Cronaca Via Antonio Bardelli, 4

Città Fiera, la rabbia dei commercianti: "Non ci lasciano lavorare"

Serrande abbassate per pochi minuti alle ore 11 di martedì. Un segnale per sottolineare la disparità di trattamento a cui sono soggetti i negozi dei centri commerciali in tutta Italia

Si sentono discriminati i lavoratori del centro commerciale Città Fiera. E per questo hanno aderito in moltissimi alla serrata simbolica che è andata in scena oggi 11 di martedì. Un segno di protesta per sottolineare la disparità di trattamento rispetto alle attività che si trovano nei centri storici. Pur avendo adottato protocolli di sicurezza antiCovid molto rigorosi, tra cui il trattamento dell’aria che viene sanificata ogni trenta minuti con particolari filtri biocidi in grado di decontaminarla, a loro è permesso restare aperti dal lunedì al venerdì, prefestivi e festivi esclusi.

L'intervista ad Antonio Maria Bardelli

I protagonisti

"Perché non ci è permesso lavorare nel fine settimana?" si chiede Silvia, responsabile del punto vendita Baby&Boys, che propone al pubblico abbigliamento per ragazzi 0-16 anni. "Abbiamo aperto a settembre 2020, sfidando la crisi e la pandemia. Abbiamo iniziato in dieci lavoratrici e ora siamo rimaste solo in sei a causa dei mancati guadagni. Le aperture del fine settimana costituiscono il 50% dei nostri introiti". Le commesse di questo punto vendita sono giovani donne con un'età media di 28 anni, e alcune di loro sono mamme. "Non possiamo garantire un futuro a noi e ai nostri figli se queste restrizioni non verranno abolite. Se i protocolli di sicurezza sono validi da lunedì a venerdì, cosa cambia nel week end? Gli ingressi possono essere facilmente contingentati e noi, all'interno del negozio, facciamo rispettare in modo stringente le regole. Ma è così in tutti gli spazi del centro commerciale."

Le aree food

I ristoranti e i bar all'interno del centro commerciale sono particolarmente colpiti da questa situazione di fatto anche perché, oltre alle chiusure prefestive e festive, posso solo fornire cibo da asporto in quanto non ci sono plateatici all'aperto. Esordisce così Gigi D'Oria del BU.CO.: "Una cosa vergognosa. Ci sono 1.700 persone che lavorano in questo centro commerciale. 1.700 famiglie che non sanno come fare, come tirare avanti. Ci sentiamo veramente discriminati, per questo protestiamo." - e aggiunge: "Parliamo dell'area food, noi siamo fortunati, abbiamo 84 posti a sedere all'aperto. Ma gli altri? Stiamo facendo delle richieste oggettive chiedendo di riaprire, qui si lavora in assoluta sicurezza ma, si sa, i politici non si calano nelle situazioni reali."

I numeri

L’iniziativa ha coinvolto 30.000 negozi e supermercati in tutta Italia ed è promossa dalle associazioni del commercio, ANCD-Conad, Confcommercio, Confesercenti, Confimprese, CNCC–Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali e Federdistribuzione, che chiedono l’immediata revoca delle misure restrittive che impongono la chiusura dei negozi nei giorni festivi e pre-festivi. Una protesta per dare voce ai 780.000 lavoratori che vivono da troppo tempo in un clima di totale incertezza.

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