Il latte locale è in pericolo: la protesta "gialla" di Coldiretti

L'associazione di categoria è scesa in piazza con dei gazebo, raccogliendo firme a tutela del prodotto e della produzione. Tra gli aderenti anche il sindaco Honsell e l'assessore Venanzi

Presidio di Coldiretti con tre gazebo in piazzetta Lionello a Udine, sotto la sede del comune, a tutela del latte. La città si è stretta con simpatia attorno alle bandiere gialle dell’associazione e intenso è stato il lavoro di 70 fra imprenditori agricoli, dirigenti e funzionari che hanno spiegato le ragioni della protesta, distribuendo volantini e pieghevoli. «Avevamo stampato – spiega il direttore di Coldiretti Fvg Danilo Merz – più di mille volantini che sono stati bruciati in poche ore, rendendo necessaria una loro ristampa. Abbiamo anche distribuito oltre 1.000 pieghevoli ed abbiamo raccoltpo centinaia di firme a difesa di un latte davvero italiano, riconoscibile in etichetta. Non ci saremmo mai aspettati tanta solidarietà di persone informate e convinte di fare la cosa giusta». Fra i firmatari anche il sindaco di Udine Furio Honsell che ha portato la propria solidarietà e quella della cittadinanza, l’assessore Venanzi e alcuni sindaci e amministratori di comuni friulani. 

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«Abbiamo spiegato – prosegue Merz - che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri mentre la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta. Dalle frontiere italiane – dice ancora Merz - passano ogni giorno 3,5 milioni di litri di latte sterile, ma anche concentrati, cagliate, semilavorati e polveri per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani, all'insaputa dei consumatori. Nell’ultimo anno – aggiunge - hanno addirittura superato il milione di quintali le cosiddette cagliate importate dall’estero, che ora rappresentano circa 10 milioni di quintali equivalenti di latte, pari al 10% dell’intera produzione italiana. Si tratta di prelavorati industriali che vengono soprattutto dall’Est Europa, che consentono di produrre mozzarelle e formaggi di bassa qualità. Un chilogrammo di cagliata usata per fare formaggio sostituisce circa dieci chili di latte e la presenza non viene indicata in etichetta. Oltre ad ingannare i consumatori ciò fa concorrenza sleale nei confronti dei produttori che utilizzano esclusivamente latte fresco». L’assenza dell’indicazione chiara dell’origine del latte a lunga conservazione, ma anche di quello impiegato in yogurt, latticini e formaggi, non consente - sostiene Coldiretti - di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionali e con esse il lavoro e l’economia del vero made in Italy.

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