Aiuti alle famiglie, ma non alle imprese per le famiglie: il paradosso dell'abbattimento regionale delle rette per gli asili

La manovra regionale fa esultare le famiglie ma mette in ginocchio chi gestisce i nidi familiari, ovvero madri con imprese artigiane che compensano i servizi educativi pubblici

La Regione Fvg aveva promesso il taglio delle rette per gli asili e così ha fatto. Nonostante qualche dubbio tra le famiglie, e qualche intoppo nella comunicazione (chi ha effettivamente diritto? A quanto ammonta il taglio? Quando si saprà a quanto ammonta effettivamente la retta?), la manovra è stata realizzata e le famiglie esultano.

A non essere contente, però, sono le gestrici dei nidi familiari regionali. Il motivo? A differenza di quelli pubblici, che possono contare su contributi regionali per la gestione della loro attività, per quelli che la legge regionale definisce “servizi educativi domiciliari”, la retta non versata dalla famiglia è anticipata dallo stesso nido familiare. In altre parole, il sistema di erogazione dei contributi prevede l’anticipo degli sconti regionali da parte di chi gestisce i nidi familiari, ma i tempi di attesa di rimborso sono molto lunghi: si parla almeno di un mese e mezzo, periodo a cui si può aggiungere il ritardo soggettivo di alcuni Ambiti Sociali. Questo, per un’impresa privata, significa una "dilazione dell'incasso tra la fatturazione ed il rimborso dei contributi". Una dilazione che pesa moltissimo nella gestione economica di realtà piccole ed economicamente fragili come quelle dei nidi familiari, considerato che, durante i periodi di attesa dei rimborsi, tasse e contributi sul fatturato vanno comunque versati e  vanno sempre gestite le spese dell'attività.

Asili nido e rette: tutto quello che c'è da sapere nel vademecum della Regione

Il paradosso

Aiuti alle famiglie ma non alle imprese, dunque. E, in questo caso, proprio a imprese che sostengono le famiglie (i nidi familiari sono nati anche per coprire la carenza di posti nelle strutture pubbliche) e imprese squisitamente femminili. I “servizi educativi domiciliari”, infatti, sono il corrispettivo dei più celebri “Tagesmutter” di germanica concezione, dove una madre predispone uno spazio comune all’interno della sua abitazione. Eppure la legislazione regionale rema contro a questo indispensabile servizio che negli anni ha supportato migliaia di famiglie.

La denuncia

«La Regione – dichiarano Silvia Melotti, Presidente dell'Associazione "Le Casette" e Antonella Buzzi, Presidente dell'Associazione "La Gerla, titolari di sevizi educativi domiciliari - si dichiara attenta alle famiglie e alla creazione di lavoro ma, non prendendo in considerazione le nostre difficoltà, dimostra di non tenere in considerazione i posti di lavoro delle educatrici familiari, posti che si sono creati soprattutto in questi anni di crisi, e le nostre famiglie, che di questo lavoro vivono. Teniamo a sottolineare che non un centesimo è stato investito dalle istituzioni per la creazione di questi posti di lavoro, e da anni nemmeno per la formazione delle educatrici, che la pagano di tasca propria».

L’appello

«I nostri nidi familiari sono servizi di qualità, gestiti da educatrici qualificate da titoli di studio e costante formazione. Le famiglie sono più che soddisfatte, vedono nel nido familiare un riferimento sicuro, ciò è dimostrato dalla fortissima domanda di iscrizioni che ogni anno i nostri servizi ricevono e dalla continuità di frequenza delle famiglie che dopo il primo figlio iscrivono i successivi. Il nostro prezioso lavoro con e per le famiglie, viene messo a dura prova, se non in certi casi addirittura a repentaglio, da molte problematiche di carattere normativo e burocratico che ci troviamo ad affrontare riguardo il sistema di erogazione e rimborso dei contributi regionali e riguardo la procedura di accreditamento».

La situazione

L’approvazione del beneficio regionale per i secondi figli rende la situazione ancora più difficile: il contributo è aumentato al punto da coprire l’intera retta, ma le modalità e i tempi d’attesa dei rimborsi - che spesso si trasformano in veri e propri ritardi - sono rimasti gli stessi. Per molti dei nidi familiari regionali la situazione non è dunque sostenibile dal punto di vista economico perché le somme da anticipare, con l'introduzione dei nuovi contributi, sono troppo alte e minano l'esistenza del servizio stesso. L'anticipo di rette abbattute completamente dai bonus non consente infatti ai gestori di sostenere le spese del servizio, i pasti dei bambini e i costi fissi di gestione di una piccola attività artigiana, il cui fatturato dipende esclusivamente dalle rette. La composizione dei nidi è di 5 bambini con un’educatrice, 8 bambini nel caso di due educatrici.

Le conseguenze

Il ritardo dei rimborsi causa una netta difficoltà di gestione. I “servizi educativi domiciliari” sono servizi privati, con un volume d’affari limitato visto che rientrano in un regime fiscale agevolato e rispetto alla ricettività massima (rapporto 1 educatore a 5 bambini e 2 a 8) il fatturato massimo è limitato proprio dal numero di bambini. L’introduzione dei bonus per le famiglie potrebbe dunque paradossalmente costringere alcuni nidi familiari a “selezionare” le stesse famiglie, in base all'Isee, al numero di figli o addirittura iscrivendo solo famiglie che rinunciano all'abbattimento rette regionale.

La richiesta

«Siamo assolutamente favorevoli al nido gratis per le famiglie, ma il sistema di erogazione dei rimborsi deve cambiare!», ammettono alcune titolari di servizi in regione, sfiancate dalla situazione fiscale e burocratica che si è venuta a creare. «La selezione non etica delle famiglie è la conseguenza che l'introduzione di questo nuovo contributo può comportare e che vorremmo invece evitare chiedendo alla Regione di non farci più anticipare i benefici regionali e di riconoscere la contitolarità della seconda educatrice».  

Le altre problematiche

Le difficoltà per i nidi familiari, però, sono molteplici. Un altro dei problemi che si sono riscontrati dopo l’approvazione del bonus per le famiglie, è il non riconoscimento, da parte della Regione, della contitolarità della seconda educatrice. Questo fa sì che sia solo l’educatrice titolare a poter fatturare alle famiglie con beneficio regionale, quindi solo cinque sulle otto di fatto ammesse al nido, vista la presenza di due educatrici. «Per evitare una selezione non etica delle famiglie – chiedono le titolari - sarebbe necessario riconoscere la contitolarità del secondo educatore e trovare delle modalità di erogazione dei benefici regionali più sostenibili per i gestori dei servizi».

L'accreditamento

Uno dei nodi cruciali è, inoltre, il fatto che anche ai nidi familiari viene richiesto di prevedere uno sconto per famiglie in condizione di svantaggio economico, senza che però venga riconosciuto l'anticipo che viene fatto delle quote dei benefici regionali. Alcune famiglie di gestor, però, sono esse stesse famiglie in condizione di svantaggio economico e non sono servizi pubblici. Le domande che si fanno i gestori sono dunque «perchè allora dovremmo offrire un altro tipo di sconto non rimborsato? Perché la Regione, che dice di avere a cuore le famiglie, non pensa anche alle nostre famiglie di gestori che sono in difficoltà economica anche e proprio per le condizioni poste dalla Regione stessa?».

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