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Profughi: dal Moretti a piazzale D'Annunzio, senza un letto né un wc

Ogni giorno sono circa una settantina i richiedenti asilo politico costretti a dormire all'aperto al Parco Moretti. Di giorno vengono invitati a spostarsi altrove. Da qui la scelta di alcuni di loro di stanziare nelle aiuole del piazzale antistante porta Aquileia, alla ricerca di uno spazio all'ombra e di un po' di verde

Continua ad aumentare il numero dei migranti che giornalmente, via terra, arriva a Udine per compilare le pratiche in Questura per la richiesta di asilo politico. Parallelamente aumentano così anche le persone che rimangono escluse dalle strutture di accoglienza predisposte in città, oramai sempre più sature, e che si vedono costrette a dormire all'aperto, dove capita. Nelle ultime settimane un gruppetto di richiedenti staziona abitualmente nelle aiuole spartitraffico di piazzale D'Annunzio, cercando riparo dal sole. Ieri, verso l'una, erano una dozzina, alcuni seduti a chiacchierare, altri a dormire. Di fronte a loro, paradossalmente, gli stand e i profumi di UdinEuropa, con centinaia di persone ad assaggiare le specialità di altri paesi e a passeggiare fra le bancarelle dei 160 espositori della fiera.

Intervistati da Telefriuli (video dal minuto 6.12), hanno riferito di dormire da giorni all'addiaccio al parco Moretti, di non avere un posto letto, né una tenda, di mangiare con quello che trovano o che gli regalano e di non avere a disposizione alcun servizio igienico per espletare i loro bisogni fisiologici. A dormire presso il grande parco comunale posto dietro alla Questura sono grosso modo una settantina, per lo più pakistani e afghani. Di giorno, raccontano ai microfoni dell'emittente televisiva locale, vengono però invitati dai vigili urbani o dalle forze dell'ordine a spostarsi altrove e a non stanziare al Moretti.

Ecco spiegato il motivo della loro presenza nelle aiuole del grande snodo viario posto davanti a porta Aquileia, in mezzo allo smog e alle macchine. Là, spiegano, possono difendersi dal sole, sotto le frasche degli alberi e non dare fastidio a nessuno. Una condizione che definiscono triste, sotto le loro stesse aspettative: "Il nostro sogno era quello di vivere e lavorare qua. L'Italia ha un grande nome, non ci aspettavamo questa situazione. Ora, però, non possiamo tornare indietro. Là c'è la guerra e purtroppo ci sono anche i nostri cari che avrebbero dovuto raggiungerci"

Profughi Piazzale D'Annnzio Udine 2-2

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