Mercoledì, 19 Maggio 2021
Cronaca

Reazioni sociali e istituzionali al caso Regeni sotto la lente del Fogolâr Civic

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Lunedì 20 giugno 2016, nel capoluogo del Friuli Storico, presso la sede universitaria di Palazzo di Toppo - Wassermann, si è tenuto un incontro pubblico organizzato dal Club per l'Unesco di Udine, in accordo tra l'altro con il Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico "Fogolâr Civic", dedicato alle tematiche connesse alle "giornate" internazionali "del rifugiato" (20.VI), "di supporto alle vittime della tortura" (26.VI) e "per i bambini innocenti vittime di aggressione" (4.VI). Tra i relatori anche il presidente del Fogolâr Civic nonché del Circolo Universitario Friulano "Academie dal Friûl", prof. Alberto Travain, delegato alla formazione civica e alla cittadinanza attiva per il summenzionato Club diretto dalla prof.ssa Renata Capria D'Aronco, e il dott. Carlo Alberto Lenoci, socio "fogolarista". Rispetto al tema della tortura e più generale dell'oppressione dei diritti umani fondamentali, nel suo intervento d'apertura dell'incontro, intervento svolto in "marilenghe" locale e intitolato "Al nestri martar Giulio Regeni" (trad. it. "Al nostro martire Giulio Regeni"), Travain ha proposto una propria disamina della reazione sociale registratasi intorno al caso Regeni, reazione assunta dal relatore come cartina di tornasole dello stato morale della società friulana, italiana, europea, occidentale. E c'è stato, dunque, chi ha prontamente celebrato il giovane ricercatore friulano che, coerentemente con i suoi studi sulla situazione sociale, economica e politica dell'odierno Egitto, ha denunciato le nefandezze del governo del Cairo finendo impunemente sequestrato, torturato e assassinato nella terra dei faraoni. Travain ha ricordato numerose letture giustamente a suo parere celebrative della figura dell'universitario fiumicellese, accostata, nella società, per diversi e pertinenti aspetti, ora a quella del giovane Jan Palach, l'eroico studente boemo della "Primavera di Praga" contro l'oppressione sovietica; ora a quella del parlamentare socialista Giacomo Matteotti, valoroso martire della furia fascista; ora, invece, per omonimia, a quella di Giulio Cesare, padre del Friuli e dell'impero cosmopolita romano; ora, ancora, a quella di Cornelio Gallo, lo sfortunato "foroiuliensis" primo prefetto di Roma in Egitto; ora, poi, a quella di Pietro Savorgnan di Brazzà, esploratore friulano spesosi nella difesa degli indigeni d'Africa; ora persino, non erroneamente, al personaggio storico di Cristo, archetipo di colui che si sacrifica per il bene di un prossimo, di una varia umanità chiamata poi a scegliere tra lui e Barabba, ossia tra omaggio all'eroe universale e ossequio al primato della politica e degli interesse nazionali contingenti. "Parte del Friuli, d'Italia, d'Europa, dell'Occidente e dell'Egitto stesso ha scelto metaforicamente Cristo, parte invece pare squallidamente - con tutto il rispetto per il personaggio storico - aver scelto Barabba". Gli strali di Travain si sono subito concentrati sulle "maldestre, faziose, false, cautele di alcuni, esitazioni nel farsi carico del dolore e dell'oltraggio inferto alla vittima, alla sua famiglia, alla sua patria o meglio alla parte più degna e cosciente della sua gente", mentre si impone, secondo l'intellettuale civista udinese, "una moderna figura di martire, talmente poliedrica da saper raccogliere riconoscimenti e adesioni tra le sensibilità più disparate: eroe civile, laico eppure anche spirituale; cosmopolita ma anche nazionale, friulano, italiano, mitteleuropeo, europeo; giovane, contemporaneo ma nella tenacia anche antico aquileiese... Forse solo il più becero e ottuso friulanismo, solo il più squallido intrallazzo italico, solo il più disarmante egoismo occidentale, solo il più servile opportunismo levantino, sono riusciti a non identificarsi per nulla nella limpida testimonianza umana e civile di Regeni!" ha detto Travain. "A chi vi ha visto una possibile spia si dica che le spie 'dalla parte giusta', per il bene comune, per i diritti umani, sono eroi gloriosi; a chi vi ha visto uno sprovveduto si dica che egli fulgidamente ha fatto ciò che gli Stati italiano e altri in Europa e Occidente hanno meschinamente mancato di fare ossia denunciare l'Egitto per l'annosa ormai violazione dei diritti umani" ha soggiunto il presidente di Fogolâr Civic e Academie dal Friûl che ha concluso: "Ne esce il quadro di una società solo in parte animata da quei valori che l'Occidente tanto sbandiera come indice universale di civiltà; vi è nella società occidentale infatti un vasto strato di popolazione variamente avvinta da relazioni di affari e interessi che risultano preponderanti rispetto alla tutela di ogni civica e umana dignità. Un Occidente in preda alla logica di potentati economici spietati che hanno svuotato la sua civiltà: ecco a che punto siamo ridotti! Prima dello scempio di Giulio Regeni, la Repubblica Italiana e i suoi partner europei con affaristi al seguito, prontamente in gara per accaparrarsi risorse e mercati nel Paese delle Piramidi, nulla sapevano delle efferatezze del regime egiziano oppure sì ma l'economia anche nel civilissimo Occidente non bada a morale? ...Questa, dunque, sarebbe la civiltà di cui vantarsi, la cultura da difendere di fronte alle novelle invasioni barbariche? Se Regeni fu davvero imprudente come chiamare allora certa istituzionale e sociale prudenza se non con gli unici appropriati titoli di ipocrisia, codardia, connivenza? 'Judâju a cjase lôr!', 'Aiutarli a casa loro!': ecco cosa dice tanta gente in Friuli e non solamente, riferendosi alle attuali ondate migratorie. Ebbene Regeni andò incontro al suplizio e alla morte proprio per 'judâju a cjase lôr' ossia per fare ciò che con vera lungimiranza e ben altri mezzi dovrebbe muovere un'Unione Europea davvero compatta - non un'accozzaglia di infidi soci pronti ciascuno a trarre vantaggio dalle difficoltà del prossimo - invece di imporre ai suoi popoli la maldestra accoglienza di un'immigrazione frutto certamente non secondario anche di una carente politica eurocomunitaria in ambito internazionale e intercontinentale, assente o, ancor peggio, talvolta interlocutrice delle peggiori tirannie del mondo. Un Friuli, un'Italia, un'Europa che non si indignano e non si rivoltano compattamente di fronte allo scempio di un loro valoroso figlio, portatore effettivo di certi valori istituzionalmente solo sbandierati - ha affermato Travain -, sono senza onore e sono senza orgoglio e soprattutto senza umanità, infidi e pericolosi addirittura per se stessi! Il nostro Occidente, la nostra Europa, la nostra Italia, il nostro Friuli, per essere credibili e rispettati nel mondo devono essere credibili innanzitutto a se stessi. Questa è la sfida, pena il tracollo!". Al termine dell'accorato intervento dell'intellettuale udinese, relatori e uditorio hanno reso in piedi un silente omaggio all'eroe di Fiumicello mentre al tavolo di conferenza si srotolava lo stendardo guerresco del Fogolâr Civic rivendicante in friulano "Justizie par Giulio Regeni, orgoi dal Friûl".

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