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Quiete, la denuncia della Cgil: «Condizioni di lavoro pessime, fermare la fuga di personale»

Il sindacato chiede alla Fondazione Morpurgo-Hofmann di assumere più personale per evitare il trasferimento dei dipendenti verso altre strutture

Assumere e fermare la fuga di infermieri operatori socio sanitari dalla Fondazione Morpurgo Hoffmann. È quanto chiede ai vertici della Quiete e della Fondazione la segreteria provinciale della Funzione pubblica Cgil di Udine, in una lettera inviata anche al sindaco Pietro Fontanini e all’assessore comunale alla Sanità Giovanni Barillari. Un vero e proprio allarme, quello lanciato dalla Fp, preoccupata per l’aggravarsi della carenza di personale sanitario nei reparti di via Sant’Agostino, «situazione più volte segnalata sia nel corso degli incontri che per iscritto – si legge nella lettera firmata dal segretario provinciale Giancarlo Valent, assieme a Maria Cartolano e Andrea Traunero – ma con risposte concrete vicine allo zero da parte vostra».

La denuncia

Gli operatori della fondazione, denuncia ancora la Cgil, «sono sempre di meno ed i carichi di lavoro sono sempre più insostenibili, come dimostrano le turnazioni stressanti, gli infortuni, la difficoltà a fruire di riposi e ferie». Si spiega così, rincarano Valent, Cartolano e Traunero, «la grande partecipazione a concorsi esterni per trovare in altri istituti migliori condizioni di lavoro, e quindi di vita». Ed è anche per fermare l’esodo verso altre strutture, ed evitare un progressivo peggioramento degli standard di assistenza garantiti agli ospiti della Quiete, che la Cgil chiede ai vertici della Fondazione e dell’Asp «di non stare a guardare e di intervenire con immediatezza per migliorare radicalmente le condizioni di lavoro degli Oss e degli infermieri». Oltre a un piano immediato di assunzioni, l’altra misura urgente da adottare, per la Cgil, è un nuovo piano sull’organizzazione del lavoro, da discutere con i sindacati, che preveda il ripristino del cosiddetto “jolly” notturno.

Nella lettera, infine, la Cgil ribadisce la sua «assoluta contrarietà alla privatizzazione silente di una parte della Rsa», già al centro di un duro comunicato ad agosto, e chiede «l’integrale rispetto del sistema di relazioni sindacali previsto dal nuovo contratto nazionale della sanità pubblica».

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