico avanzante. Mentre un grosso corpo di spedizione bosniaco risaliva allora, massacrando e devastando, le valli carinziane – ha ricordato il presidente del Fogolâr Civic nella sua appassionata narrazione –, un altro contingente ottomano scendeva, invece, verso il Friuli, sino ad infrangersi contro l'ostacolo delle difese di Chiusaforte e della resistenza popolare carnica che al Cason di Lanza inflisse agli invasori una sonora sconfitta. Travain ha voluto anche rimarcare, da un lato, l'importanza politica della sconfitta carinziana a Coccau, che portò al crollo della repubblica popolare d'ispirazione svizzera guidata dal prode ma dimenticato Peter Wunderlich e costituitasi tra quelle montagne attorno alla difesa della moneta locale: il cosiddetto “Agleier” ossia l'“aquileiese”; dall'altro, il professore ha voluto segnalare la pregnanza epica mitteleuropea dei fatti di Coccau, località che il Fogolâr Civic ha ribattezzato idealmente con il titolo di “Termopili Alpine”, fatti dai quali deriverebbe la significativa leggenda del “Re Mattia”, addormentato nel ventre di una montagna, con il suo esercito, ma pronto a risvegliarsi per muovere in soccorso del suo popolo in pericolo, richiamato, nell'eventualità, dal magico profumo dei tigli. Sin dal 2011 il Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic” si propone di promuovere una riscoperta e una valorizzazione storico-civile di quelle vicende, ora sollecitando la mobilitazione di istituzioni ed associazioni in particolare dei territori della Valcanale e della Carinzia, ma anche della Carnia e della Slovenia, ora intervenendo direttamente con cerimonie commemorative in loco o nel suo “quartier generale” di Udine: un'azione meritoria, mirante a riconnettere, attraverso la promozione anche della più remota storia condivisa, le genti a cavallo delle Alpi Orientali, ricostituendo effettivamente una coscienza civica transfrontaliera in seno all'antica Europa “aquileiese”. Al termine dell'applaudita lezione di storia euroregionale, conclusa dal prof. Alberto Travain con un richiamo all'importanza identitaria civica per i Friulani di una difesa popolare autonoma del territorio sostanzialmente abbandonato a sé stesso dallo Stato veneto, è seguito dibattito. Particolarmente apprezzato l'apporto del sig. Arrigo Canci, che, sul tema delle relazioni, all'epoca dei fatti, tra autorità veneziane e sudditi friulani, ha riportato un efficace motto del celebre intellettuale friulanista “pre Checo” Placereani secondo il quale “i Venezians a àn comandât tal curtîl e nô Furlans sot de nape”, così rimarcando la verità storica di una vicenda di dominazioni abbastanza superficiali su animo, costumi e convinzioni del popolo, cosa che avrebbe permesso ai locali e alla loro cultura di sopravvivere agli scossoni della Storia.

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