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Cie di Gradisca, il grido d'allarme dei sindacati regionali

In una nota unitaria le rappresentanze sindacali evidenziano che "la situazione del CIE di Gradisca d'Isonzo è ormai arrivata a un livello di degrado non più tollerabile"

In sintonia con la Giornata di mobilitazione nazionale per una diversa politica in materia di immigrazione e di asilo, proclamata unitariamente da CGIL, CISL e UIL Nazionali per venerdì 11 ottobre, e allarmati dal costante stillicidio di notizie ormai quasi quotidiane provenienti dal CIE di Gradisca d’Isonzo, le Segreterie Regionali di CGIL, CISL e UIL del Friuli Venezia Giulia esprimono la propria profonda preoccupazione e inquietudine per la situazione in cui versa la struttura detentiva isontina.

La situazione del CIE di Gradisca d’Isonzo è ormai arrivata a un livello di degrado non più tollerabile, che mette seriamente a repentaglio la salute e la dignità umana di tutte le persone – trattenuti, operatori dei servizi e delle forze di pubblica sicurezza - che sono costrette loro malgrado a entrarvi.

Auspicando che il Governo italiano e l’Unione europea vogliano quanto prima mettere mano a una profonda revisione alle normative nazionali e sovrannazionali in materia di immigrazione e asilo, anche al fine di prevenire tragedie come quelle che troppo frequentemente si verificano nel Mediterraneo, chiedono che il CIE di Gradisca d’Isonzo venga immediatamente chiuso, in quanto struttura evidentemente non idonea alla funzione per cui è stata istituita.

Chiedono nel frattempo alla Regione Friuli Venezia Giulia di esercitare nei confronti del Governo nazionale ogni forma di pressione, perché venga pienamente riconosciuto il proprio potere di entrare liberamente all’interno del CIE di Gradisca d’Isonzo, al fine di esercitarvi quelle funzioni - verifica delle condizioni sanitarie in primis - che sono di propria competenza.

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