Cronaca

Il 25% dei minori in Friuli Venezia Giulia vive in povertà relativa

Presentati in anteprima i dati del 7° Atlante dell'Infanzia (a rischio) di "Save the children", quest'anno, per la prima volta, pubblicato da Treccani e disponibile nelle librerie italiane da inizio dicembre: un viaggio nell'Italia dei bambini e con i bambini

La povertà relativa è un parametro che esprime le difficoltà economiche nella fruizione di beni e servizi, riferita a persone o ad aree geografiche, in rapporto al livello economico medio di vita dell'ambiente o della nazione. Non assoluta quindi, ma rapportata a quanto ci circonda. Secondo il 7°Atlante dell’Infanzia (a rischio) “Bambini, Supereroi” di Save the Children - l’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuoverne i diritti -, la cosa tocca nella nostra regione più dei 25% dei ragazzi.

I DATI NEGATIVI. Nel Nord Italia, 1 bambino su 10 non può permettersi di praticare sport o frequentare corsi extrascolastici e in Friuli-Venezia Giulia, una delle Regioni per molti aspetti ben posizionata relativamente alla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, non viene risparmiato da questo fenomeno: oltre 1 ragazzo su 5 vive in condizioni di povertà relativa. Più di un terzo dei ragazzi friulani non ha letto un libro nello scorso anno e quasi la metà non è andata al teatro o a un museo nello stesso periodo. 

I DATI POSITIVI. Note fortemente positive riguardano invece la copertura degli asili nido e dei servizi integrativi, presenti nel 99,5% dei Comuni friulani, a fronte di un tasso del 57,3% in Italia, e il tasso di abbandono scolastico. Il Friuli detiene infatti il primato per il tasso di dispersione più basso in Italia, che si attesta al 6,9% a fronte di un tasso nazionale del 14,7%, inferiore anche alla media europea dell’11%. Prendendo poi in considerazione le performance scolastiche degli adolescenti, in Friuli Venezia Giulia, è circa il 12% degli alunni di quindici anni – oltre 1 su 10 – a non raggiungere il livello minimo di competenze in matematica e in lettura, a fronte, rispettivamente del 24,7 e 19,5% della media nazionale.

L'ANALISI. Lo raccontano alcune delle 48 originali mappe comprese tra le 43 tavole e le 280 pagine di analisi e dati geolocalizzati di cui è composto quest’anno l’Atlante, a cura di Giulio Cederna, corredato dagli scatti di Riccardo Venturi e realizzato nell’ambito della campagna “Illuminiamo il futuro”, avviata da Save the Children con l’obiettivo di contribuire a debellare la povertà educativa in Italia entro il 2030. “L’incontro tra Save the Children e Treccani, una delle istituzioni più prestigiose e autorevoli della cultura italiana, è la migliore dimostrazione delle tesi di fondo di questa pubblicazione: lotta alle povertà dei bambini e promozione culturale sono due facce della stessa medaglia. Dobbiamo considerare l’infanzia in Italia come un vero e proprio tesoro, che va difeso e protetto ad ogni costo: per far questo occorre conoscerlo, comprenderne i problemi e mappare in controluce ciò che si può e si deve fare per rimettere a posto le cose, come raccontano le pagine e le mappe del nostro Atlante. Solo così potremo sperare di dare un futuro diverso a migliaia di giovani svantaggiati di questo Paese”, afferma Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children. 

IL RUOLO DELLA TRECCANI. « La Treccani - afferma Massimo Bray, Direttore Generale della Enciclopedia Italiana - è da sempre molto attenta nell’affrontare e nel proporre strumenti di comprensione della complessa realtà sociale. In questo contesto la collaborazione con Save the Children aggiunge un ulteriore valore a questa scelta, un valore legato alla consapevolezza che le potenzialità espresse dai bambini e dai ragazzi del nostro Paese vanno preservate e coltivate con estrema cura e attenzione».

SEMPRE MENO BAMBINI. L’infanzia in Italia, un tesoro che va protetto, soprattutto se si considera che i bambini nel nostro Paese sono sempre meno. Il 2015 ha fatto registrare il record negativo di nati registrati all’anagrafe: 485.780 bambini, un livello di guardia mai oltrepassato dall’Unità d’Italia. In Friuli-Venezia Giulia, il tasso di natalità era pari a 7 nati ogni 1.000 residenti nel 2015, di poco inferiore alla media nazionale (8 su 1.000), un dato in costante calo dal 2008, quando era pari a 9,8 su 1.000. Anche i minorenni sono sempre meno. Il loro peso specifico sul totale della popolazione è sceso dal 17% del 2009 al 16,5% attuale (poco più di 10 milioni di bambini e ragazzi da 0 a 17 anni) ed è ancora più basso nelle province friulane: a Trieste non supera il 13,5%. 

LE CONSEGUENZE DELLA POVERTÀ. I bambini di 4 famiglie povere su 10 soffrono il freddo d’inverno perché i loro genitori non possono permettersi di riscaldare adeguatamente la casa, rischiando così di contrarre bronchiti o malattie cardiovascolari. Un dato di ben 15 punti superiore alla media europea (39% contro 24,7%). Nel nostro Paese, questo fenomeno della cosiddetta povertà energetica riguarda anche l’11% delle famiglie non povere con bambini, una percentuale che in Svezia e Norvegia si abbassa allo 0,3%. 

Più di 1 minore su 4 abita in appartamenti umidi, con tracce di muffa alle pareti e soffitti che gocciolano, un dato nettamente più elevato della media europea (25,4% contro il 17,6%), mentre l’abitazione di oltre 1 bambino su 10 in famiglie a basso reddito non è sufficientemente luminosa.  Dalla mappa dei “Bambini Senza” emerge che in Nord Italia più di 1 bambino su 20 (tra 1 e 15 anni) non riceve un pasto proteico al giorno e quasi 1 bambino su 10 non ha uno spazio adeguato nella propria abitazione dove fare i compiti. Oltre 1 su 5 non sa cosa voglia dire trascorrere una settimana di vacanza lontano da casa. Più di 1 bambino su 20 non ha a disposizione libri extrascolastici adatti all'età e 1 su 10 non può permettersi di praticare sport o frequentare corsi extrascolastici. 
Sono solo alcune delle conseguenze tangibili della povertà sulla vita dei bambini nel nostro Paese, dove, secondo dati Istat, oggi più di 1,1 milioni di minori vivono in povertà assoluta, di cui 490.000 al Nord. Una condizione che tra il 2005 e il 2015 ha visto triplicare la sua incidenza sulle famiglie con almeno un minore, passando dal 2,8% al 9,3%. La povertà assoluta è diffusa soprattutto nel Mezzogiorno, dove colpisce più di una famiglia con bambini su 10 (10,9% contro l’8,6% di famiglie in povertà assoluta al Nord), mentre nelle regioni settentrionali questa condizione investe in modo particolare le famiglie immigrate, che rappresentano il 41% delle famiglie in povertà assoluta al Nord. Il nostro Paese, del resto, presenta livelli di povertà minorili superiori alla media europea: quasi 1 minore di 17 anni su tre (32,1%) è a rischio di povertà ed esclusione sociale in Italia, ben 4 punti e mezzo sopra la media europea (27,7%). Olanda e Germania, grazie a un sistema di welfare efficace, riescono ad esempio a contenere tale rischio sotto la soglia del 20%, (mappa del “Rischio di povertà in Europa”).

GLI INVESTIMENTI. Per affrontare la questione della povertà, l’Italia, secondo gli ultimi dati Eurostat sulla spesa sociale in Europa per il 2013, destina una quota di spesa sociale destinata a infanzia e famiglie pari alla metà della media europea (4,1% rispetto all’8,5%), mentre i fondi destinati a superare l’esclusione sociale sono pari appena allo 0,7%, contro una media europea dell’1,9%. La mappa “Efficacia del welfare” mette inoltre in evidenza che gli interventi di welfare messi in campo dal nostro Paese per il 2014 sono riusciti a ridurre il rischio di povertà per i minori di 18 anni di soli 10 punti percentuali (dal 35% al 25%). Un risultato che ci pone tra gli ultimi nel Vecchio Continente, davanti solo a Romania e Grecia, considerando che mediamente in Europa gli interventi sociali in favore di famiglie e minori riescono a ridurre il rischio di povertà del 15,7%.  «Perché gli investimenti pubblici e privati si rivelino efficaci e facciano realmente la differenza è fondamentale che il loro utilizzo venga inserito in un quadro strategico, senza sovrapposizioni, interventi spot, sprechi e compartimenti stagni con una reale attenzione alla valutazione di impatto – spiega Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children -. Speriamo che il fondo per il contrasto alla povertà educativa, recentemente attivato dalle fondazioni di origine bancaria, dal governo, con il coinvolgimento del terzo settore e delle scuole, possa essere una occasione concreta per ripensare e dare slancio a tutte le politiche per l’infanzia e l’adolescenza».

L'IMPATTO DELLA POVERTÀ SU RIUSCITA SCOLASTICA E SALUTE DEI BAMBINI. L’assenza di opportunità e stimoli ha forti ripercussioni anche sulla riuscita scolastica di bambini e ragazzi. A livello nazionale, nonostante negli ultimi 10 anni il tasso di dispersione scolastica si sia ridotto del 7,4%, permangono forti squilibri regionali: a fare da contraltare al Friuli-Venezia Giulia, dove il tasso è del 6,9%, ci sono Regioni come Sicilia e Sardegna, dove i livelli di abbandono scolastico superano la soglia del 20%, come dimostra la mappa “Dieci anni di lotta alla dispersione”. Nonostante la mortalità infantile in Italia si sia drasticamente ridotta nel corso tempo, raggiungendo oggi un tasso medio nazionale di 3,2 decessi entro il primo anno di vita per 1.000 nati vivi, permangono importanti differenze territoriali, con alcune regioni del Sud e del Centro (Sicilia, Calabria, Campania e Abruzzo oltre il 4 per 1.000) che superano la media nazionale, mentre l’Emilia-Romagna si attesta al di sotto con 2,2 casi ogni 1.000 nascite.
Minori nelle aree ad alta pericolosità sismica Tra le altre mappe presenti nell’Atlante, vi è infine quella del “Pericolo sismico”, elaborata per Save the Children dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), che associa i dati demografici relativi alla popolazione di 0-14 anni per provincia alle aree considerate ad alta pericolosità. Emerge che in Italia 5,5 milioni di bambini e ragazzi sotto i 15 anni vivono in aree ad alta e medio-alta pericolosità sismica. Si tratta di un territorio che copre circa il 70% delle province italiane che comprende 45 città sopra i 50.000 abitanti che ospitano 900.000 minorenni sotto i 15 anni, tra cui i Comuni di Udine e Pordenone.

BAMBINI SUPER EROI. «I minori dei quali parliamo nell’Atlante sono quelli che incontriamo ogni giorno nei nostri programmi: nei Punti Luce o negli Spazi Mamme nei quartieri più difficili, da Nord a Sud, per contrastare la povertà educativa; nelle scuole, per prevenire la dispersione e favorire un uso creativo e responsabile delle nuove tecnologie; nei reparti di ostetricia degli ospedali, per accompagnare i neo genitori nelle fasi più delicate dell’arrivo di un figlio; nelle tendopoli, quando per una calamità si è costretti ad abbandonare tutto; nelle aree di sbarco e nelle grandi città, per garantire protezione e sostegno ai minori migranti che arrivano in Italia da soli e sono facile preda di circuiti di sfruttamento», afferma Raffaela Milano. «Cerchiamo di essere accanto ai bambini e agli adolescenti nei luoghi che segnano la loro crescita. E di ascoltarli. Perché da loro possiamo comprendere quali sono le reali priorità da affrontare» conclude Milano. 

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