Via Aquileia sigillata: residenti e negozianti infuriati. «Friuli Doc non si doveva fare»

Anche chi abita nella via o deve solo fare un acquisto è obbligato a registrarsi ogni volta in ingresso e in uscita. I commercianti: "noi dobbiamo poter lavorare"

Il varco aperto in via Zoletti per consentire l'accesso su via Aquileia

«Friuli Doc non si doveva fare», questa è la voce che accomuna più o meno tutti i residenti e i negozianti di via Aquileia, probabilmente i più limitati dalle normative anti-covid: la via, infatti, è stata inizialmente chiusa da entrambi i lati impedendo dunque gli accessi laterali e costringendo chiunque alla registrazione sia in entrata che in uscita. Nel corso della mattinata, a seguito di numerose proteste, è stato aperto un accesso anche in via Zoletti, dove non è presente la Safety Box con lo scanner per chi ha scaricato l'app, ma solo un banchetto dove gli steward prendono i dati di chi vuole entrare direttamente a mano. Il caos non si è però non si è risolto: chi deve fare acquisti nella via, accedere alle attività commerciali o abita nella via, è costretto, a ogni passaggio, a rilasciare i dati o scaricare la app. 
«Abito qui, se devo fare la spesa non posso uscire di casa senza dover ogni volta fare questa trafila? Ma che senso ha?», chiosa un residente.

Le testimonianze

Quando arriviamo in via Zoletti ci imbattiamo subito in una ragazza che si ferma a discutere con lo steward: abita a metà via Aquileia, fa l'infermiera e non ha nessuna intenzione di lasciare i suoi dati ogni volta che deve entrare e uscire di casa. «Quando ci sarà la chiusura serale devo fare tutto il giro, fino all'inizio della via... se è per una passeggiata lo posso anche fare, ma quando sono reperibile e mi chiamano dall'ospedale gli ho chiesto di farmi passare senza bisogno di lasciare ogni volta i dati. Per noi residenti in via Aquileia a prescindere Friuli Doc è un po' fastidioso a prescindere, quest'anno con il covid era da evitare», ci racconta. 

Facciamo due passi e ci fermiamo davanti a un negozio a metà via: non c'è nessun cliente, né dentro né nei dintorni. «Sono stra incavolato perché ho perso i clienti che non possono entrare: se uno per prendersi una lampadina deve scaricarsi la app, se la va a comprare da qualche altra parte, oggi lavoro solo con quelli della via. Questa cosa non era da fare: ogni anno c'è il disagio, ma almeno ci si poteva organizzare. Stamattina ho visto una signora con le stampelle che doveva andare da Porzio da via Zoletti e non è stata fatta passare mentre fino alle 13 la galleria di Porzio era aperta, poi hanno messo le transenne e gli steward: uno se fa le cose le deve organizzare bene. Ripeto, non era da fare».

Nell'attività successiva le cose non vanno meglio. «Non volevano farmi entrare, ma io devo lavorare, non devo mica bere un taglio! Non vengo a divertirmi, devo comprare delle cose, mi hanno persino messo le mani addosso... Io voglio dire, è giusto controllare per la salute, ma allora diteci di chiudere le attività, io durante il giorno io devo poter lavorare», racconta il cliente di un negozio che vende cartucce e toner. «Io ho clienti che devono venire a ritirare le risme di carta, ho chiesto se possono passare e mi hanno detto di no. Sono andata a versare e non mi facevano rientrare... alla fine ho detto che devo andare a lavorare e ok, mi hanno fatta passare, ma non può funzionare così, è stata gestita molto male».

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La posizione del Comune

L'assessore comunale alla sicurezza Alessandro Ciani, però, chiede pazienza e comprensione. «È stato già creato un nuovo varco in via Zoletti, contiamo così di rendere minori i disagi: il problema è che via Aquileia è lunga. Rimane evidente che in un momento del genere è fondamentale che la manifestazione si svolga in sicurezza, questo è il principale obiettivo e, francamente, ritengo che siano disagi molto sopportabili».
Gli facciamo presente le lamentele dei negozianti e dei residenti, che hanno l'obbligo come tutti di rilasciare i dati per entrare e uscire dalla via. 
«Stiamo vedendo come risolvere il problema, ferme restando le esigenze di tutti, ma la cosa fondamentale è garantire la sicurezza. Serve da parte di tutti un po' di consapevolezza del fatto che abbiamo risposto a tanti appelli, in primis da coloro che hanno attività economiche, per cercare di organizzare eventi che li aiutino nella ripresa dopo il lockdown. Gli eventi devono essere fatti però tutelando la salute, se ci sono limitazioni è per far sì che tutto si svolga secondo tutte le misure di sicurezza. Inoltre in questo momento è normale che ci siano delle cose che correggiamo in corso d'opera, lo avevamo detto... un Friuli Doc durante una pandemia mondiale non era mai stato fatto prima!»

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