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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Cronaca

Parla friulano il team per un nuovo farmaco anti-Covid

Uno studio ha scoperto due nanobody che potrebbero essere la base su cui sviluppare un pillola antivirale per combattere il virus. Tra i ricercatori anche un docente dell'Università di Udine

Interessanti potenzialità sia per lo sviluppo di un farmaco contro il virus SARS-CoV-2, sia l'impiego nella diagnostica, arrivano dalla scoperta di due nuovi nanobody. Alla guida della ricerca, un team di ricercatori della New York University di Abu Dhabi. Un gruppo che parla italiano: infatti, tra gli illustri esponenti dell'equipe ci sono il professor Rino Esposito, in precedenza docente dell’Università di Udine, Federico Fogolari, docente del dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’ateneo friulano. Con il team di Abu Dhabi, ha operato anche Yamanappa Hunashal, che lo scorso marzo ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze biomediche e biotecnologiche di Uniud, con la supervisione dello stesso Esposito.

La scoperta

I due nuovi nanobody è nuova classe di proteine terapeutiche in grado, grazie alle loro proprietà strutturali e alla loro stabilità, di dare risultati oggi non raggiungibili con i tradizionali anticorpi terapeutici. I Nanobody sono domini, cioè porzioni strutturalmente autonome, di anticorpi a singola catena, una classe di anticorpi di dimensioni ridotte. Con il supporto delle simulazioni di Federico Fogolari è stato scoperto che i due Nanobody selezionati legano Nsp9una delle proteine non strutturali del SARS-CoV-2. "Potrebbero quindi rappresentare la base di un farmaco antivirale  - dicono Rino Esposito e il suo collega Piergiorgio Percipalle in quanto l’aggregazione di Nsp9 che essi favoriscono è incompatibile con la formazione del complesso di replicazione e trascrizione del virus".  In pratica, potrebbe impedire al virus di riprodursi e propagarsi. Aggiunge Federico Fogolari: "Accanto ai vaccini, che con efficacia diversa stanno consentendo di fronteggiare l’infezione, i ricercatori di tutto il mondo sono impegnati anche sul fronte dei prodotti per la diagnostica, gli anticorpi monoclonali e i primi farmaci antivirali. La disponibilità di questi ultimi, assieme ai vaccini sarà determinante per l’eradicazione del virus, oltre che per la predisposizione di un certo numero di terapie comunque somministrabili in caso di insorgenza di varianti virali resistenti ai vaccini disponibili". Inoltre i due Nanobody riconoscono la Nsp9 nella saliva di pazienti Covid e non in soggetti sani. "Potrebbero quindi essere di interesse – spiegano i ricercatori - per le loro potenzialità diagnostiche. Ulteriori studi sono in corso per definire l’efficacia antivirale dei Nanobody e per formulare un kit diagnostico basato su di essi per un test salivare rapido".

Le due nuove particelle sono state brevettate negli Stati Uniti dalla New York University a nome del team di scienziati della New York University di Abu Dhabi. Le promettenti potenzialità farmacologiche e diagnostiche dei due nuovi Nanobody sono descritte nello studio dal titolo NMR-based analysis of nanobodies to SARS-CoV-2 Nsp9 reveals a possible antiviral strategy against COVID-19, pubblicato sulla rivista scientifica Advanced Biology.

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