Cronaca

Fondi neri per 60 milioni, perquisita la casa di un udinese: la pista bulgara

I finanzieri hanno ricostruito un'organizzazione composta da imprenditori del Portogruarese ed esponenti della criminalità cinese. Quattro persone in arresto

"Wooden Heads", letteralmente "teste di legno", in pratica "prestanome". La guardia di finanza di Venezia, sotto il coordinamento della procura della Repubblica di Pordenone, ha dato esecuzione stamattina a una serie di misure cautelari – sequestri e perquisizioni – tra le province di Udine,  Venezia, Padova e Treviso nei confronti dei presunti responsabili di un giro di false fatturazioni e riciclaggio. Quattro gli arrestati, rispettivamente di Fossalta di Portogruaro, Portogruaro, San Michele al Tagliamento e Cessalto, tutte località in provincia di Venezia: tre di loro sono finiti in carcere, un altro ai domiciliari. A Udine è stata perquisita l'abitazione di un soggetto che non risulta indagato. Negli ultimi tempi era stato avvicinato dal gruppo per aprire un'attività di facciata in Bulgaria.

I sequestri

Il valore totale dei beni sequestrati, tra contanti, veicoli e immobili, è di circa 10 milioni di euro. Le indagini si sono sviluppate a partire dai dati contenuti in un hard disk e in uno smartphone di proprietà di uno degli indagati: i finanzieri hanno così ricostruito l'esistenza di un'organizzazione, con base nell'area di Portogruaro, che riciclava soldi "neri" di imprenditori italiani emettendo fatture per operazioni inesistenti nel settore del commercio di rottami e bancali, versando poi il denaro su conti correnti esteri intestati a prestanome. Una volta accreditati, i capitali venivano trasferiti con un ulteriore passaggio ad una banca di Shangai.

Pista cinese

Nel giro erano coinvolti anche esponenti della criminalità cinese della provincia di Padova: erano loro a incassare i contanti delle somme bonificate, depurate di una percentuale per il servizio. In questo modo gli imprenditori italiani, oltre a contabilizzare costi inesistenti, si sono precostituiti fondi neri da impiegare per fini personali o per alimentare altri circuiti di evasione fiscale. Il giro d’affari al momento ricostruito dai finanzieri della compagnia di Portogruaro supera i 60 milioni di euro. Le indagini sono state dirette dal procuratore di Pordenone, Raffaele Tito, e dal sostituto procuratore Monica Carraturo.

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