Benzina: i gestori della regione rischiano di alzare bandiera bianca

Margini di guadagno fermi da anni, spese che crescono in maniera esponenziale, "pendolarismo" del pieno e politiche commerciali suicide: gli addetti ai lavori del gruppo ENI non ci stanno e minacciano di gettare la spugna

La diminuzione delle vendite – che interessa tutta le rete distributiva nazionale (a settembre le vendite sono diminuite del 16 % rispetto al settembre 2011 e sui primi nove mesi dell’anno la perdita media è del 10 %) – è in regione drammaticamente acuita dal noto problema della concorrenza di confine e dal fenomeno del «pendolarismo del pieno», che spinge la caduta delle vendite ad una percentuale mediamente doppia di quella nazionale e, nelle aree orientali (provincie di Gorizia, Trieste e comuni della fascia orientale di quella di Udine) fino al 40 – 50 %, ed un tanto ad aggravare un trend di perdite che perdura dal 2008.

A costi di gestione sempre più crescenti, a margini praticamente fermi da anni e sempre più intaccati (anche fino ed oltre il 50 % dei già scarsi 3,8 cent/litro) dall’obbligo imposto ai benzinai di compartecipare agli sconti (ad esempio sulla la formula distributiva Iperself), i Gestori ENI non sono più assolutamente in grado di sostenere gli esorbitanti obblighi economici e finanziari per l’acquisto del prodotto, per il pagamento degli affitti delle attività presenti sull’impianto, e, nonostante si sia già ridotto il personale in esubero rispetto al trend delle vendite, molte gestioni sono letteralmente con l’acqua alla gola, indebitate con le banche oltre misura e sul punto di gettare la spugna, mentre chi non è ancora al default cerca di mettersi al riparo in tempo abbandonando prima dei termini contrattuali la conduzione dell’impianto.

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I gestori si sentono marginalizzati da ENI e dall'industria petrolifera , con politiche commerciali di grave discriminazione sul prezzo tra impianti dello stesso marchio, situati nel medesimo territorio e nel medesimo bacino di utenza, imponendo di destinare quote sempre crescenti del già scarso margine del gestore per contribuire agli sconti di prezzo e perfino, nonostante i margini finanziari del tutto nulli, per anticiparne il valore, avvalendosi di una intollerabile sperequazione nei rapporti economici e contabili, lasciando andare in perenzione la rete e rifiutandosi di mettere in atto interventi di salvaguardia del suo stesso mercato e della stessa rete di marchio.

Tutto ciò risulta maggiormente devastante nel territorio regionale, dove gli equilibri gestionali sono già stati duramente colpiti dalla particolare situazione locale, dove una concorrenza pesantissima – che drena rilevanti consumi e sottrae ingenti quantitativi economici e di imposte (che vanno ad alimentare altri circuiti e l’erario di Paesi diversi dal nostro) – ed una insufficiente risposta della Regione, nonché una inesistente strategia dello Stato, per contrastare l’emorragia di beni ad alto prelievo fiscale, hanno da anni tolto letteralmente da sotto i piedi il mercato ai benzinai.

Ad ENI i gestori del marchio chiedono interventi concreti per contenere, anche in via temporanea, gli effetti di una liquidità disastrata, per dilazionare i costi ed aggiornare i margini, e per gestire una coerente e strutturale strategia di prezzi al pubblico maggiormente competitivi, nell’interesse non esclusivo  dei gestori, ma anche dei consumatori e dell’economia in generale: una svolta, in poche parole, di rottura con quello che è stato finora l’atteggiamento di puro lassismo e disinteresse dell’azienda rispetto alle problematiche del territorio.

I Gestori ENI annunciano fin d’ora che, se l’azienda non intenderà mettere in pista provvedimenti significativi entro tempi brevissimi, non resterà che mettere in atto una protesta – le cui modalità verranno in seguito definite – che non esclude la chiusura degli impianti di marchio già fin dalle prossime settimane.  
 

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