Protezione civile: 51 volontari a scuola per salvare il patrimonio culturale in emergenza

Durante l'esercitazione sono state spolverate e imballate alcune anfore romane, spostate una testa romana e alcuni manufatti in terra cotta e metallo, recuperate anfore e materiale lapideo

"Tutelare il patrimonio culturale è una responsabilità e in questo c'è un grande riconoscimento di fiducia da parte della Soprintendenza verso la nostra Protezione civile che ancora una volta si dimostra all'avanguardia negli interventi di emergenza". È quanto ha dichiarato il vice governatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, che oggi in castello a Udine ha inaugurato la sessione operativa del corso in tutela del patrimonio culturale per 51 volontari della Protezione civile. "Si tratta di un'operazione importante e di qualità - ha evidenziato Riccardi - nonché un'iniziativa molto complessa che include il valore di un'alleanza trasversale del sistema istituzionale in cui le competenze di Stato, Regione e Comune si uniscono per garantire prestazioni importanti".

L'impegno dei volontari

La giornata si è aperta con la firma da parte di Riccardi della convenzione tra la Protezione Civile regionale (presente anche il direttore centrale Amedeo Aristei) e la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, nella persona della soprintendente Simonetta Bonomi, che ha espresso un riconoscimento all'impegno e alla dedizione dei volontari, nonché all'eccellenza della Protezione civile regionale prima in Italia ad esprimere questo genere di competenze. Di un'eccellenza nazionale ha parlato anche Fabrizio Cigolot, assessore alla Cultura del Comune di Udine. La convenzione conta su uno stanziamento regionale di 18mila euro ed è la seconda dopo quella avviata nel 2016, grazie alla quale è già stato possibile formare 300 volontari.

I gruppi

Durante il corso i volontari sono stati divisi in quattro gruppi ed assegnati ad altrettanti scenari operativi. Il primo si è svolto nel deposito interrato del museo archeologico dove sono state recuperate, spolverate e imballate alcune anfore romane ed una serie di reperti provenienti dalla chiesa di Santa Maria del castello. Il secondo scenario si è svolto nell'allestimento permanente del museo archeologico e ha impegnato i corsisti nell'imballaggio e spostamento di una testa romana e di manufatti in terra cotta e metallo. Infine, nel deposito del sottotetto due gruppi si sono occupati del recupero di anfore e materiale lapideo. Le operazioni si sono svolte sotto la guida di due archeologhe Elisabetta Francescutti, per la Soprintendenza, e Paola Visentini, responsabile del museo archeologico udinese.

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