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Oggi l'insediamento del nuovo vicario del Questore: è Giancarlo Conte

Romano, 54 anni, si è distinto per diverse indagini in tema di incitazione alla violenza per motivi razziali e per aver incastrato due delle più note bande motociclistiche fuorilegge d'Europa

Ha preso servizio oggi a Udine, con le funzioni di Vicario del Questore, il Primo Dirigente della Polizia di Stato Giancarlo Conte, romano, di anni 54, laureato in giurisprudenza, entrato nella Polizia di Stato nel 1985.

Al termine della frequenza del corso quadriennale presso l’Istituto Superiore di Polizia è stato assegnato, con la qualifica di Vice Commissario, alla III^ Zona Polizia di Frontiera di Bolzano, con l’incarico di dirigente del Settore Polizia di Frontiera/Commissariato di P.S. di Malles Venosta (BZ) e, successivamente, a quello del Brennero (BZ). Dal 1993 al 1994, quale direttore di Sezione, si è occupato della gestione dei collaboratori di giustizia presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale a Roma.  Dal 1994 e fino al 1997, con la qualifica di Commissario ha ricoperto presso la Questura di Bolzano, l’incarico di vice dirigente della Squadra Mobile e funzionario addetto alla divisione Polizia Anticrimine, con funzioni di funzionario sovrintendente della Sezione Polizia Postale di Bolzano, per poi essere assegnato al locale Ufficio D.I.G.O.S., con compiti di Vice Dirigente. Dal 1997 al 1999, con la qualifica di Commissario Capo, ha ricoperto l’incarico di Dirigente del Commissariato distaccato di Bressanone (BZ) e dal 1999 al 2006, con la qualifica di Vice Questore Aggiunto, quello di Dirigente della D.I.G.O.S. di Bolzano. Dal 2006 al 2010, ha assunto, sempre nella stessa sede, gli incarichi di Dirigente, facente funzioni, della Divisione Polizia Amministrativa e Sociale e dell’Immigrazione, Capo di Gabinetto e Dirigente della Divisione Polizia Anticrimine. Nel dicembre 2010, nominato primo dirigente della Polizia di Stato, ha ricoperto per un breve periodo l’incarico della Divisione Polizia Amministrativa e Sociale e dell’Immigrazione, per poi approdare nel febbraio 2011 alla Sezione Polizia Stradale di Bolzano, in qualità di dirigente, con funzioni vicarie del dirigente del Compartimento Polizia Stradale del Trentino Alto Adige e Belluno. Dal 16 luglio 2018 ha ricoperto l’incarico di Vicario del Questore della provincia di Pordenone.

Conte si è distinto per un’articolata attività investigativa tra il 2000 e 2001, estesa anche alla Germania e Austria la prima applicazione in Italia della legge “Mancino”, in tema di incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali, nei confronti di un gruppo di 12 connazionali di lingua tedesca appartenenti al gruppo transnazionale neonazista “Blood & Honor”, tutti destinatari di provvedimenti di custodia cautelare richiesti dalla Procura della Repubblica di Bolzano, poiché resisi responsabili di atti di violenza e discriminazione xenofoba. Sempre allo stesso funzionario si deve la successiva indagine nei confronti dei componenti di lingua italiana dell’Alto Adige, e di altre provincie del triveneto, del “Veneto Fronte Skin”, sodalizio, questo, succursale italiana della medesima organizzazione neonazista, per ripetuti atti di violenza, anche cruenti, da questi consumati in Alto Adige. 

Celebre è stato l’episodio registrato dagli investigatori relativo al paradossale episodio violento di discriminazione razziale, di stampo xenofobo, ad opera dei neonazisti sudtirolesi nei confronti dei “camerati” italiani della medesima organizzazione internazionale appartenenti al “Veneto Fronte Skin”. Allo stesso Dirigente sono ricondotte tra il 2003 e il 2005 le prime indagini in Italia nei confronti dei componenti altoatesini delle due più note bande motociclistiche fuorilegge in Europa, i “Bandidos “ e gli “ Hell’s Angels”, a seguito di numerosi episodi di violenza, risse e pestaggi consumati nella provincia di Bolzano per il  controllo delle attività illecite, con turbativa  all’ordine pubblico, e culminati con l’omicidio del capo della Sezione meranese dei “Bandidos” Paul Weiss ad opera del capo della sezione bolzanina della banda rivale Karl Heinz Wieser. Le indagini estese in tutta Italia e in tutta Europa, oltre a disarticolare le strutture altoatesine dei due schieramenti, ha permesso alle autorità di far luce su una nuova realtà della galassia criminale internazionale che si stava affacciando in Italia, e già presente nel vecchio continente. 
 

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