Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Centinaia di topolini morti nel torrente: eccezionale pullulazione

Il fenomeno della pullulazione dei micromammiferi in montagna è molto complesso: non bisogna però allarmarsi né intervenire con la derattizzazione

Fotografia di Carlo Cecco nel torrente Arzino

Non solo nel bosco e nei paesi, negli ultimi giorni si è verificata un'eccezionale moria di micromammiferi in una pozza del torrente Arzino. Ne abbiamo parlato con lo zoologo del Museo di Storia Naturale di Udine, Luca Lapini. «Siamo di fronte all'eccezionalità di un fenomeno del tutto naturale, e come tale meritevole adeguati approfondimenti». Per comprendere l'eccezionalità della situazione è bene prendere visione di uno specifico antefatto. «Il 6 maggio 2021 il dr. Vanone, della Regione FVG, ci ha chiesto come rispondere agli albergatori e malgari che in Tarvisiano lamentano impressionanti invasioni di roditori. Come spesso accade per gli specialisti, questi fenomeni sono normali e non meritevoli di particolare attenzione, ma stimolati da Vanone abbiamo risposto con un comunicato ripreso da un analogo comunicato redatto nel 2012 per l'allora sindaco di Verzegnis (Luciano Sulli), in quel periodo allarmato da una pullulazone del tutto analoga».

E come nel 2012, ieri il comunicato è stato anche utilizzato in un consiglio Comunale a Tarvisio per evitare pericolose iniziative di derattizzazione.

Il fenomeno documentato in Val d'Arzino da Carlo Cecco è un evento eccezionale legato alla pullulazione 2021: «si tratta di almeno 300 micromammiferi forestali morti annegati nelle acque dell'Arzino, probabilmente in seguito a caduta nella forra scavata dal fiume poco più a monte della pozza in cui gli animali sono poi stati fotografati. A prima vista sembrano essere soprattutto Adodemus flavicollis, ma è probabile che un loro attento studio riveli la presenza di diverse altre specie forestali. Nei prossimi giorni avvieremo le operazioni di raccolta di questi animali, che oltre a rappresentare un fenomeno del tutto unico in Europa, ci daranno una finestra sulle popolazioni di micromammiferi che abitano i versanti della valle poco a monte del bacino di raccolta».

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Il fenomeno

Di seguito il comunicato diramato da Lapini.

Il fenomeno delle pullulazioni (aumenti demografici improvvisi) riguarda molte specie di roditori. Si tratta di un fenomeno molto complesso, che varia da zona a zona in modo molto marcato, tanto che si stenta a spiegarlo in maniera univoca e generalizzabile. Nelle grandi distese di foresta boreale del Nord Europa si assiste ad una vera ciclicità del fenomeno su vasta scala geografica, spiegata essenzialmente con l’interazione preda-predatore, ma in Europa centrale i cicli hanno spiegazioni variabili da zona a zona e sono più difficili da comprendere e generalizzare. Sulle nostre montagne le pullulazioni hanno invece ciclicità in apparenza non regolare, condizionata da una produzione particolarmente abbondante di seme pesante da parte del faggio Fagus sylvatica e dell’abete rosso Picea abies. Essa si definisce “pasciona forestale”, ed ha una frequenza variabile da zona a zona, alle nostre latitudini per lo più triennale, quinquennale o decennale. Le cause sono probabilmente legate al regime delle precipitazioni. Lo stress che deriva da estati secche stimola una particolare produzione di gemme vegetative, con una successiva grande produzione di seme pesante. 
Primavere-estati molto secche, inoltre, favoriscono l’impollinazione anemofila del faggio e dell’abete rosso al punto da sostenere ancora di più una produzione di frutti già ben avviata. A tarda estate-autunno alcuni roditori forestali ne approfittano. 
Se l’inverno successivo è abbastanza caldo, questi animali subiscono una mortalità autunnale ed invernale molto ridotta. A primavera il loro numero diventa superiore alla media. Sia per il loro numero, sia per l’abbondanza di alimento, essi iniziano a riprodursi in massa, innescando fenomeni di pullulazione che possono sorprendere per l’abbondanza di animali. Il crollo di queste popolazioni sovra-affollate è però molto rapido, sia per il pronto aumento dei predatori che le utilizzano come fonte di alimento, sia per il superamento della capacità portante dell’ambiente.

Cosa sta succedendo in montagna

La pullulazione attualmente in corso riguarda due roditori forestali già in passato protagonisti di imponenti analoghi fenomeni nelle zone alpine e prealpine del Friuli Venezia Giulia, l’arvicola rossastra e il topo selvatico dal collo giallo.

La pullulazione più recente sulle nostre montagne (2012) ha interessato un’area molto vasta, da Tarvisio (Raibl-Fusine) fino a Pierabech, a Sud fino alle prime propaggini delle Prealpi Giulie (Venzone-Gemona). È stata sostenuta da due specie forestali (il topo selvatico dal collo giallo Apodemus flavicollis e l’arvicola rossastra Clethrionomys glareolus). La precedente pullulazione di cui si abbia memoria nella nostra regione risale al 1993. Essa ha avuto connotati assolutamente analoghi a quella del 2012, ma è probabile che fra i due fenomeni ce ne siano stati altri, forse di minore intensità e per questo sfuggiti agli onori della cronaca.

Le pullulazioni sulle Alpi

Sulle Alpi sud-orientali le pullulazioni di piccoli mammiferi sono state poco studiate e comprese; variano da zona a zona, in funzione di esposizione dei versanti, microclima e piovosità orografica locale. Tuttavia, pur non potendo generalizzare, esistono dati molto robusti per la Foresta del Cansiglio che confermano il forte legame esistente fra le pascione forestali, l’abbondanza di roditori e il successo riproduttivo di alcuni predatori stanziali generalisti. La civetta capogrosso Aegolius funereus, ad esempio, in queste zone mostra cicli di abbondanza sicuramente correlati all’incremento di popolazione dei roditori. Quando la loro densità crolla, la specie si sposta in valli e versanti più ricchi di animali. 

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Sistema ecologico

La portata dei fenomeni di pullulazione ha infatti immediate ripercussioni sui sistemi ecologici delle nostre foreste. In questi periodi i predatori (Canidi, Felidi, Mustelidi, Falconiformi, Strigiformi, ecc.) si nutrono quasi esclusivamente di roditori, risparmiando altre prede (lepri, cuccioli di ungulato, galliformi), che subiscono a loro volta una mortalità molto inferiore alla norma. Per questa ragione negli anni successivi alle pullulazioni di roditori si registra un aumento delle più comuni specie preda, seguite da un aumento di alcune specie di predatori. 

Eccezionale ma non allarmante

Un fenomeno irregolarmente ciclico ma nel complesso positivo, che stupisce ed allarma il pubblico sia per il gran numero di roditori che si rinvengono già morti in boschi e campagne, sia per la loro abbondanza nelle abitazioni e pertinenze rurali. Ma la mortalità particolarmente evidente percepita dal pubblico non è dovuta a malattie. La grande abbondanza di animali morti per lo più si deve al fatto che in queste condizioni di grande abbondanza i predatori uccidono più di quanto siano in grado di consumare (fenomeno noto come “surplus-killing”), mentre l’ingresso di animali nelle abitazioni si deve a fattori legati alla normale dispersione dei giovani. Essi sono molto inesperti e cercando nuovi spazi da colonizzare entrano in ogni pertugio disponibile, sia in paese, sia in città.  Il fenomeno si esaurisce naturalmente in uno-due anni.

Suggerimenti

Nel frattempo si suggerisce di allontanare gli animali utilizzando i rimedi meccanici che usavano i nostri nonni. Assolutamente da evitare le derattizzazioni effettuate con prodotti cumarinici che avvelenano l’intera catena alimentare di cui questi piccoli roditori sono la base trofica.
 

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