Cronaca Centro / Piazzale della Patria del Friuli, 1

Svelata l'opera, ora anche Udine ha il suo Caravaggio

"Siamo convinti della paternità dell'opera per i particolari che riconducono alla mano di Michelangelo Merisi detto Caravaggio" così la curatrice Vania Gransinigh. Due anni di restauro, San Francesco che riceve le stimmate sarà finalmente esposto nelle sale del museo del Castello

Nel giorno dell'anniversario di 450 anni dalla nascita di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, viene svelata nelle sale del Castello di Udine l'opera a lui attribuita, San Francesco che riceve le stimmate. Il quadro, un olio su tela, misure cm. 93 x 129, di proprietà della parrocchia di Santa Maria Assunta di Fagagna, è conservato, da oltre un secolo, presso le collezioni di arte antica dei Civici Musei e risalente alla fine del XVI secolo. L'opera, dopo due anni di restauro, verrà esposta nella sala 5 del museo. La paternità del dipinto è stata messa in discussione da alcuni studiosi che pensano sia una delle cinque copie esistenti di un dipinto oggi conservato nel museo dell’Università di Hartford, negli Stati Uniti e ritenuto l’originale di partenza. Secondo Vania Gransinigh, conservatrice della Galleria d’Arte Antica, invece l'opera è del maestro: "sono i dettagli che ci indicano come il quadro possa esser stato dipinto proprio da Caravaggio".

WhatsApp Image 2021-09-29 at 11.46.52 (1)-2

Il quadro

Un paesaggio notturno, un fascio di luce illumina un angelo che sostiene il corpo di san Francesco, disteso a terra con gli occhi chiusi. La presenza della ferita al costato e alle mani riporta all’episodio delle stigmate che il santo ricevette mentre si trovava presso il romitorio sul monte La Verna e che le biografie antiche documentano come fatto realmente accaduto. Nel ricostruire la vicenda il pittore ha inserito, in secondo piano a sinistra nella composizione, la figura di frate Leone accovacciato attorno a un fuoco insieme a un gruppo di pastori che, secondo le fonti storiche, avrebbero assistito all’evento. In primo piano il pittore si è soffermato sulla descrizione meticolosa e attenta di fiori e piante sui quali il corpo del santo è adagiato. Secondo la Gransinigh sono proprio i dettagli che potrebbero dare la certezza che si tratti dell'originale dipinto da Caravaggio: "La delicatezza dei fiori, la precisione delle mani del santo, il drappeggio delle vesti dell'angelo e l'ala che richiama quella di un'aquila, animale che era presente nella bottega del pittore milanese. Sono questi i dettagli che ci fanno attribuire l'opera la maestro.Il restauto ha riportato il quadro all'originale splendore, rivelando appunto questi particolari".

La sua storia

Il quadro viene per la prima volta citato nel testamento dell’abate di Pinerolo Ruggero Tritonio, documento redatto il 25 ottobre del 1607, in cui il testatore lasciava a suo nipote, tra le altre cose, un dipinto di Caravaggio raffigurante san Francesco, con l’obbligo di conservarlo e di non venderlo a nessuno. In seguito, la tela passò in eredità alla nobile famiglia friulana dei Fistulario e fu il conte Francesco a donarla alla parrocchia di Fagagna nel 1852, a cui tuttora il dipinto appartiene.  Solo due anni dopo l'opera fu sottoposta ad un intervento di restauro da parte del pittore-fotografo Giuseppe Malignani, ma quando una ventina d'anni dopo, Giovan Battista Cavalcaselle ebbe modo di visionarla, la trovò molto rovinata da numerose ridipinture.

A seguito di un ulteriore e improvvido trasferimento del dipinto presso lo studio di un artista che avrebbe dovuto provvedere ad un ennesimo restauro, il 30 maggio 1911 l’allora Prefetto di Udine comunicava al Soprintendente Gino Fogolari (1875 – 1941) di aver disposto il sequestro del quadro, per sospetto di sua alienazione, e quindi il suo trasferimento presso il museo civico di Udine con sede in Castello.

Da allora la tela è stata più volte presa in considerazione da studi circostanziati: ritenuta inizialmente autografa da Adolfo Venturi, fu in seguito giudicata una buona copia da Roberto Longhi. Nel 1929 fu rintracciato, presso una collezione privata triestina, un dipinto di analogo soggetto, in seguito passato in proprietà al Wadsworth Atheneum di Hartford, considerato l'originale di cui il quadro udinese sarebbe una replica o una copia. Come la tela di Hartford proveniente da Malta, esso infatti andrebbe ricondotto al giovanile pennello di Caravaggio e potrebbe, se riconosciuto autografo, apportare nuovi tasselli alla conoscenza del periodo forse più turbolento e produttivo del geniale pittore.

Il restauro

Negli ultimi decenni si era evidenziata la necessità di un nuovo restauro del dipinto per il deterioramento dei numerosi strati di vernice stesi sulla tela nel corso degli anni, che di fatto avevano scurito la pellicola pittorica, pregiudicando la leggibilità del dipinto. Il lavoro è stato curato dal restauratore Lucio Zambon che dopo aver riportato la superficie del dipinto alla sua originaria consistenza, ha provveduto al suo risarcimento e alla pulitura delle zone che mostravano i segni dell’oscuramento del tempo. La pulitura effettuata ha così messo in luce alcuni particolari di estrema qualità e bellezza che tornano oggi a splendere insieme a tutto il dipinto. Afferma Zambon: "il dipinto presentava una patina giallastra che impediva di coglierne la profondità e ne nascondeva molti dettagli. La patina ritrovata era frutto non solo dell'inesorabile trascorrere del tempo, dell'umidoità, della sporcizia. Ma anche di resturi precedenti, realizzati con tecniche non appropriate e secondo l'etica del tempo. Ora restaurare significa riportare al loro pslendore originario, in passato si tendeva anche ad abbellire, per così dire, l'opera mettendoci un tocco personale. Una cosa assurda ai giorni nostri". Inoltre, grazie alla generosità Luigi Camatta di Sun Udine che servendosi dell’Art Bonus governativo hanno finanziato questa ulteriore parte del restauro, è stato possibile intervenire anche sulla cornice. Quest’ultima, ripulita da improvvide dorature realizzate in tempi relativamente recenti, è stata ripristinata da Ginevra Pignagnoli allo stato primitivo rivelando la sua origine centro-italiana e mostrandosi coeva al dipinto che da sempre racchiude. 

WhatsApp Image 2021-09-29 at 11.18.03 (1)-2

Alla presentazione in Castello, avvenuta oggi 29 settembre erano presenti, il sindaco Pietro Fontanini, l’assessore alla cultura Fabrizio Cigolot, la dottoressa Annamaria Nicastro della soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, il parroco di Fagagna Adriano Caneva, la conservatrice della Galleria d’Arte Antica Vania Gransinigh, il dirigente ad interim del Servizio integrato musei e biblioteche Antonio Scaramuzzi, i restauratori Lucio Zambon e Ginevra Pignagnoli e Luigi Camatta di Sun-Udine. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Svelata l'opera, ora anche Udine ha il suo Caravaggio

UdineToday è in caricamento