Trans e prostitute dalla Thailandia al Friuli, in ginocchio la banda degli sfruttatori

L'operazione è stata messa a Segno dalla Squadra Mobile della Questura di Pordenone, diretta dalla dottoressa Brunella Marziani. A Udine il covo era in via Ferrari

Immagine d'archivio

Transessuali e giovani ragazze, tutti provenienti dal Sud Est asiatico e avviati alla prostituzione in case di appuntamenti  a Pordenone, Udine e Trieste.

Le misure del Gip

L’organizzazione è stata stroncata dalla Squadra Mobile della Questura di Pordenone. Il Gip del capoluogo della Destra Tagliamento, su richiesta della Procura, ha emesso sette misure cautelari di obbligo di dimora nei confronti di sei cittadini thailandesi - due uomini e quattro donne - e di un cittadino italiano. 

Le case chiuse

Contestualmente sono stati apposti i sigilli a quattro appartamenti nella disponibilità del sodalizio criminale, utilizzati come case di appuntamenti. Due sono a  Pordenone, in viale della Libertà ed in via A. Negri, uno a Udine in via Pio Vittorio Ferrari, nel quartiere di San Domenico, e uno a Trieste in via Vittoria.

Indagini

Le indagini hanno consentito di identificare dieci giovani ragazze thailandesi e alcuni transessuali. Tutti quanti venivano sessualmente sfruttati, accertando un volume d’affari per centinaia di migliaia di euro. Una parte del denaro, attraverso agenzie di “money transfer”, veniva veicolata verso la Thailandia ai complici reclutatori sul posto.

I costi delle prestazioni

Ke vittime venivano fatte prostituire negli appartamenti dalle 10.30 del mattino all’una di notte, con prestazioni che variavano, a seconda del tipo, dai 70 euro ai 150 euro, assicurando introiti pari a circa 1.000 euro al giorno per ogni appartamento.

Il video diffuso dalla Questura di Pordenone

Il reclutamento

Dal contesto investigativo è emerso come gli indagati, a vario titolo, reclutassero in Thailandia le giovani da avviare alla prostituzione “indoor”, procurando alle stesse la documentazione e i biglietti aerei per farle arrivare in Europa con un visto turistico rilasciato dalle autorità thailandesi e talvolta da quelle cambogiane. Una volta nel Vecchio continente l’organizzazione prendeva in carico le ragazze, accompagnandole e sistemandole negli appartamenti del Friuli Venezia Giulia.

La pubblcità

Il sodalizio criminale, dopo aver ingaggiato e sistemato le ragazze curava la pubblicità dell’attività in siti internet specializzati in incontri a “luci rosse”, predisponendo “book” fotografici ritraenti le ragazze in “vendita”. Nel sito internet erano indicate le utenze telefoniche da contattare, alle quali rispondevano gli indagati che indirizzavano la clientela, a seconda della loro provenienza, in uno dei quattro appartamenti. I clienti, una volta raggiunta la città, ricontattavano  l’utenza cellulare e venivano loro comunicati l’indirizzo e l’orario in cui presentarsi.

L’ultima fase

Il terzo e decisivo “step” prevedeva un ulteriore e definitivo contatto telefonico, nel corso del quale veniva fornito il numero del piano ed il campanello a cui  suonare. Una volta entrato, ricevuto dalla ragazza, il cliente consegnava alla stessa l’importo relativo alla prestazione sessuale concordata, che immediatamente la giovane consegnava agli sfruttatori presenti in un'altra stanza.

La presentazione dell'operazione in Questura a Pordenone: da sinistra il Questore Marco Odorisio e il capo della Squadra Mobile Brunella Marziani

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Vitto e alloggio

L’organizzazione, oltre a reclutare e alloggiare le ragazze e curare i siti internet a “luci rosse”,  provvedeva anche alla gestione delle necessità di vita delle giovani, facendosi carico della spesa alimentare, delle sigarette, dei medicinali, dei profilattici, anticoncezionali e necessità varie.

L’inchiesta

Le indagini sono state avviate circa un anno e mezzo fa, prendendo spunto da una segnalazione arrivata in Questura che paventava l’esistenza di un ampio e ben collaudato sistema prostitutivo transnazionale con base a Pordenone,  operante con la Thailandia e la Cambogia.

Il momento chiave

Il blitz coordinato dalla Squadra Mobile della Questura di Pordenone, è scattato nella serata di ieri, lunedì 20 agosto, e contestualmente anche nelle città di Trieste e Udine, in collaborazione con le rispettive Squadra Mobili  e con l’intervento di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine “Veneto” della Polizia di Stato di Padova.

Le ragazze

Al termine delle operazioni le ragazze sono state accompagnate all’Ufficio Immigrazione della Questura di Pordenone. La loro posizione è al vaglio per l’adozione  di eventuali provvedimenti di natura amministrativa.

I protagonisti

Le persone indagate a vario titolo in ordine ai reati di favoreggiamento dell’ingresso clandestino nel territorio nazionale, della direzione e amministrazione di case di prostituzione e della induzione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione sono:

•    S.S., cittadino thailandese, di anni 26, regolarmente soggiornante in Italia;
•    S.P., cittadina thailandese, di anni 45, regolarmente soggiornante in Italia; 
•    S.S., cittadina thailandese, di anni 60, regolarmente soggiornante in Italia;
•    K.T., cittadino thailandese, di anni 39   irregolare nel territorio nazionale;
•    M.N., cittadina thailandese, di anni 44, regolarmente soggiornante in Italia; 
•    M.P., cittadina thailandese, di anni 38, regolarmente soggiornante in Italia; 
•    L.P., di anni 64; cittadino italiano, residente a Pordenone.    

Materiale sequestrato

Dalle perquisizioni e dai sequestri effettuati a carico degli indagati e nelle loro abitazioni è stato rinvenuto e sequestrato svariato materiale riconducibile all'attività illecita. Sono stati rinvenuti oltre 40 smartphone, circa 18.000 euro di denaro contante, circa 200 preservativi, biglietti aerei e prenotazioni alberghiere.
     

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