«Sì alle riaperture, ma la sicurezza resta la priorità»

L'appello di Cigl-Cisl-Uil Fvg sul tema tanto discusso della fase due: “Per ripartire indispensabile il confronto con sindacati e Rsu”

"Non c’è in corso nessun conflitto tra chi vuole aprire le aziende e chi vuole tenerle chiuse. È giusto, anzi, prepararsi a una ripartenza dell’economia, nella consapevolezza però che in questa fase la tutela della salute, individuale e collettiva, resta la priorità più importante". È quanto dichiarano unitariamente i segretari generali Villiam Pezzetta (Cgil), Alberto Monticco (Cisl) e Giacinto Menis (Uil).

Confronto necessario

Le sigle, inoltre, ribadiscono che "l’unica strada per gestire la fase due è il confronto tra istituzioni, imprese e sindacato confederale, nel solco tracciato dal protocollo nazionale del 14 marzo. Un protocollo – rimarcano i sindacati – che va declinato anche a livello regionale, individuando le linee guida per la gestione della sicurezza sul territorio e azienda per azienda, perché non è pensabile che la sicurezza possa essere gestita unilateralmente dalle aziende, come continua a proporre parte delle forze imprenditoriali, e al di fuori di regole certe e condivise con sindacati e Rsu, indispensabili per ripartire".

Ritorno alla normalità graduale

"Il ritorno alla normalità – dichiarano ancora Pezzetta, Monticco e Menis – non può essere che graduale, così come è lenta e graduale la flessione della curva dei contagi. Nella consapevolezza condivisa che un ritorno ai ritmi di produzione e di lavoro pre-crisi è al momento impensabile, è evidente che l’obiettivo deve essere quello di rendere attuabili, azienda per azienda, i protocolli relativi all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, al distanziamento, alla gestione degli spazi comuni e all’organizzazione del lavoro. Il tutto all’interno di un quadro nazionale di potenziamento degli ammortizzatori, indispensabile per sostenere un’ingente riduzione dei carichi di lavoro e un massiccio ricorso ai congedi parentali, vista la necessità di assistere a tempo pieno i figli fino a settembre, data fissata per l’auspicata riapertura delle scuole".

Aziende già al lavoro

I sindacati stimano che nelle imprese già aperte, in virtù dei codici Ateco autorizzati a operare e delle migliaia di richieste di deroga inviate alle prefetture, siano operativi circa un dipendete su due, e che almeno il 40 per cento delle oltre 80mila imprese in regione siano attive. "Oggi come nelle prossime settimane – dichiarano ancora i segretari – l’obiettivo deve essere quindi quello di garantire che siano garantite le condizioni di prevenzione e sicurezza, perché una ripresa dei contagi congelerebbe qualsiasi prospettiva di ripresa". Si tratterà inoltre di discutere e mettere in campo linee guida chiare e coerenti per gestire "la ripresa del pendolarismo, sia pure al momento limitata ai lavoratori e quindi meno impattante in termini di affollamento dei mezzi e delle strade, la riapertura in sicurezza dei pubblici esercizi, la necessità di sostenere con misure specifiche, anche di carattere regionale, settori dove l’impatto della crisi è destinato a essere pesantissimo anche nei prossimi mesi, come il turismo, gli spettacoli, i servizi educativi, l’industria del tempo libero".

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Tutela della sicurezza

La maggior preoccupazione riguarda la gestione della sicurezza all'interno delle piccole e microimprese, che costituiscono le spina dorsale dell'economica regionale. Queste, infatti, spesso non sono sindacalizzate, e neanche in contatto con le proprie associazioni di rappresentanza. "È soprattutto su questa realtà – concludono Pezzetta, Monticco e Menis – che andrà rafforzata la nostra azione, sia in termini di vigilanza che di consulenza e assistenza. Da qui l’esigenza di dare impulso, attraverso i protocolli in discussione, al ruolo dei rappresentanti territoriali dei lavoratori per la sicurezza (Rlst): se queste figure fossero state istituite e attivate nei termini previsti dai contratti collettivi, come rivendica da tempo il sindacato, oggi ci troveremmo già in mano gli strumenti per gestire l’emergenza in atto e la cosiddetta fase due con più efficienza e con un monitoraggio più attendibile della situazione nel territorio".

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