Manzano: "Osserviamo la nostra terra morire un po' alla volta"

Livio Fantini, del direttivo di Legambiente Udine e residente a Manzano, racconta le preoccupazioni dei cittadini legate allo smaltimento della plastica nell'inceneritore che sorge a poche decine di metri dalle abitazioni

La protesta di Manzano

«Osserviamo la terra morire un po' alla volta: alberi sempre più secchi, usignoli che non cantano più, moria delle api e abbandono degli alveari. Insomma se la natura si preoccupa anche l'uomo ha ragione di farlo, ma abbiamo bisogno che le istituzioni ascoltino e ci diano delle risposte».

Parla così Livio Fantini del direttivo Legambiente di Udine e residente a Manzano, uno dei tanti cittadini del Comitato di Manzano che ha organizzato ieri una protesta pubblica contro la richiesta, avanzata dalla proprietà dell’inceneritore alla Regione, di inserire nuovi codici da bruciare, tra cui la plastica.

La protesta

Sono state oltre 150 le persone che hanno preso parte alla manifestazione, a cui ha partecipato anche il sindaco di Manzano e diversi assessori anche dai comuni limitrofi. Il corteo ha poi sfilato per le strade dei Comuni di Manzano, Buttrio e Pavia.

Un modo per mantenere alta l'attenzione su un problema che secondo Livio Fantini, merita una risposta e una soluzione nel rispetto della salute dei cittadini. 

«La questione è stata più volte sottoposta all'attenzione delle istituzioni che non ci hanno mai dato risposte. La conferenza dei servizi programmata per il 3 ottobre è stata rimandata per la quarta volta e si terrà, si spera, il prossimo 25 ottobre».

«Fino a poco prima della protesta - ci confessa Livio - fuori dall'inceneritore c'erano cumuli di immondizia senza teli, senza coperture nè protezioni. Poche ore prima sono state completamente rimosse». inceneritore-2

Le promesse non mantenute

«Più volte abbiamo cercato di chiedere anche all'Arpa dei controlli sulla qualità dell'aria della zona adiacente all'inceneritore. Non è mai avvenuto. Nell'impianto si bruciano 2,7 ton di rifiuti all'ora e qui si teme per la salute: per i forti odori che si sentono, per quello che respiriamo e se possiamo mangiare in tranquillità quello che coltiviamo. Il risultato della protesta è stato ottimo - conclude - La partecipazione è sinonimo di un problema reale e sentito dalla comunità. Ora tocca alla Regione darci una risposta»

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